Due figure professionali che all’apparenza viaggiano su strade parallele ma che stando ai dati dell’Istituto Piepoli, sembrano incontrarsi fino a sovrapporsi nella consapevolezza di essere medico
L’ambito ed il fine è lo stesso, quello sanitario e la cura del paziente, ma quella del medico e dell’odontoiatria sono professioni da sempre viste come differenti per vari motivi, e non solo per le competenze. Il medico è quello che esercita prevalentemente alle dipendenze di ospedali o ASL e saltuariamente come libero professionista. L’odontoiatra è il libero professionista per eccellenza ed in rarissimi casi dipendente di strutture pubbliche e private. Medico associato al pubblico, al SSN anche quando lavora nel privato, l’odontoiatra distante anni luce non solo dal pubblico ma anche dal SSN, vista la minima offerta pubblica di prestazioni odontoiatriche.
Invece le due figure professionali, il medico e l’odontoiatra che all’apparenza viaggiano su strade parallele, sembrano incontrarsi fino a sovrapporsi nella consapevolezza di essere medico. Almeno questo emerge dall’indagine sul personale medico condotta dall’Istituto Piepoli per la FNOMCeO, presentata in occasione del Convegno “Valore salute: SSN volano di progresso del Paese. I 45 anni del Servizio sanitario nazionale, un’eccellenza italiana”. Indagine che ha anche valutato come i cittadini percepiscono il SSN e l’attività del medico e del dentista (si veda il nostro approfondimento).
Per conoscere il “sentire” dei medici e dentisti italiani sono state svolte delle interviste telefoniche e via web su di un campione di 300 medici e odontoiatri, il 13% del campione svolge l’attività di odontoiatra, percentuale in linea con quella degli iscritti all’Albo degli odontoiatri rispetto alla totalità degli iscritti all’Ordine dei medici chirurghi ed odontoiatri.
Vediamo nel dettaglio i quesiti posti ai medici ed agli odontoiatri e le loro risposte.
In realtà alcune risposte date dai medici e dagli odontoiatri differiscono proprio per la loro prevalente natura di collaboratori con il pubblico e puri liberi professionisti.
Sul valore della professione, medici ed odontoiatri sembrano avere le idee molto chiare: per il 94% dei medici ed il 98% degli odontoiatri non è in crisi la professione di medico ma il sistema dentro il quale esercita la professione. Qualche differenza la si percepisce alla domanda se il proprio lavoro oggi corrisponde a quello che aveva immaginato quando aveva deciso di intraprendere la professione. A rispondere si è l’82% dei medici, gli altri sono probabilmente disillusi dalle questioni legate all’organizzazione del nostro SSN, mentre il si degli odontoiatri è praticamente totalitario (95%), la possibilità di organizzarsi e rispondere solo ai pazienti, evidentemente aiuta. Malessere che si percepisce anche nelle risposte della domanda che ha voluto sondare quanti sarebbero interessati ad andare a lavorare all’estero: si dice interessato il 42% dei medici conto il 23% degli odontoiatri.
Sulla percezione del servizio dato al Paese, i medici e dentisti non sembrano avere dubbi: molto importante per il 96% dei medici e per il 95% degli odontoiatri. L’81% dei medici ed l’83% degli odontoiatri ritiene che il cittadino pensi che il loro ruolo sia abbastanza o molto importante. Mentre le percentuali si abbassano quando viene chiesto il sentito sulla percezione delle Istituzioni sull’importanza del servizio offerto dai medici: abbastanza o molto lo indica il 64% dei medici ed il 68% degli odontoiatri.
Ma il paziente come considera l’importanza del ruolo del medico? Per il 29% dei medici ed il 26% degli odontoiatri la percezione è diminuita rispetto al periodo della pandemia.
Sul ruolo decisionale, il 92% dei medici e 88% degli odontoiatri, vorrebbe una Sanità governata dalle competenze professionali per il raggiungimento degli obiettivi di salute e non soltanto da esigenze economico-amministrative.
Il 90% dei medici e l’85% degli odontoiatri ritiene che il ruolo dei medici nelle decisioni relative alla sanità dovrebbe essere maggiore.
Considerando che il tempo di relazione è tempo di cura, il 39% dei medici lamenta di non avere a disposizione tutto il tempo necessario da dedicare ai pazienti. Solo il 18% degli odontoiatri lamenta questo, probabilmente perché è l’odontoiatra stesso ad organizzare il proprio lavoro. A portare via tempo è prevalentemente la burocrazia, indicano il 59% di medici e dentisti.
Medici (89%) ed odontoiatri (90%) che concordano nel ritenere il SSN come motore di sviluppo economico e sociale del Paese e che gli investimenti nella sanità sono scarsi e non in linea (lo indica il 77% dei medici ed l’85% degli odontoiatri).
Infine il quesito centrale, anche se un po’ articolato: “Quale è, secondo lei, il contributo della professione medica per conseguire al progresso della società inteso come migliorare il livello di tutela della salute?”
Entrambi, con minime differenze, ritengono che a garantire la salute del cittadino è la comunicazione, il rapporto che si instaura tra medico e paziente. Indica questo aspetto il 51% dei medici ed il 58% degli odontoiatri, questi ultimi certamente più motivati nel cementare il rapporto con i propri pazienti anche da un punto di vista imprenditoriale. La ricerca scientifica, sempre come fine per il progresso della tutela della salute, è un fattore importante per il 40% dei medici, meno per gli odontoiatri (23%), mentre le percentuali ritornano simili (35% -38%) quando indicano come fattore importante quello delle competenze sempre più al passo con la scienza. Altri fattori indicati come importanti: quello della dedizione (32% dai medici, 40% dagli odontoiatri) e quello dell’autonomia della professione rispetto ai condizionamenti di natura economica e burocratica. Qui le differenze aumentano: solo il 9% dei medici lo indica questo fattore come importante, mentre l’autonomia decisionale è un fattore importante per il 13% degli odontoiatri. Probabilmente i medici sono più abituati a scendere a compromessi, con le regole imposte dai tagli cercando di dare ugualmente un servizio efficacie, rispetto agli odontoiatri, ma nonostante questo sono consapevoli che la qualità della cura è data dal professionista e non dalla burocrazia.
Per utimo l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale a supporto della professione. Il 60% dei medici ed il 63% degli odontoiatri sono disponibili ad utilizzare l'Intelligenza Artificiale come supporto all'esercizio professionale, ma il 40% di loro solo dopo una adeguata formazione.
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