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25 Ottobre 2023

L’inflazione aumenta la soglia di povertà: un italiano su 3 rinuncia alle cure, anche odontoiatriche

Sono 14milioni i cittadini che hanno dovuto rinunciare alle cure, nel 35% dei casi sono odontoiatriche. Intanto sale la soglia di povertà che interessa 2,18 milioni di famiglie


Nel 2022 sono in condizione di povertà assoluta poco più di 2,18 milioni di famiglie (8,3% del totale da 7,7% nel 2021) e oltre 5,6 milioni di individui (9,7% in crescita dal 9,1% dell’anno precedente).

Ad indicarlo è l’ISTAT sottolineando come “questo peggioramento è imputabile in larga misura alla forte accelerazione dell’inflazione”. 

L’incidenza della povertà assoluta fra le famiglie con almeno uno straniero è pari al 28,9%, si ferma invece al 6,4% per le famiglie composte solamente da italiani. L’incidenza di povertà relativa si attesta al 10,9% (stabile rispetto all’11,0% del 2021) e le famiglie sotto la soglia sono 2,8 milioni. 

Secondo i dati presentati nel rapporto annuale ISTAT, l'incidenza della povertà tra le famiglie con minori varia molto a seconda della condizione lavorativa e della posizione nella professione della persona di riferimento: 9,4% se occupata (15,6% se operaio) e 22,8% se non occupata (28,1% se è in cerca di occupazione).

Ovviamente ad incidere è il rapporto tra costo della vita e reddito mensile e forti sono le differenze territoriali. A Milano con un reddito di 1.175 euro al mese si è sulla soglia della povertà assoluta, a Torino la soglia scende a 888 euro, a Palermo 762 euro, ad Otranto 685 euro al mese. 

Inflazione e salari bassi che riducono il potere di spesa degli italiani condizionando anche la possibilità di accedere alle cure a pagamento. 

Secondo un'indagine commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat, nell'ultimo anno 1 italiano su 3 (vale a dire quasi 14 milioni di individui) ha rinunciato ad una o più cure mediche, percentuale che arriva addirittura a 37,5% al Sud e nelle Isole.  

Considerando chi ha rinunciato alle cure, le frequenze maggiori si sono riscontrate per l'oculistica (36%), la dermatologia (35,6%) e l'odontoiatria (35,5%), ma non manca chi ha scelto di non curarsi anche in aree mediche come la ginecologia (25%) o la cardiologia (26%).

Questione costi della sanità privata  

8,3 milioni di italiani hanno rinunciato nell’ultimo anno a una o più cure mediche per ragioni economiche. Chi si è curato in una struttura a pagamento ha detto di aver speso, in media, 335 euro per ciascun approfondimento specialistico (valore che arriva a sfiorare i 400 euro nelle regioni del Centro Italia) e che va moltiplicato per il numero dei componenti della famiglia che hanno dovuto fare ricorso a una o più spese mediche.

Gli importi medi pagati dai pazienti sono stati sensibilmente diversi anche a seconda dell'area specialistica. La spesa più cospicua indicata è quella per le cure odontoiatriche, in media 716 euro, seguita da per la chirurgia generale (610 euro), per la dermatologia (210 euro); per le visite ginecologiche (144 euro) e per gli esami del sangue (117 euro). 

Per far fronte a questi costi il 77% degli intervistati ha utilizzato i propri risparmi e appena il 20% ha potuto usufruire di un'assicurazione sanitaria, il 15% del campione ha dovuto chiedere un sostegno economico ai familiari e il 5% si è rivolto ad una banca o una società finanziaria.   


 
 

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