Dal gennaio 2015 il professor Enrico Gherlone è il presidente del Collegio dei Docenti Universitari di Discipline Odontostomatologiche. Oltre a essere il primo presidente di un corso di laurea di un ateneo privato, può vantare una notevole preparazione politica, data la sua esperienza in Lungotevere Ripa 1, dove per alcuni anni ha ricoperto il ruolo di referente per l'odontoiatria del ministro della Salute Ferruccio Fazio.
Dopo la conclusione del 23° Congresso del Collegio dei Docenti, lo abbiamo intervistato (per Dental Cadmos) per fare il punto sulla formazione universitaria in Italia e non solo.
Può fare un bilancio di questo primo anno e mezzo come presidente del Collegio dei Docenti?
Personalmente ritengo si tratti di un bilancio positivo, ma lo è anche secondo la stragrande maggioranza dei componenti del Collegio dei Docenti Universitari di Discipline Odontostomatologiche. Importanti obiettivi sono stati raggiunti, altri individuati e da raggiungere, tutto questo (e ora lo posso proprio affermare) in unità e con il contributo unanime, cosa che mi riempie di orgoglio e soddisfazione.
Anche i temi in apparenza più scottanti e che potevano generare divisioni nella sostanza sono stati risolti in maniera "collegiale".
I due Congressi finora svolti, quello di aprile 2015 e quello appena concluso sotto la mia presidenza, hanno indicato, come una cartina tornasole, oltre a un successo numerico un grande successo politico, fondamentale per un'associazione come il Collegio. Ci siamo trovati in accordo su punti quali le specialità, gli accessi a numero programmato, il rilancio della Società Italiana di Odontostomatologia e Chirurgia Maxillo-Facciale (SIOCMF). Inoltre è stata nominata una giunta di presidenza, comprendente professori di tutte le macroaree italiane, che supporta il presidente e il direttivo nell'azione di coordinamento. Abbiamo trovato un accordo anche per poter presentare l'Accademia unita nel proporre dei master sul territorio nazionale (possedendone i requisiti) che potranno essere riconosciuti dai vari board europei.
Insomma, il vecchio adagio "l'unione fa la forza" non è mai stato tanto attuale.
Per ultimo, la decisione di proseguire assieme alle altre componenti odontoiatriche la difesa della professione: anche se da un punto di vista formativo, e non sindacale, ciò mi fa sentire veramente soddisfatto e chi conosce la mia storia sa di cosa parlo. Per i programmi futuri, approfitto per annunciare che il prossimo Congresso si svolgerà nell'aprile 2017 a Milano e avrà una caratura internazionale con importantissime novità nel format.
Com'è la salute dell'odontoiatria italiana nell'ottica della formazione universitaria?
Direi buona, con miglioramenti evidenti. Forse ancora un po' a macchia di leopardo ma con punte di eccellenza sia al Nord sia al Centro-Sud. Naturalmente è ancora tanta la strada da percorrere, ma è nostra ferma volontà perseguire e rafforzare la qualità di tutti i nostri atenei e relativi corsi di laurea, dai più grandi ai più piccoli intendendo questa classificazione in termini di requisiti di struttura e numeri di reclutamento. Inoltre per gli insegnamenti postlaurea possiamo andare orgogliosi dell'offerta sia numerica sia qualitativa: non è da poco, se ricordiamo che formare, e formare bene, significa tutelare la salute del cittadino.
Il sesto anno è ormai una realtà: sono emerse criticità? Com'è stato accolto da studenti e docenti?
Da alcuni bene, da altri meno bene. L'importante, dal mio punto di vista, è che i nostri studenti siano licenziati non soltanto con il sapere ma con il "saper fare" e trattandosi di un corso di laurea professionalizzante, ciò richiede un adeguato tutoraggio e studenti che inizino a esercitarsi come secondi e poi primi operatori. Questo è l'obiettivo che ci permetterà sempre più di competere con gli atenei stranieri, dove l'attività pratica incomincia fin dai primi anni. Ho però avuto modo di verificare la preparazione di studenti spagnoli e mi è sembrato di trovarli poco ferrati sugli aspetti biologici. Il nostro goal è formare un futuro odontoiatra che abbia la giusta preparazione sia pratica sia teorica e scientifica. Noi non formiamo artigiani, bensì futuri professionisti che dovranno saper fare bene, con basi biologiche e mediche per confrontarsi con pazienti e non con manichini.
In ogni caso il problema non è in quanti anni si forma un odontoiatra. Oggi la normativa prevede sei anni e la sfida è quella di preparare i nostri ragazzi nel modo migliore possibile.
Il sesto anno potrebbe essere lo strumento che consente di assistere la popolazione socialmente debole: un suo progetto che vedrebbe la luce?
Direi di sì e alcun atenei già lo fanno. Per esempio, nella mia sede a gennaio abbiamo inaugurato proprio un reparto dedicato a queste finalità sociali e al contempo didattiche. Lo ritengo un goal per l'Accademia e per i cittadini. Un obiettivo, quello di assistere le persone socialmente deboli, che con altri colleghi avevamo tentato, nel 2009, di perseguire in collaborazione con il Ministero della Salute.
La nuova normativa sulla responsabilità professionale individua nelle linee guida le indicazioni cliniche da seguire e l'Accademia è protagonista nella loro stesura
Certamente. E non potrei rispondere in maniera diversa visto che fui io, quando ero referente del Ministero, a proporre la commissione per realizzare le raccomandazioni cliniche. Sono convinto che le linee guida debbano essere validate dal Ministero della Salute ed elaborate da gruppi di lavoro appositamente nominati.
Se si vuole trovare un aspetto critico, il limite delle linee guida, rispetto alle raccomandazioni cliniche, è quello di avere caratteristiche rigide e percorsi ben definiti ma in odontoiatria, scienza per molti aspetti giovane, non sempre esiste in letteratura un numero sufficiente di lavori con evidenze tali da consentire di formularle.
Altro aspetto da non sottovalutare è la necessità del loro continuo aggiornamento.
Su questo tema giocheranno un ruolo fondamentale le società scientifiche.
Qui si colloca anche il ruolo della SIOCMF, di cui abbiamo appena rinnovato il gruppo dirigente. Nostro obiettivo era ed è rivitalizzare questa società fondata nei primi anni Cinquanta dalla quale, non dimentichiamolo, è nato il Collegio. Dovrebbe diventare il braccio scientifico del Collegio dei Docenti e casa comune anche per tutti i chirurghi orali e maxillo-facciali. Questi sono i nostri progetti al riguardo.
È atteso il decreto che individua le modalità dei test di ammissione e il numero di posti disponibili. Dobbiamo aspettarci novità?
Domanda importante. Quello che si è deciso, anche dopo esserci adoperati per conoscere i fabbisogni regionali, è di proporre un aumento del numero dei posti rispetto allo scorso anno. Vogliamo ritornare ai livelli di due anni fa, anche perché sappiamo che nel 2020 vi sarà necessità, come per i medici, di odontoiatri a causa del ricambio generazionale.
È assurdo penalizzare il numero degli accessi ai nostri corsi di laurea quando vi sono studenti italiani che si formano all'estero per poi venire a esercitare in Italia. Oltre 400 i titoli riconosciuti nel 2015 secondo l'inchiesta realizzata da Odontoiatria33. Com'è ben noto molti di questi neolaureati sono figli di colleghi che scelgono Spagna o Romania per evitare la prova di accesso. È singolare che alcuni (per fortuna pochi) siano figli di quei colleghi che tuonano a favore della riduzione del numero dei nostri accessi.
Potenziamo le nostre sedi supportando anche le minori, vediamo di far sì che i posti disponibili siano determinati non solo in accordo con il criterio del fabbisogno regionale ma anche secondo altri parametri, indispensabili per una valida formazione.
Norberto Maccagno per Dental Cadmos
Chi è il prof. Enrico Gherlone
Il professor Enrico Gherlone è ordinario di Malattie Odontostomatologiche presso l'ateneo Vita -Salute San Raffaele di Milano.
Ha fondato il corso di laurea in Igiene Dentale e in seguito quello di Odontoiatria e Protesi Dentaria presso il San Raffaele; attualmente ricopre la presidenza di ambedue i corsi di laurea e le cariche di direttore del Dipartimento di Odontoiatria e di vicepreside della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Nel 2009 è stato chiamato dal ministro Ferruccio Fazio come referente dell'area odontoiatrica con delega del governo e membro effettivo del Consiglio Superiore di Sanità. Ideatore e coordinatore del progetto ministeriale delle "raccomandazioni cliniche", ha al suo attivo più di cento pubblicazioni con impact factor. È, infine, presidente nazionale del Collegio dei Docenti Universitari di Discipline Odontostomatologiche.
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