L'uso del microscopio operatorio, fino a qualche tempo fa riservato a interventi di microchirurgia nelle sale operatorie, sta iniziando a diventare una realtà sempre più diffusa.
Quali sono i vantaggi che questo strumento porta non solo nell'esecuzione degli interventi, ma anche alla salute stessa dell'odontoiatra?
Dental Cadmos lo ha chiesto a Alberto Pispero (odontoiatra docente in corsi di patologia e chirurgia orale), Carlo Ghezzi (odontoiatra parodontologo relatore internazionale) e Domenico Massironi (uno dei più autorevoli autori in tema di protesi e restaurativa estetica).
Dottor Pispero (nella foto), quali sono i principali vantaggi degli strumenti ingrandenti?
Il campo di lavoro di un odontoiatra è molto ristretto ed è necessario avere un'ottima visione e illuminazione. Se abbiamo la possibilità di ingrandire, e quindi aumentare, il potenziale visivo e allo stesso tempo accrescere la portata luminosa nel campo operatorio è possibile operare in modo molto più preciso, incrementando il potenziale propriocettivo dell'operatore e permettendogli di eseguire movimenti molto più fini. Questo riguarda tutti gli ambiti dell'odontoiatria, a partire dalle manovre di igiene professionale fino ad arrivare a procedure più invasive. L'utilizzo di sistemi ingrandenti, inoltre, ha benefici di tipo posturale in quanto obbliga l'operatore a una posizione di lavoro più eretta, che dipende dalla distanza focale del dispositivo di magnificazione che si sta utilizzando. Il lavoro dell'odontoiatra è ripetitivo, si prolunga per tante ore ed è importante avere attenzione a questo aspetto al fine di prevenire eventuali patologie muscolo-scheletriche, a partire dalla zona lombare fino a giungere al rachide cervicale e alle spalle. In sostanza, se quando si lavora a occhio nudo c'è la necessità di inclinare il capo in avanti per mettere a fuoco l'area di lavoro cercando di evitare di interferire con il fascio luminoso della lampada, mano a mano che si usano strumenti ingrandenti con luce coassiale imponiamo al capo e quindi a tutto il tronco una posizione più eretta. I sistemi ingrandenti che si usano in ambito odontoiatrico sono di due tipi: occhialini ingranditori e microscopio operatorio. Gli occhialini ingranditori, con lente galileiana o prismatica, hanno un ingrandimento che di solito va da 2,5 a 5 x, con distanza focale da 30 a 45 cm. Gli occhialini associati a un fascio luminoso coassiale sono solidarizzati al capo dell'operatore, ne seguono facilmente i movimenti e impongono la distanza di lavoro per la messa a fuoco. Il peso di questi strumenti è ridotto, ma è un aspetto da considerare quando il lavoro si prolunga per molte ore. Il microscopio operatorio è uno strumento che permette un ingrandimento variabile da 2,5 a circa 25 x, non è solidale con la testa dell'operatore e quindi non grava sulla stabilità del rachide cervicale. La difficoltà nello spostamento è compensata da frizioni che agevolano il movimento della macchina e dalla possibilità di variare la distanza focale di circa 30 cm. Con l'utilizzo di questo dispositivo la postura dell'operatore raggiunge il massimo di efficacia con capo eretto e sguardo verso l'infinito. Un ulteriore vantaggio è la possibilità di dotare la macchina di sistemi di presa di immagine in tempo reale (foto e video).
Sotto il profilo delle applicazioni pratiche, vi sono ambiti in cui più spesso si impiegano i microscopi?
L'utilizzo di un microscopio operatorio nella pratica quotidiana odontoiatrica è molto meno diffuso rispetto a quello degli occhialini ingranditori; le possibili cause possono essere i costi del dispositivo, la paura di una curva di apprendimento troppo lunga, il timore di rallentare il tempo delle procedure cliniche e il pensiero che sia riservato solo a poche branche dell'odontoiatria. A mio avviso, invece, se correttamente utilizzato il microscopio operatorio offre numerosi vantaggi a 360° sia in campo diagnostico che terapeutico e chirurgico.
Come viene rilevata la postura?
Uno dei filoni di ricerca che stiamo sviluppando in collaborazione con il Politecnico di Milano è l'analisi della postura dell'operatore nell'esecuzione della stessa procedura chirurgica (estrazione di un terzo molare inferiore) a occhio nudo (gruppo controllo), con sistemi ingrandenti 4x450 di tipo prismatico con illuminazione coassiale e con microscopio operatorio. Il confronto della postura dell'operatore nelle tre con dizioni sarà oggetto di studio e l'analisi dei dati permetterà di verificare se ci sono reali vantaggi e se tra questi il microscopio permette di ottenere il miglior risultato. Per misurare quantitativamente la postura dell'operatore si posizionano punti di repere (marker) che danno la possibilità a un software - attraverso telecamere ad alta risoluzione - di individuare con esattezza la posizione del tronco, del capo e delle spalle dell'operatore durante l'esecuzione della stessa procedura operatoria nelle tre modalità citate. I risultati finali definiranno i gradi di angolazione dei capi articolari presi in esame, valori superiori a quelli di riferimento per l'esposizione al rischio di insorgenza di patologie muscolo scheletriche (indice Rula - Rapid upper limb assessment) e permetteranno di capire in quale situazione il chirurgo ha operato in un range di sicurezza.
Nell'ambito della parodontologia, dottor Ghezzi (nella foto), quali vantaggi derivano dall'uso del microscopio?
In questa branca si ricorre sempre più spesso alla mininvasività, intendendo con questo termine un trattamento volto al risparmio di tessuti (osso, dente e gengiva) riducendo le dimensioni degli accessi chirurgici e in questo, ovviamente, il microscopio ottico gioca un ruolo fondamentale. I vantaggi generici spaziano dalla terapia non chirurgica a quella chirurgica e riguardano la massima riduzione del traumatismo sui tessuti e si riflettono in processi di guarigione più rapidi con netta riduzione del discomfort al paziente.
Ci sono interventi specifici in cui il forte ingrandimento favorisce l'operatore?
Le tre grandi chirurgie parodontali sono costituite da approcci mucogengivali, di chirurgia ossea resettiva e rigenerativa.
Nell'ambito della chirurgia rigenerativa moderna il presupposto sta diventando quello di operare seguendo dei concetti di minimally invasive surgery (MIS), tecnica molto complessa se non impossibile senza forti ingrandimenti e potenti illuminazioni.
Nella chirurgia ossea, durante la resezione si parla di "preservazione delle fibre" ed è quindi fondamentale riuscire a vedere all'interno di piccolissime concavità. Riguardo alla chirurgia mucogengivale, il ricorso a incisioni sempre minori e l'uso di fili da sutura più piccoli permette di ridurre il trauma e accelerare la guarigione.
Dottor Massironi (nella foto), lei è pioniere in Italia dell'uso in odontoiatria della microscopia ottica. Quali sono i vantaggi a suo avviso?
Il primo vantaggio è quello dell'ergonomia posturale dell'operatore. L'uso del microscopio, infatti, consente una corretta posizione del corpo oltre, ovviamente, al vantaggio dell'ingrandimento. Dopo un iniziale periodo di apprendimento, chiunque è in grado di usare il microscopio in modo da raggiungere visivamente anche le parti della bocca meno accessibili. L'odontoiatra potrà fare della precisione uno strumento di eccellenza, annullando i margini di errore e garantendo risultati più predicibili nel tempo.
Nel campo specifico della protesi?
Una delle procedure più importanti della protesi è la fase della preparazione protesica del moncone e la presa dell'impronta, al fine di riuscire a rilevare e a leggere i margini protesici in modo dettagliato e preciso. Attraverso l'uso dello stereo microscopio siamo in grado di definire in modo atraumatico i margini e di analizzarli poi nell'impronta, controllando e rifinendo i provvisori e tutte le fasi successive, compresa la prova delle strutture, la successiva fase della cementazione e della rimozione degli eccessi. Ciò permette di creare strutture protesiche con profili d'emergenza corretti e perfettamente integrati in ambito funzionale ed estetico.
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