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05 Novembre 2019

Gravi complicanze implantari, confronto di opinioni sulle cause

Quali le maggiori cause di problemi legati ad un intervento implantare. Intervista doppia sul tema al presidente SIdP Mario Aimetti e al presidente IAO Alfonso Caiazzo 

M.Boc.

Da dati resi noti dalla Food and Drug Administration (FDA), alla fine di giugno sono 117.200 le “serious injures” facenti seguito all’installazione di impianti dentali segnalate dai dentisti ed aziende produttrici alla FDA. Segnalazione prevista per legge per i dispositivi medici.
Il rapporto FDA sottolinea inoltre che la maggior parte di tali “injures” (che tradurremo con gravi complicanze) è da ascrivere a problemi connessi alla mancata osteointegrazione.  

A tal proposito abbiamo chiesto un parere a Mario Aimetti, professore di Parodontologia all’Università di Torino e attuale presidente della Società Italiana di Parodontologia (SIDP), e a Alfonso Caiazzo, presidente della IAO (Italian Academy of Osseintegration).  


Quali sono, a vostro giudizio, le gravi complicanze legate ad un intervento implantare? 

Presidente Aimetti: L'inserimento di uno o più impianti è soggetto, come ogni intervento chirurgico, a possibili complicanze. Certo che strutture nobili come il nervo alveolare inferiore, l'arteria linguale, le fosse nasali, il seno mascellare e la fossa pterigopalatina sono strutture anatomiche che non debbono essere violate se si vogliono evitare complicanze serie di tipo neurovascolare o delle vie respiratorie alte. Altre possibili complicanze molto gravi possono essere ascesso cerebrale dovuto per lo più a complicanze sinusali  o danni al visus dovuti a permeazione batterica dei tessuti periorbitari. Tutte sono da correlarsi ad interventi che presentano una non adeguata preparazione all'intervento, a errata diagnosi o errori tecnici. A queste “serious injuries tecniche" sono da aggiungersi i danni cronici correlati alle periimpiantiti. La perdita progressiva di osso intorno agli impianti può causare, talvolta anche in tempi molto lunghi, delle vere e proprie amputazioni della base ossea residua con conseguenti mutilazioni dei processi alveolari  o dell'osseo basale dei mascellari che rendono molto difficile qualsiasi tipo di riabilitazione successiva.  

Presidente Caiazzo: Danni permanenti a strutture anatomiche, osteonecrosi secondarie ad inserimento di impianti in pazienti che hanno ricevuto terapia che altera il metabolismo osseo, gravi infezioni che richiedono trattamento ospedaliero.


Alla FDA le aziende produttrici ed i dentisti sono tenuti a segnalare le complicanze più gravi: a rischio di vita; causa di gravi menomazioni o danni permanenti; suscettibili di intervento chirurgico per evitarli  ma la maggioranza, come dice la nota FDA è da ascrivere alla osteointegrazione.  Se dovessimo fare una statistica in Italia, anche qui arriveremmo alla stessa conclusione della FDA? 

Presidente Aimetti: Il mio parere è che ci arriveremmo anche noi. 

Presidente Caiazzo: La mancata osteointegrazione a mio modesto giudizio non è ascrivibile tra le gravi complicanze.   


Al tal proposito sono significativi i confronti con il passato in merito al numero e le cause? 

Presidente Aimetti: Seppure in uno scenario completamente diverso rispetto ai primi anni ‘90 credo che i confronti con il passato in merito alle cause siano significativi mentre sul numero non ho elementi epidemiologici in tal senso. 

Presidente Caiazzo: I confronti con il passato sono sempre utili per evitare il perpetuare degli errori, anche se oggi con i nuovi strumenti diagnostici e con la più attenta pianificazione credo che molte delle gravi complicanze si siano ridotte. 

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