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25 Novembre 2019

Un Manuale per trattare il paziente pediatrico ed in età evolutiva

La prof.ssa Antonella Polimeni presenta la seconda edizione di un testo didattico in cui vengono esaminati tutti gli aspetti relativi al trattamento dei pazienti in età evolutiva

Lorena Origo

Antonella PolimeniAntonella Polimeni

Giunto alla seconda edizione, il Manuale di Odontoiatria pediatrica pubblicato da Edra e realizzato da Antonella Polimeni – affiancata da un gruppo di professionisti esperti nelle singole specialità – è un testo didattico in cui vengono esaminati tutti gli aspetti relativi al trattamento dei pazienti in età evolutiva, dalla prevenzione al trattamento conservativo nella patologia cariosa, in modo esaustivo, con un linguaggio di facile comprensione e una ricca iconografia (800 fotografie e video relativi agli interventi endodontici disponibili on line). Una revisione delle parti relative all’endodonzia e alla terapia farmacologica e l’inserimento di nuovi capitoli – su terapia miofunzionale, trattamento odontoiatrico del russamento e sindrome delle apnee notturne e sull’odontoiatria speciale per pazienti con disabilità – completano il panorama della disciplina.

Parlando di endodonzia pediatrica, dottoressa Polimeni quali sono le novità proposte?
Il mantenimento della dentizione decidua è fondamentale per il corretto sviluppo della dentatura permanente e per la salute orale poiché contribuisce a creare un’occlusione stabile, funzionale ed esteticamente armonica. L’odontoiatra pediatrico deve considerare l’aspetto dinamico della dentizione del bambino e deve conoscere esattamente le tecniche e i materiali da utilizzare nei differenti quadri clinici.

È necessario, altresì, mettere in atto tutti i metodi possibili prendendo anche in considerazione interventi che spesso vengono ritenuti superflui – sarebbe molto più semplice procedere con un’estrazione… – come per esempio i trattamenti endodontici su elementi decidui, con l’obiettivo di mantenere la loro integrità anatomica fino al completamento della permuta.

Proprio per l’importanza che l’odontoiatria pediatrica ricopre, abbiamo negli ultimi dieci anni sostenuto una battaglia che ha visto la nascita di una Scuola di Specializzazione dedicata che connette finalmente la suddetta formazione specialista con il core dei livelli essenziali di assistenza in area odontostomatologica.  

Terapia miofunzionale, apnee ostruttive nel sonno, soggetti con special needs sono i nuovi temi introdotti in questa seconda edizione…
La terapia miofunzionale è importante perché si pone come obiettivo il raggiungimento dell’equilibrio del tono dei muscoli orofacciali e delle matrici funzionali in genere con la correzione delle funzioni di pertinenza stomatognatica come la deglutizione, la respirazione, l’articolazione fonetica e la masticazione. Il professionista anche in questo caso deve possedere conoscenze e abilità per utilizzare tale terapia sia come prevenzione primaria che come stabilizzazione in prevenzione secondaria dopo terapia ortodontica intercettiva. Il suo impiego nei giovani pazienti, in associazione alla tradizionale terapia ortodontica, contribuisce al raggiungimento di uno sviluppo armonico dei mascellari e al mantenimento dei risultati ottenuti.

Sulle apnee ostruttive del sonno, tematica al centro oggi di grande attenzione da parte del mondo medico e sociale, nel caso del bambino queste si estendono anche ai disturbi respiratori del sonno, cioè al russamento. La percentuale di bambini russatori arriva al 25%; certo, non tutti questi soggetti diventeranno apnoici, ma parlando in termini di prevenzione è necessario focalizzarsi sulla risoluzione delle possibili alterazioni morfo-strutturali cranio-facciali che possono portare a questa condizione. Oltre alla tipica situazione di respirazione orale, sono generalmente presenti situazioni di ipomandibolia associate o meno ad alterazioni del diametro trasversale del mascellare superiore.

Questo è un tema multi e inter-disciplinare, che vede coinvolti il pediatra, ovviamente, l’otorinolaringoiatra, l’allergologo, l’ortodontista; insieme, questi specialisti individueranno le migliori soluzioni terapeutiche personalizzate, a seconda dei risultati emersi dai rilievi cefalometrici.

Su questo tema posso solo aggiunge che ho avuto l’onore e il privilegio di coordinare i gruppi di lavoro al Ministero della Salute per la messa a punto delle Linee Guida sull’approccio odontoiatrico nelle OSAS e alle quali rimando per ogni approfondimento.

Venendo ai pazienti special needs, vogliamo sensibilizzare i colleghi su un argomento che ha importanti ricadute sociali, anche se generalmente le terapie odontoiatriche di questi soggetti si svolgono presso le strutture pubbliche. Nel paziente disabile la salute del cavo orale assume una grandissima importanza rispetto alla qualità di vita, ma è un concetto che viene spesso scotomizzato, con una sorta di effetto alone, perché le famiglie sono più concentrate sulla patologia principale. Una salute orale compromessa impedisce una buona masticazione e quindi un’alimentazione corretta in pazienti che già, a seconda della patologia centrale, hanno delle problematiche importanti.

L’odontoiatra e il suo staff possono dare un contributo importante stabilendo delle linee guida semplici e ripetibili per poter meglio curare le patologie orali. La motivazione è un requisito indispensabile per i sanitari che si fanno carico del trattamento delle persone disabili: l’adattamento delle procedure standard associate a una fortissima empatia sono le chiavi di approccio per questi pazienti veramente speciali.  

Alla comunicazione, tema centrale della relazione medico-paziente, viene dedicato il capitolo di apertura del Manuale.
In particolare nell’odontoiatria pediatrica, il professionista deve adottare un modello di comunicazione binaria per gestire sia il rapporto con i genitori, che sono i vettori di un imprinting comportamentale positivo, sia il giovane paziente. Con il bambino la comunicazione verbale prevede l’utilizzo di un linguaggio semplice, chiaro e adeguato alle diverse fasce di età che sostanzialmente sono 0-2 anni, 3-5 anni e 6-12 anni, nonché il periodo adolescenziale. La relazione dovrà pertanto essere modulata in base al soggetto da trattare.

Per esempio, nella fascia 0-2 anni – quando gli interventi sono generalmente limitati a procedure di urgenza – è ovviamente impossibile stabilire un dialogo reciproco e l’interlocutore principale è quindi il genitore. Nella fascia 3-5 anni, il bambino non ha ancora sviluppato capacità di controllo e di regolazione delle emozioni ed è pertanto necessaria una guida comportamentale decisa dell’odontoiatra. Dai 6 anni in poi, il bambino sviluppa una propria personalità e comprende i motivi alla base del trattamento. Le situazioni dovranno quindi essere illustrate e simulate in modo concreto cercando il coinvolgimento e la partecipazione del giovane paziente.

Spesso si sente affermare che “il bambino è un paziente difficile”, ma per il professionista specificatamente formato in questo tipo di relazione ciò non corrisponde assolutamente al vero.

 
 

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