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24 Luglio 2018

Dietro ad un sorriso c’è una persona

I risvolti psicologici della medicina estetica anche in odontoiatria, questi i consigli per un migliore approccio


Nel dibattito sugli ambiti di intervento degli odontoiatri in tema di medicina estetica, quasi sempre ci si sofferma sulle zone d’intervento, su quelle “esclusive” del medico e quelle di competenza dell’odontoiatra. Meno si tratta la materia dal punto di vista del paziente che si rivolge al dentista per ripristinare un sorriso, l’estetica perduta.

Durante l’ultimo Congresso Poiesis questi temi sono stati sviluppati ricordando come l’estetica è una delle modalità di cura in medicina ed odontoiatria ma come, forse, l’ambito medicale, ed anche quello odontoiatrico, abbia i maggiori risvolti psicologici spesso non dichiarati o del tutto inconsapevoli.  Per il paziente la necessità di tornare ad avere un sorriso non è visto solo dal punto di vista funzionale, tornare a masticare, ma spesso dal poter riprendere una vita di relazione, di non sentirsi a disagio con gli altri. 

Con il dott. Giuseppe Polipo (nella foto) -medico estetico, odontoiatra, psicoterapeuta- presidente dell’Associazione Italiana Psicologia Estetica, abbiamo cercato di approfondire proprio questi aspetti.   


 Dott. Polipo, di fronte ad una persona che vi confida che si sente brutta, come ci si deve comportare? 

Il modo in cui ci vediamo allo specchio, ma anche il modo in cui ci vedono gli altri, è chiaramente una proiezione psicologica che deriva dai diversi stati d’animo, dalle diverse esperienze ed età della vita e dal grado di autostima, piuttosto che da un giudizio oggettivo, impossibile nella realtà.Per sapere come comportarsi se una persona ci confida di sentirsi brutta, occorre partire dalla considerazione che il volto in estetica è da intendere, non solo come un distretto anatomico e funzionale, ma anche e soprattutto come un apparato relazionale che esprime bisogni, paure, aspettative e valori sia individuali che collettivi. Risulta inutile e controproducente, dunque, minimizzare o contraddire il chi si sente ‘brutto’, anche se non corrisponde a realtà, essendo l’immagine del corpo il risultato e non la causa del modo in cui ogni persona impegna il proprio corpo nelle relazioni.Il sentirsi brutti o belli è infatti sempre legato alla differenza tra corpo reale e ideale, che a sua volta dipende fortemente dal grado di autostima maturata nelle prime relazioni emozionali con le figure affettive primarie di riferimento e dal modo in cui sono stati introiettati i modelli sociali di bellezza. Per tutto questo, una spiegazione meramente tecnica o una negazione del problema verrà percepita lontana dal sentire del paziente, dalla sua sofferenza e dalla delusione verso il suo aspetto. Occorrerà dunque partire sempre dall’ascolto e dall’accoglienza del sentire del paziente, per poi ristrutturare emotivamente e cognitivamente queste percezioni in modo più funzionale.


 Lo psicologo è consulente del medico estetico o il medico estetico deve essere un po’ psicologo? 

Ogni professionista che si occupa di estetica dovrebbe conoscere, anche solo a livello generale, le dinamiche psicologiche che portano i pazienti a richiedere cure e miglioramenti estetici per imparare a riconoscere, anche a grandi linee, il disagio e lo stato d’animo di chi non si sente socialmente attraente. Tuttavia, dato l’impegno tecnico e i tempi stretti e contingentati di uno studio professionale, risulterà più funzionale integrare nel team una figura formata in psicologia estetica, capace di gestire le aspettative psicologiche del cliente/paziente e relazionarsi in modo integrato dall’accoglienza, alla prima visita, al feedback sul risultato finale. 


Noi ci rivolgiamo ad odontoiatri: il volto e il sorriso dal punto di vista delle richieste del paziente sono la stessa cosa, o c’è qualche distinzione da tenere d’occhio? 

Il volto di ogni essere umano dice come ci sentiamo, cosa ci concediamo e di cosa ci priviamo, rileva le energie di cui ci siamo nutriti, se abbiamo riso o pianto, le nostre abitudini. È indubbiamente la centrale comunicativa di ogni essere umano, protagonista di ogni incontro, relazione e coinvolgimento. In particolar modo le labbra e la zona periorale rappresentano, insieme allo sguardo, il territorio di espressione elettivo di ogni individuo. Per questo chi si occupa di estetica del viso non può non conoscere il linguaggio espressivo del volto e in particolare l’importanza psicologica della bocca. La psicologia estetica riconosce, per esempio, più di 15 sorrisi diversi dal punto di vista della comunicazione emozionale. 


Ma il ruolo dello psicologo si ferma alla comunicazione al paziente e alla consulenza al medico estetico o si estende alle tecniche di comunicazione dei risultati estetici? 

Come già espresso, chi si occupa di estetica, lavora sul corpo, ma anche sul desiderio psichico di essere attraenti, che non è un dato oggettivo e matematico ma un’aspirazione soggettiva carica di rappresentazioni emozionali individuali.Ogni persona, infatti, percepisce il proprio aspetto (e le proprie aspettative estetiche) in stretta relazione con la sua storia personale (bisogni, motivazioni, autostima, status, ruolo sociale, riferimenti a modelli socio-culturali), elementi che seppure invisibili vanno riconosciuti e affrontati fin dalla prima seduta, per evitare insoddisfazioni e brutte sorprese alla fine dei trattamenti (Il 70% dei clienti di estetica ritiene infatti appropriato ricevere sollievo, attraverso la cura e l’ascolto anche per problemi emotivi, familiari e sessuali).Il paziente che si sottopone a cure estetiche è, in definitiva, coinvolto nella sua intera personalità, poiché sente in gioco la percezione del suo ruolo e valore sociale.In estetica, dunque, in aggiunta alla preparazione tecnica per il ripristino di una funzione, occorre conoscere il paziente nella sua dimensione psichica per creare un rapporto di fiducia e comprendere:

  • Le aspettative ‘psichiche’ implicite in ogni trattamento estetico
  • L’immagine reale/ideale che il cliente/paziente ha del suo volto
  • In che modo il cliente/paziente immagina che la propria vita possa migliorare a seguito di un intervento estetico
  • Interventi e trattamenti estetici fatti in precedenza e con quale risultato e soddisfazione 

Per tutto questo il rapporto tra paziente-cliente e operatore estetico ha bisogno di estendersi oltre alla comunicazione ‘oggettiva’ dei risultati e includere le problematiche e i feedback del post trattamento spesso importanti quanto il trattamento stesso.La collaborazione con il cliente/paziente è per questo indispensabile per rilevare se i risultati estetici hanno incontrano, e in che modo, i bisogni, l’immaginario inconscio e la soddisfazione emozionale del paziente.A differenza di altri ambiti terapeutici, il metro fondamentale con cui si misura il successo in estetica è infatti la “soddisfazione” del paziente, e per questo conoscere il mondo della psicologia estetica significa acquisire le competenze per gestire bisogni, desideri, conflitti, paure, aspirazioni alla bellezza e al benessere di ogni individuo che chiede, attraverso l’estetica, più salute e maggiore benesserepsicologico. 

 
 

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