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19 Maggio 2016

Costituire un fondo di garanzia per tutti i pazienti "truffati". Lo propone la neonata ANCOD a tutto il settore


La scorsa settimana un comunicato stampa annunciava la nascita dell' ANCOD l'Associazione Nazionale dei Centri Odontoiatrici. Odontoaitria33 ha intervistato il presidente Michel Cohen (nella foto) che è anche AD del gruppo DentalPro.

Ad oggi i marchi rappresentati da ANCOD sono: DentalPro, Dooc, Caredent, Smart Dental Primo Group, Denti e Salute, ma, dicono dalla neonata associazione "molti altri stanno per aderire".

Dott. Cohen, quali sono gli obiettivi di ANCOD?

ANCOD nasce per rappresentare le imprese che operano nella sanità privata in ambito odontoiatrico, un settore sempre più rilevante in Italia che conta oltre 500 cliniche, con oltre 3.000 medici odontoiatri, più di 5.000 dipendenti e circa 500 milioni di fatturato. L'associazione sarà impegnata in prima linea nel promuovere la qualità dei servizi, diffondere la cultura dell'etica gestionale e della deontologia clinica ed essere interlocutore per le istituzioni e le associazioni dei consumatori.

L'esigenza di creare un'associazione che riunisce le principali catene odontoiatriche nasce dagli attacchi di ANDI attraverso il Ddl Concorrenza?

Come tutte le associazioni, ANCOD nasce per rappresentare la categoria e chi lavora per le società che si occupano di odontoiatria. Gli emendamenti proposti da ANDI al Ddl Concorrenza e numerose dichiarazioni dell'associazione attaccano la nostra categoria attribuendo al nostro modello organizzativo e gestionale l'origine di episodi negativi che dovrebbero essere invece considerati singolarmente anziché essere lo spunto per attaccare attività molto serie e professionali. Non è corretto né rispettoso del lavoro delle migliaia di professionisti seri e preparati che lavorano presso i nostri centri.

Tra i vostri obiettivi c'è anche una sorta di "mutualità" tra i marchi associati per continuare a curare i pazienti in caso di chiusura. Oltre ad una giusta scelta sembra anche una risposta alle critiche avanzate sempre da ANDI nel sostenere gli emendamenti presentati.

Le società riunite in ANCOD si sono impegnate a consentire ai pazienti di usare tutta la rete di studi, a maggior ragione se uno studio dovesse avere problemi. Inoltre siamo disponibili a creare una sorta di fondo garanzia ma di tutto il settore: se le associazioni di odontoiatri vorranno farlo, viste le numerose situazioni di abusivismo giornalmente evidenziate anche da voi di Odontoiatria 33, saremo lieti di partecipare.

Ma i pazienti si possono mutuare da uno studio all'altro?

Mi sembra di averle già risposto.

Il Ddl Concorrenza è in una fase di stallo. Se l'obbligo dei 2/3 degli odontoiatri nel CdA dovesse diventare legge quali saranno i risvolti sul piano pratico delle vostre attività?

E' una proposta volta a difendere gli interessi costituiti della corporazione ed è contraria a qualunque principio di libera concorrenza. Non vedo come possa essere presa in considerazione. Giusta invece la proposta di inasprire le pene agli abusivi.

Come vede il futuro dell'offerta di prestazioni odontoiatriche?

Più del 60% degli italiani non si cura: questo è quindi un bisogno di salute non soddisfatto a cui possiamo dare una risposta, come succede nel resto dell'Europa. Posso ipotizzare che i costi delle cure odontoiatriche caleranno dando un'opportunità in più di accesso alle cure. Senza però perdere di vista la qualità: i medici che lavorano da noi fanno corsi gratuiti di aggiornamento, sono indipendenti nelle cure, lavorano molto e con soddisfazione, e giustamente guadagnano bene.

Con 43 mila esercenti il mercato sembra essere in mano agli studi tradizionali. Perché devono temere 500-600 strutture?

Questo andrebbe chiesto a chi ci attacca. Forse quello che si teme, più che i volumi, è il cambiamento in corso: le cliniche stanno obbligando il mercato a evolversi verso l'innovazione e la maggior sicurezza.

E voi chi temete, i grandi Gruppi che offrono salute e che stanno guardando con attenzione l'odontoiatria?

C'è spazio per tutti, ma è necessario operare investendo nell'innovazione, nella diagnostica e nella sicurezza, cosa che le imprese fanno mentre gli studi tradizionali hanno maggiori difficoltà. Si tratta di un percorso necessario per garantire un'offerta di qualità ai pazienti.

Norberto Maccagno

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