Andare dal dentista, nei secoli passati, poteva essere un'esperienza davvero molto dolorosa. Anche se oggi non è più così, la paura del dentista si è trasmessa di generazione in generazione fino a diventare una specie di archetipo, alimentata da molteplici immagini cinematografiche e letterarie. Di fatto, è esperienza di ogni odontoiatra la necessità di far fronte alle ansie e fobie dei pazienti, non solo quelli più piccoli. Come affrontare al meglio queste situazioni? Lo abbiamo chiesto a un'esperta: Maria Grazia Cagetti (nella foto), odontoiatra e ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze biomediche, chirurgiche e odontoiatriche dell'Università di Milano. La dottoressa Cagetti si occupa quotidianamente di preparare alle cure odontoiatriche pazienti difficili. Partecipa ad esempio al progetto Dama (Disabled advanced medical assistance) della Regione Lombardia per la terapia odontoiatrica di piccoli pazienti disabili di complicata gestione alla poltrona. È inoltre responsabile di un ambulatorio per la prevenzione e la cura delle patologie orali dei bambini affetti da autismo e da disturbi generalizzati dello sviluppo che organizza, in collaborazione con l'Università di Milano e l'Azienda ospedaliera San Paolo, una specifica preparazione alla visita ed alle terapie dei piccoli pazienti al fine di trattare alla poltrona pazienti normalmente curati in narcosi.
Dottoressa Cagetti, ci sono statistiche riguardo alla reale diffusione della paura del dentista?
Dati su campioni rappresentativi della popolazione generale non sono disponibili, ma studi che hanno valutato campioni ampi riportano una prevalenza del 10% circa. I diversi studi concordano sul fatto che il sesso femminile risente maggiormente di questo problema.
È un problema che riguarda solo i bambini o anche gli adulti?
È un problema che interessa tutte le fasce di età; quello che può differire è come si vive la paura e si reagisce a essa. Il bambino la manifesta apertamente e spesso rifiuta la terapia o persino la visita; l'adulto o ritarda le cure oppure quando si decide ad andare dal dentista non ammette apertamente la paura, ma suda copiosamente anche in pieno inverno e magari sviene per una sincope vaso-vagale.
Quali sono le cause?
Le cause sono molteplici. Sicuramente il carattere dell'individuo gioca un ruolo non secondario. Bambini e adulti timorosi e facilmente impressionabili sono, senza dubbio, potenzialmente soggetti odontofobici. Un ruolo fondamentale è giocato dalle precedenti esperienze in campo sanitario, non necessariamente odontoiatrico. Bambini, ma anche adulti che abbiamo vissuto la triste esperienza del dolore, magari in concomitanza di ricoveri ospedalieri, sono sicuramente soggetti a rischio anche per la paura legata alle cure odontoiatriche. In più la paura è "contagiosa". È ormai un'evidenza scientifica che i figli di persone ansiose e timorose sono più soggetti ad andare incontro agli stessi problemi dei genitori. A volte su un soggetto sensibile basta un racconto fatto da un compagno di classe per fare scatenare la paura.
Esistono dei protocolli di comportamento per i dentisti oppure ognuno deve regolarsi in base alla propria sensibilità ed esperienza?
L'esperienza del professionista è sicuramente molto utile per saper cogliere comportamenti di chi ha paura, ma si vergogna di ammetterlo e, nel caso di bambini, a saper contenere gli atteggiamenti indesiderati che possono rappresentare un vero ostacolo alle cure.
Esiste tutta una serie di "trucchetti" più o meno descritti in letteratura che è bene conoscere. Innanzi tutto la tecnica della distrazione, che può essere molto efficace: consiste nel portare il discorso su un argomento lontano da quello che si sta per fare. Si può ad esempio chiedere al paziente quale genere di musica preferisce: ascoltarla durante la visita potrebbe contribuire a creare un ambiente più rilassato. Con i bambini, il cartone animato preferito può essere più efficace dell'anestesia locale.
Anche cosa si farà, omettendo però eventuali particolari potenzialmente spaventevoli, aiuta ad affrontare le cure. Con i bambini uso spesso dei supporti in forma cartacea o digitale che gli fornisco prima dell'appuntamento in cui vengono descritte con immagini o disegni le diverse fasi delle terapie. Chiedo ai genitori di mostrarle ripetutamente al bambino come si trattasse di una favola. Anche la distrazione sensoriale può aiutare a deviare l'attenzione da alcuni momenti ritenuti focali, come l'anestesia locale. Prima di inserire l'ago, specie nei bambini, gli faccio massaggiare vigorosamente la gengiva in prossimità della zona di infiltrazione dall'assistente alla poltrona e spesso non si accorgono neanche di cosa sta avvenendo, soprattutto se evito di mostrargli la siringa e richiamo la loro attenzione sul cartone animato che stanno guardando. Trucchi come questi, adeguati alle diverse tipologie di pazienti, possono fare la differenza nella percezione del paziente e quindi nel modo in cui vivono e ricordano la seduta odontoiatrica.
Quali sono i trattamenti più indicati per i pazienti che hanno paura del dentista?
Per controllare l'ansia è possibile usare farmaci ansiolitici, specie per via orale, assunti una mezzora prima dell'appuntamento. Una metodica efficace è l'uso del protossido d'azoto, il gas esilarante delle fiere di paese di una volta. Si tratta di un gas che, miscelato in percentuali variabili con l'ossigeno, viene somministrato attraverso mascherine nasali e, se ben gestito, produce un senso di rilassatezza, riuscendo a controllare la frequenza cardiaca e tutta quella serie di reazioni prodotte dalla paura. Funziona, per la mia esperienza, meglio nell'adulto che nel bambino, il quale, soprattutto se piange, non riesce a respirare bene dal naso vanificando l'effetto del protossido. Questa metodica può essere utilizzata dall'odontoiatra purché adeguatamente preparato da corsi specifici, con cui si può ottenere il titolo di sedazionista. Per gli irriducibili si ricorre all'anestesia generale, che come ben si sa, non è scevra da rischi e per di più ha un costo elevato per il paziente, salvo che non avvenga in regime di Servizio sanitario regionale.
Ci sono studi in proposito?
Certo, le metodiche che ho brevemente descritto, sia di tipo comportamentale sia farmacologico sono ormai ben standardizzate e descritte nella letteratura scientifica. Presso l'università presso cui svolgo la mia attività, da qualche anno, è attivo un corso di perfezionamento in Sedazione cosciente nel quale vengono insegnate le diverse tecniche farmacologiche e non per il controllo dell'ansia sia nel paziente fobico sia in quello portatore di disabilità e quindi spesso meno collaborativo.
Ci può parlare della sua esperienza su questo tema?
La mia esperienza nasce dalla cura di bambini che altri professionisti mi inviavano perché definiti intrattabili e che per me hanno sempre rappresentato una sfida. Negli anni ho messo a punto, insieme al gruppo di odontoiatri e igienisti con cui collaboro, una serie di protocolli differenziati in base alle caratteristiche del paziente, che ci permettono di trattare la maggior parte dei bambini con disabilità psichica che giungono presso la nostra struttura.
Ha qualche consiglio per i dentisti che ci leggono?
Dare consigli non è mai facile. Credo che una buona preparazione sull'argomento sia necessaria (letteratura e corsi) ma poi tanto fa il desiderio di aiutare chi è in difficoltà, non solo attraverso una prestazione odontoiatrica di buon livello, ma anche prendendosi cura del paziente nel suo complesso, con le sue paure e le sue necessità.
Adelmo Calatroni
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