Nelle scorse settimane Odontoiatria33 aveva anticipato alcuni dati della ricerca condotto dalla società di ricerca Key-Stone sull'utilizzo delle nuove tecnologie digitali in studio ed in laboratorio. Ricerca presentata al congresso AIOP di Riccione dal suo presidente Roberto Rosso con il quale, oggi, abbiamo voluto approfondire.
Quali sono i dati più significativi che emergono dalla ricerca?
A Riccione abbiamo presentato l'integrazione di tre differenti ricerche: una realizzata in cinque diversi paesi (Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna) su un campione di 1700 interviste tra dentisti e odontotecnici, un secondo studio, su un campione di 600 dentisti italiani, riguarda la relazione tra implantologia e Cad-Cam e la terza ricerca, ormai storica, è l'OmniVision Laboratorio, che realizziamo da ormai otto anni.
A livello strategico, l'analisi dei dati ci dice essenzialmente che:
· In Italia siamo in una fase di grande sviluppo delle tecnologie digitali in ambito protesico ma il gap con la Germania è ancora molto ampio: il mercato crescerà ancora.
· Maggiore orientamento da parte degli odontotecnici italiani rispetto agli studi dentistici nell'approccio a queste tecnologie, che stanno diventando ormai una prassi per circa il 60% dei laboratori.
· In termini numerici assoluti la produzione complessiva di protesi fissa si divide ormai quasi equamente tra origine digitale (43%) e tradizionale (57%), con possibilità di "sorpasso" già nel 2017.
Chiaramente per "origine digitale" s'intende che almeno una fase produttiva è stata realizzata con nuove tecnologie, si tratta spesso di strutture, e non necessariamente della produzione dell'elemento finito.
Un dentista meno attento mentre l'odontotecnico sembra credere in questi strumenti. Come mai?
Attualmente il tema della produzione della protesi è saldamente nelle mani dell'odontotecnico, quindi è normale che sia lui ad interessarsi alle tecnologie che lo possono aiutare nello sviluppo della propria attività.
Il dentista al momento non riceve particolari pressioni da parte della domanda dei pazienti, si rivolge quindi a queste tecnologie quando matura autonomamente l'esigenza, nonostante qualche freno di tipo attitudinale, o viene informato e sollecitato dal tecnico.
Per l'odontotecnico la situazione è differente poiché generalmente è un collettore di richieste di più dentisti e la proposta digitale non può mancare nella sua offerta complessiva.
Entrando nello specifico quale è il tasso di penetrazione degli strumenti nel laboratorio odontotecnico, sia di scanner che di apparecchi per il fresaggio e quanti laboratori, pur non avendoli, demandano la costruzione a colleghi attrezzati?
Anche se ancora prevale il canale del "full outsourcing", ovvero quello di inoltrare modelli a terzi che realizzano le strutture su cui protesizzare, il numero di laboratori attrezzati con una unità di fresaggio interna è raddoppiata nell'ultimo quinquennio, raggiungendo il 15% di tutti i laboratori (un quarto di coloro che offrono servizi Cad-Cam). Anche lo scanner è divenuto ormai uno strumento abituale, presente nel 24% dei laboratori, secondo l'ultima ricerca Key-Stone.
Ed in studio per quanto riguarda scanner intraorali e apparecchi chairside?
Il fenomeno dei fresatori chairside è assolutamente limitato e non in grado di risolvere le esigenze quotidiane, mentre l'avvicinamento alla scansione intraorale è più marcato, ma ancora di dimensioni limitate. A oggi meno del 3% degli studi dentistici possiede un fresatore (poco più di un migliaio d'installati) e circa il doppio è il numero di scanner negli studi.
Lei ha sottolineato che queste nuove tecnologie non hanno aumentato la produzione di dispositivi protesici ma hanno cambiato il modo di produrli. Ci spiega meglio?
Semplicemente, dopo la crisi del 2012, la produzione di protesi ha leggermente recuperato volumi, ma, di fatto, siamo fermi da anni intorno a circa 4,5 milioni di restauri indiretti e meno di un milione di protesi mobili. È quindi ancora lontano un vero rilancio della domanda.
Nonostante ciò, sta aumentando notevolmente il peso della protesi di origine digitale, quindi viviamo una trasformazione della produzione ma non un vero e proprio ciclo espansivo.
In Italia l'avvento della tecnologia Cad-Cam rischia di fomentare l'ennesimo scontro tra dentisti e odontotecnici per il fatto che gli studi possono costruirsi "in proprio" i dispositivi. Anche all'estero c'è questa conflittualità?
Forse varrebbe la pena di dedicare uno spazio decisamente più ampio a questo tema, poiché le polemiche e gli attriti in alcuni paesi europei sono ancor più marcati che in Italia. Cartamente domani all'evento ANTLO organizzato al Ministero della Salute avremo ulteriori indicazioni.
Sostanzialmente l'odontotecnico tradizionale percepisce il rischio che lo studio dentistico o l'industria possano progressivamente appropriarsi di una parte della sua attività, in una sorta di "intrusione" nella professione odontotecnica.
Di tutto questo cambiamento il paziente se ne sta accorgendo?
Contrariamente a quanto accade con la diagnostica per immagini, le nuove tecnologie in Implantologia, o per gli allineatori ortodontici, rispetto alla protesi digitale ancora il paziente non è così consapevole della rivoluzione in atto. Se ne parla poco sui mezzi di informazione di massa, quindi è coinvolto sul tema soprattutto quando è il dentista a informarlo.
Ma secondo lei, richiede protesi realizzate con queste tecnologie oppure solamente apprezza perché il dentista è stato particolarmente bravo a "presentare il prodotto"?
Più che di richiesta spontanea, come accennavo, si tratta di risposte molto positive alla proposta dell'odontoiatra. Il paziente è generalmente molto attratto dall'offerta tecnologica del dentista, varie ricerche dimostrano che la dotazione tecnologica viene spesso associata ad una maggior fiducia nel dentista.
Lei conosce a fondo il mercato italiano che tasso di sviluppo avranno le tecnologie Cad-Cam sia in studio che in laboratorio. Diventeranno presto strumentazioni alla portata di tutti, anche dal punto di vista degli investimenti?
Lo sviluppo sarà marcato e, soprattutto quest'anno, grazie anche al bonus fiscale previsto dalla Legge di stabilità del 2016, che offre una grande opportunità ai professionisti che vogliano acquistare beni strumentali. È quindi possibile che una porzione importante di operatori si attrezzi, ma i tempi di trasformazione della produzione da tradizionale a digitale dovrà rispettare tempi di fisiologico apprendimento.
Sotto il profilo degli investimenti, già si sono ridotti parecchio rispetto al passato ma, come in tutti i mercati delle tecnologie, i prezzi tendono sempre a scendere, fatto salvo per le tecnologie più innovative che creano una sorta di "obsolescenza percepita" rispetto a quelle precedenti.
La vera incognita viene però dalla Stampa 3D. Se ne è parlato molto negli ultimi tempi, abbiamo assistito a un'enorme offerta all'IDS di Colonia del 2015, ma tuttora queste tecnologie non sono entrate nella pratica quotidiana. Una pratica, che secondo alcuni pareri, potrebbe essere stravolta da questi nuovi sistemi produttivi.
Norberto Maccagno
Sotto la sintesi dei dati della ricerca presentata al congresso AIOP di Riccione
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