L’evoluzione passa attraverso l’evoluzione e la ricerca della NewTom. Ne abbiamo parlato con il prof. Pierluigi Mozzo
Il prof. Pierluigi Mozzo (nella foto), fisico medico specializzato nella Tomografia Computerizzata, negli anni ’90 è stato uno dei principali progettisti che hanno contribuito allo sviluppo del primo dispositivo CBCT commerciale e tra i fondatori di NewTom, azienda italiana del Gruppo Cefla. Evoluzione della CBCT che va di pari passo con l’evoluzione della NewTom, quasi come se fosse una loro invenzione.
Prof. Mozzo ci fa un po’ di storia?
La tecnica della ricostruzione tomografica di volumi a partire da proiezioni bidimensionali era già stata utilizzata negli anni 80’ su prototipi per esami ‘in vitro’, su sistemi di microTC per uso industriale e su simulatori per radioterapia come supporto ai piani di trattamento. Solo con il ‘NewTom’ però è stato realizzato il primo vero dispositivo diagnostico per utilizzo su pazienti. Anche la denominazione CBCT ha avuto origine in quell’occasione; in precedenza i dispositivi prototipali sopra citati venivano chiamati sistemi di ‘Tomografia Computerizzata Fluoroscopica’. Il nuovo dispositivo metteva da subito a disposizione degli utilizzatori tutte le funzionalità di ‘imaging’ tridimensionale delle tradizionali TC, con una dose di radiazioni molto inferiori e con un dispositivo poco costoso, facile da manutenere e semplice da utilizzare. Vista anche la difficoltà di accesso agli esami TC delle grandi strutture ospedaliere, con la nuova macchina veniva finalmente aperto al settore odontoiatrico il mondo della diagnstica radiologica 3D.
Quando nasce invece il primo CBCT è perché è stato deciso di dedicarlo ad applicazioni odontoiatriche?
Il primo apparecchio CBCT, il NewTom 9000, è stato messo in commercio per la prima volta nel 1996 dalla QR di Verona. Era dedicato all’imaging del distretto maxillo-facciale : ciò sia perché quest’ultimo ben si adattava al volume di ricostruzione della macchina (un cilindro di circa 20 cm diametro per 20 cm di altezza), sia perché all’epoca solo gli specialisti odontoiatri potevano, oltre ai radiologi, utilizzare apparecchi radiologici per finalità diagnostiche complementari all’esercizio clinico. Nel seguito, con la disponibilità sul mercato di sensori per raggi-X più grandi, è stato possibile realizzare dispositivi con volumi di ricostruzione più ampi e le macchine CBCT sono oggi in grado di operare anche su vari distretti del sistema muscolo-scheletrico: ginocchio, spalla, anche.
Quale è stata l’evoluzione della CBCT odontoiatrica, quali i vantaggi per l’odontoiatra, ed anche per i pazienti, degli strumenti di oggi rispetto al primo modello?
Rispetto al primo modello vi è stata sia un’evoluzione tecnologica che ha portato all’utilizzo di componenti (tubo radiogeno e sonsori-X) più performanti, con ricadute positive sulla qualità delle immagini e sul rapporto qualità/dose di radiazioni, sia continui miglioramenti a livello del software che hanno introdotto nuovi protocolli di esame, varie possibilità di operare sul ‘processing’ delle immagini, la produzione di esami in formato standard DICO e la connessione con i sistemi RIS (Radiological Information System) e PACS (Picture Archiving and Communication System). Tutto questo ha contribuito a migliorare sempre più la qualità sia dell’esame sia del servizio complessivamente reso al paziente.
Nel mercato esistono oggi vari modelli ad uso odontoiatrico. Che consigli potete dare al professionista per scegliere quello più adatto alle sue esigenze?
Non sono la persona più adatta a rispondere a questa domanda. Oggi ci sono sul mercato decine di produttori e i dispositivi si differenziano non solo per gli aspetti tecnici, ma anche per dimensioni, tipologie di utilizzo, prezzo, qualità dei servizi di supporto…..
L’11 settembre festeggerete a Milano i 25 anni dall'invenzione della CBCT con un evento scientifico. Ci può dare qualche anticipazione?
Il NewTom Forum 2021 prevede 14 relazioni, prevalentemente di carattere clinico dedicate ai vari settori applicativi della CBCT. Il mio sarà invece un intervento prettamente tecnico che vuole ripercorrere le tappe dello sviluppo tecnologico della metodologia e delineare i possibili scenari per la sua evoluzione futura.
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