Intervista al presidente SIE alla vigilia del Congresso Nazionale. Vittorio franco: è una delle più importanti branche dell’odontoiatria che merita di essere “specialità”
E’ dedicato alla “Moderna endodonzia, tra tecnologia ed esperienza”, il 36° Congresso Nazionale della Società Italiana Endodonzia che si terrà a Bologna dal 7 al 9 novembre.Ne abbiamo parlato con il presidente Vittorio Franco (nella foto).
Presidente, partiamo dal titolo del congresso. Come sta cambiando l’Endodonzia con l’avvento delle nuove tecnologie?
Ho iniziato nel 1990 e ho vissuto con curiosità e stupore i grandi cambiamenti, pensando ogni volta che si fosse raggiunto il massimo raggiungibile venendo sorpreso poi dalle innovazioni successive.L’Endodonzia sta continuamente cambiando e l’evoluzione tecnologica sta favorendo la semplicità e la ripetibilità dei trattamenti: al momento la sagomatura é la fase maggiormente standardizzata, diamo ormai ai canali in pochi minuti la forma che desideriamo con scarsi margini di errore. Molto di più si può fare per la detersione e per il sigillo.
Nuove tecnologie che rendono più facile per il clinico eseguire un trattamento endodontico o lo rendono più efficace per il paziente?
Le percentuali di successo dei trattamenti sono migliorate ma non sono ancora del 100%, riprendendo l’assioma schilderiano, la X è sempre più rappresentata dal binomio anatomia/stato dell’infezione e sempre meno dall’operatore.Conoscendo però le complessità anatomiche credo che siano auspicabili sviluppi riguardanti la comprensione biologica e la gestione delle patologie pulpari in maniera più selettiva.
Anche quest’anno una sessione del Congresso è dedicata al prof. Garberoglio. Quanto è cambiata l’Endodonzia insegnata dal professore astigiano rispetto a quella che si pratica oggi?
L’Endodonzia ha ancora il fascino di allora, fa pensare alla possibile anatomia e visualizzare il trattamento e poi ti offre il risultato. La ricerca della perfezione, i controlli a distanza per verificare l’outcome del trattamento… forse si capirà che sono di parte.Tornando alle differenze, non si usa quasi più nulla di quanto usato nel passato, ma l’approccio, i “fondamentali” restano ancora gli stessi.
L’Endodonzia è sempre più una specialità odontoiatrica e sempre meno la pratica da affidare a giovane laureato dello studio. Concorda?
L’Endodonzia deve essere una specialità, siamo a livello europeo lottando per questo obiettivo. Peccando di presunzione, credo che Endodonzia e Parodontologia siano le specialità più importanti dal punto di vista clinico, perché trattano o prevengono patologie di origine infettiva o infiammatoria. Si farebbe fare un'appendicectomia da un neo laureato senza specialità? Io, magari a torto, avrei timore.
Buona parte del corso pre-congressuale è dedicato ai traumi dentali. Un problema sentito?
Un problema interessante, frequente e molto vicino all'Endodonzia, direi quasi di confine, in quanto la polpa dentale è spesso coinvolta nei traumi dentali.Non a caso la Società Europea di Endodonzia ESE organizza un meeting congiunto con la federazione mondiale di traumatologia dentale IADTa Lisbona nel 2020.
Entriamo più nello specifico del vostro 36° Congresso nazionale, quali sono le novità?
La struttura del nostro Congresso Nazionale è ormai consolidata, cerchiamo sempre però di migliorarle ulteriormente. Quest’anno abbiamo predisposto delle cuffie per fruire meglio della sessione interattiva, quella dei teatri/ tavole cliniche.
Quali le relazioni che consiglia di non perdere?
Mi vuole mettere in difficolta? Chi è invitato a parlare al nostro Congresso merita sicuramente di essere seguito, ma i premi offrono sempre spunti interessantissimi. L’ideale sarebbe avere qualche orecchio in più e poter sentire tutto o quasi. Io ormai studio sempre tutti gli incastri in modo da godere il più possibile di un Congresso multisala.
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