Abbiamo sentito una delle prime dentiste che potrà usufruire del riconoscimento temporaneo del titolo professionale e che sarà assunta in uno studio odontoiatrico a Bari
Si chiama Vita Bondarchuk, ha 34 anni, e di professione fa la dentista con il marito a Horokhiv in una cittadina ad Ovest dell’Ucraina. In realtà faceva la dentista fino al 24 febbraio quando a “50 chilometri dalla nostra vita”, racconta ad Odontoiatria33 la dott.ssa Bondarchuk, i russi hanno bombardato l’aeroporto. Poi i continui allarmi, le corse nei rifugi improvvisati, il via vai di carri armati sulla strada vanti alla villetta che ospita studio e casa che avevano appena comprato.
Lei non se ne voleva andare via, è stata la paura a convincerla a scappare, o meglio la voglia di trovare un posto sicuro per i figli uno di 10 ed uno di 2 anni. A partire, dice, l’ha convinta il marito che invece è rimasto per aiutare la difesa territoriale e a presidiare casa e studio per "difendere quanto abbiamo costruito".
“Ci siamo diretti a Leopoli”, racconta, “e poi a Bari dove vivono già da venti anni i genitori ed il fratello di mio marito”. Il suo racconto è molto simile ai tanti che in questo mese di guerra abbiamo sentito alla televisione o letto sui giornali. La dottoressa Bondarchuk sarà forse una delle prime dentiste che potrà usufruire del riconoscimento temporaneo previsto dal Decreto Ucraina appena approvato in quanto verrà assunta nello studio Di Gioia a Bari.
“A farmi conoscere Vita è stato Leonardo Colella, odontotecnico che collabora con il nostro studio”, racconta Milvia Di Gioia titolare con la sorella ed il fratello di uno studio odontoiatrico barese e past president Poiesis. “Presso di loro lavora già da tempo Nazar, un odontotecnico ucraino, che ci ha parlato di questa dentista scappata dalla guerra con i figli. Ci siamo conosciuti ed io ed i miei fratelli ci siamo subito resi disponibili a farla lavorare da noi”.
La dott.ssa Di Gioia ha cercato il modo di assumerla scontrandosi con le regole sul riconoscimento dei titoli che prospettavano tempi lunghi. “Avevamo anche pensato di assumerla come ASO ma non ci sembrava corretto. Fortunatamente il Governo ha attivato questa norma temporanea, credo sia un gesto di profonda umanità”.
Professionalmente, racconta la dott.ssa Bondarchuk, si è laureata nel 2011, si è specializzata in stomatologia generale per poi frequentare corsi di odontoiatria pediatrica. Con il marito, anche lui dentista, ha lavorato per sei anni al policlinico statale di Horochiv, poi la decisione di comprare la villetta dove al piano terreno hanno allestito lo studio e sopra l’abitazione.
Ovviamente è molto contenta e grata ai fratelli Di Gioia per l’opportunità che le viene offerta e che le consente di riprendere la speranza, di impegnare le sue giornate guardando al futuro, e di non pesare economicamente sulla famiglia che li ospita.
“Il nostro studio è di medie dimensioni – dice Milvia Di Gioia-, se non si fosse presentata l’occasione di dare una mano a Vita non avremmo certamente pensato di assumere un odontoiatra, ma sono sicura che sarà una buona opportunità, certamente umana, professionale ma anche dal punto di vista della crescita dello studio”.
La dottoressa Di Gioia ci racconta che in Puglia la comunità ucraina era già molto popolata prima della guerra ed oggi stanno arrivando molti rifugiati ospitati da amici e parenti residenti.
“Avere in studio una persona che sia in grado di comunicare con loro sicuramente aiuterà”. Durante la nostra chiacchierata faccio vedere alla dott.ssa Di Gioia i commenti, negativi, postati sulla pagina Facebook di Odontoiatria33 da parte di dentisti critici verso la scelta del Governo di attivare il riconoscimento temporaneo.
“Non voglio giudicare, ovviamente la vediamo diversamente. Ma vi immaginate se capitasse a uno di noi? Credo che tutti noi dobbiamo fare la nostra parte per aiutare queste persone in fuga dalla guerra. Io da tempo vivo in Inghilterra con la famiglia, ci siamo trasferiti anni fa perché a mio marito era stato offerto un importante posto da ortopedico in un ospedale londinese. Continuo a fare la dentista a Londra e una settimana al mese torno a Bari. Forse perché so cosa vuole dire essere un’immigrata, so quanto sia difficile ricominciare lontano da casa, la sofferenza psicologica che si prova a lasciare le certezze per ricominciare da zero, ho subito voluto aiutare Vita. Forse mi sono rivista a Londra con le incertezze e la fatica di essere accettata. La grande differenza è che il mio trasferimento era stata una mia scelta. Vita è stata costretta a lasciare tutto ciò che per anni con dedizione e sacrifici aveva costruito”.
Oggi la dott.ssa Bondarchuk sta aspettando che sia esaminata la domanda di nulla osta all’esercizio della professione di odontoiatra, presentata all’Ordine di Bari, anche se alcuni uffici non sanno ancora come gestire la pratica. Intanto sta frequentano con il figlio più grande un corso di italiano organizzato per i rifugiati da una associazione di volontariato barese.
Ci racconta che non vede l’ora di tornare a casa sua, che tutte le sere tramite WhatsApp chiama suo marito “così anche i figli vedono che sta bene”.“Speriamo che finisca presto questa guerra iniziata senza un motivo per un capriccio Russo”.
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