Non c'è una proposta scritta, non è stato presentato nessun provvedimento ma è bastata una dichiarazione del premier Renzi sull'ipotesi che una parte de TFR dei lavoratori dipendenti venga versato in busta paga a scatenare il dibattito. L'obiettivo dichairato quello di dare più liquidità ai lavoratori per rilanciare i consumi.
La possibile proposta
Da quanto pubblicato sui quotidiani, l'ipotesi -che dovrebbe essere inserita nella legge di stabilità 2015- obbligherebbe i datori di lavoro a trasferire ogni mese il 50% del TFR direttamente nella busta paga del lavoratore.
Considerando l'importo di uno stipendio medio mensile di una ASO in 1.200 euro, l'incremento in busta paga sarebbe di circa 85 euro al mese.
Non si sa invece nulla su cosa ci guadagneranno, se ci guadagneranno, i professionisti e le imprese che finanzieranno l'incremento di stipendio per conto del Governo (anticipando il TFR) e la tassazione che questo contributo graverà sul lavoratore: oggi il TFR gode di una aliquota agevolata rispetto alla tassazione da lavoro dipendente.
Le ricadute sullo studio odontoiatrico
Si stima che i dipendenti degli studi odontoiatrici siano oltre 100 mila, tra ASO, personale amministrativo, odontoiatri e igienisti dentali, che lavorerebbero in circa 35 mila studi, stando ai dati presentati dal Centro Studi ANDI al Workshop di Cernobbio del Maggio scorso. Dati sovrapponibili a quelli rilevati dalla nostra ricerca presentata il 22 settembre sull'Odontoiatria2.0.
Mediando le due ricerche risulterebbe che l'80% degli oltre 43 mila studi odontoiatrici censiti dalle Entrate nel 2012 avrebbe almeno un dipendente. L'esborso dello studio per ogni dipendente dovrebbe essere tra i 900 - 1.300 euro all'anno.
"Come sempre si chiede a noi liberi professionisti ed alle imprese di contribuire a risollevare l'economia del Paese dimenticando che la crisi colpisce anche noi datori di lavoro e non solo i nostri dipendenti", dice a Odontoiatria33 Gianfranco Prada, presidente nazionale ANDI. "Da quanto è emerso dall'ipotesi avanzata dal presidente Renzi, mi viene difficile commentare non avendo gli elementi necessari per capire le ricadute sulle nostre attività. Il TFR dovrebbe comunque essere accantonato mensilmente da noi professionisti ma sappiamo bene come, invece, questi soldi servono, soprattutto in questo periodo di scarsa liquidità, per finanziare le nostre attività. Positive, invece, le ricadute che il TFR in busta paga potrebbe portare sui consumi, sempre che gli italiani decidano di spenderlo e non di accantonarlo per fare fronte a spese e tasse impreviste future. Fondamentale è poi l'aspetto riguardante la tassazione di questo anticipo del TFR, solo se verranno mantenute la specifiche agevolazioni fiscali in vigore attualmente l'operazione potrebbe avere una ricaduta positiva, nel caso invece anche questa parte di reddito sia invece tassata in modo ordinario non ci sarebbe alcuna vantaggio ne per i dipendenti ne per i datori di lavoro".
Contraria all'ipotesi il segretario SIASO Fulvia Magenga.
"Avere 85 euro lordi in busta paga in più non risolve i problemi di noi Assistenti"; ci dice Fulvia Magenga. "Il rischio nel quale si incorrerebbe, sarebbe quello che ricevendo mensilmente il 50% del "tesoretto" che oggi viene erogato al termine del rapporto di lavoro, il lavoratore potrebbe essere incentivato a spendere questi soldi, invece di accantonarli. La liquidazione oggi serve a molti lavoratori per integrare la pensione o per affrontare spese importanti legati alla salute o per integrare il mutuo della casa o finanziare gli studi dei figli. Poi si dovrà valutare i risvolti fiscali, come questi 85 euro saranno tassati ed i problemi che deriveranno per i nostri datori di lavoro che in questo periodo di crisi utilizzano l'accantonamento per far fronte alle spese. Altro rischio quello che il Governo decida di ottenere maggiori introiti per lo Stato da questa iniziativa penalizzando ulteriormente noi lavoratori".
Cosa è il TFR
Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR), la "liquidazione", è la somma che viene data al lavoratore dipendente nel momento in cui il rapporto di lavoro finisce.
L'importo si basa su un accantonamento pari al 6,91 per cento della retribuzione annuale rivalutata sulla base del tasso fisso dell'1,5 per cento, più una parte variabile legata all'indice ISTAT dei prezzi al consumo. I dipendenti (salvo quelli del pubblico impiego) possono decidere se mantenere il TFR nella forma attuale (quindi lasciarlo in azienda) oppure versarlo in un fondo pensione.
Alla fine del rapporto lavorativo il TFR è corrisposto al lavoratore che, dopo almeno otto anni di lavoro, può chiedere un'anticipazione (fino al 70%) del totale per alcune tipologie di spese.
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