L’allentamento delle procedure anti Covid, le procedure che continueranno a rimanere, il bilancio di due anni difficili per un settore ad alto rischio infezione. Ne abbiamo parlato con il prof. Erico Gherlone
Con la fine dell’obbligo della mascherina in molti loghi chiusi, l’emergenza pandemia sembra essere definitivamente alle spalle, anche se i dati sui contagi, in aumento, ricordano che nulla è ancora terminato.
“Ma oggi abbiamo vaccini ed antivirali specifici che possono aiutarci a contrastare il virus”, ha ricordato il prof. Roberto Burioni intervenendo al XX Congresso nazionale dei corsi di studio in Igiene dentale delle Università italiane celebrato lo scorso fine settimana a Napoli.
Evento congressuale che, grazie alla presenza del sottosegretario alla Salute On. Pierpaolo Sileri e del Coordinatore del Tavolo Tecnico sull’odontoiatria presso il Ministero della Salute prof. Enrico Ghelrone, ha permesso di tracciare un bilancio di questi oltre 2 anni di pandemia nel settore dentale e delle prospettive future in tema di regole per prevenire i contagi.
Ne abbiamo parlato con il prof. Enrico Gherlone.
Tra le tante difficoltà che il settore ha patito in questi due anni, il dato positivo è quello che i protocolli di prevenzione indicati si sono rivelati efficaci e soprattutto sono stati rispettati.
Assolutamente. Il lavoro del Tavolo Tecnico sull’odontoiatria volto ad individuare i protocolli di prevenzione da adottare negli studi odontoiatrici non solo ha avuto funzione da apripista per le altre branche della medicina ma anche a livello internazionale abbiamo fatto scuola. Il merito è certamente del contributo prezioso del Tavolo Tecnico di Odontoiatria, formato dai componenti della CAO Nazionale, di AIO, ANDI, del Collegio dei Docenti, delle Società scientifiche e degli esperti del settore che abbiamo coinvolto per redigere le “indicazioni operative per l’attività odontoiatrica durante la fase 2 della pandemia Covid-19”.Il dato che meno dell’1% degli operatori del settore odontoiatrico si siano contagiati in studio, nonostante sia la categoria più a rischio, è stata la conferma della bontà di quanto indicato e che odontoiatri, igienisti dentali ed Aso si sono dimostrati attenti e responsabili ribadendo che lo studio odontoiatrico era ed è un presidio sanitario sicuro.
Ora però molte di quelle procedure sembrano superate, state lavorando per rivederle?
In data 17 giugno (l’intervista è stata fatta giovedì 16 giugno NdR) è prevista una riunione del tavolo tecnico dell’odontoiatria in cui saranno affrontate numerose tematiche, tra cui si discuterà relativamente all’aggiornamento delle Indicazioni Operative Ministeriali pubblicate in data 13 maggio 2020 alla luce dei nuovi progressi in campo clinico, farmacologico e scientifico e dei suggerimenti delle principali rappresentanze sindacali nazionali e CAO.
Quali procedure potranno essere abbandonate?
Premettendo che molte delle raccomandazioni riportate nel documento sono sempre state consigliate nella pratica odontoiatrica e adottate dai professionisti del settore, sicuramente si potrà intervenire sull’organizzazione e la reingegnerizzazione dei percorsi di lavoro. La tecnologia mai come in questi anni di pandemia ha messo a disposizione macchine innovative che provvedono a velocizzare i tempi di esecuzione delle procedure, a ridurre il rischio di contagio da contatto, alla purificazione dell’aria e a limitare il consumo di carta rendendo i processi burocratici completamente digitalizzati; il mercato, inoltre, si è specializzato su molecole ed eccipienti in grado di neutralizzare il virus SARS-CoV-2 con risultati soddisfacenti. In quest’ottica si può immaginare di inserire tempi di riordino inferiori tra un paziente e accortezze riguardanti le tastiere dei computer, gli oggetti in superficie ottimizzando e velocizzando i tempi di lavoro. È possibile, inoltre, ipotizzare dei livelli di rischio in base alle procedure odontoiatriche in cui indossare DPI specifici. Ad esempio, una procedura senza la formazione di droplets e aerosol potrà prevedere un livello di DPI minore rispetto ad altre procedure definite ad alto rischio. Tuttavia, senza dimenticare l’attenzione massima nei riguardi delle più frequenti e delle nuove infezioni crociate nell’ambito odontoiatrico. Comunque queste sono solo considerazioni personali, mentre l’aggiornamento sarà frutto della concertazione tra tutti i partecipanti al tavolo sulla base non solamente dell’esperienza acquisita ma anche della letteratura aggiornata ad oggi.
Alcune delle procedure indicate rimarranno invece definitive, nel senso che diventeranno parte integrante nei protocolli si sicurezza degli studi? Come ha detto il sottosegretario Sileri, gli studi dovranno convivere con il Covid per molto tempo?
Come sottolineato precedentemente il livello di attenzione e di accortezza non va diminuito poiché non solo conviveremo col COVID-19 ma siamo esposti continuamente ad agenti patogeni che rappresentano un rischio per gli operatori e per il cittadino paziente. Pertanto, si discuterà in occasione del tavolo tecnico con tutte le parti del settore su come essere sempre pronti ad eventuali nuove infezioni crociate e come mantenere un livello alto di sicurezza soprattutto nelle strutture odontoiatriche complesse con elevato turn over di operatori, studenti, personale e pazienti.
Dal suo punto di vista, al di la della questione protezioni, ci sono degli aspetti positivi che questi due anni di Covid lasceranno nel settore dentale e nei pazienti degli studi?
Assolutamente si, il mondo sanitario nazionale e internazionale è profondamente mutato. Tutti gli operatori del settore dentale sono stati sensibilizzati ad un livello massimo di attenzione non solo nei riguardi delle misure di sicurezza ma anche e soprattutto della salute del cittadino paziente orale e sistemica. Come riportato dalle evidenze scientifiche un buon livello di salute orale e quindi richiami periodici cadenzati di igiene e una corretta igiene domiciliare influiscono positivamente sulla salute sistemica soprattutto nei soggetti considerati “fragili” che per lungo tempo hanno avuto timore di recarsi dal proprio dentista. Inoltre, è stato riportato in letteratura che la patologia COVID-19 lascia e ha lasciato delle sequele al livello del cavo orale, nello specifico son state descritte xerostomia e/o anomalie delle ghiandole salivari, lesioni orali, malattia parodontale, erosioni, carie, disfunzione dell’ATM/dolorabilità al livello dei muscoli, nevralgia trigeminale, e alterazione della sensibilità del fascio nervoso. A tal scopo l’odontoiatria è presente nel Panel Long-COVID istituito dall’Istituto Superiore di Sanità al fine di definire le buone pratiche per la diagnosi e il trattamento della sindrome.
Infine, l’odontoiatria pubblica. Il sottosegretario Sileri, nel suo intervento, ha ricordato gli investimenti che saranno fatti in sanità anche grazie ai fondi del PNRR. Quanti di questi saranno destinati all’odontoiatria e a che punto è la revisione dei Lea odontoiatrici?
Personalmente non sono in grado di quantificare gli investimenti che saranno dedicati al tema, ma con certezza posso dire che si sta lavorando molto alla revisione dei LEA, prima con la proposta del tavolo tecnico ministeriale che prevede di ampliare sia il numero delle prestazioni sia il numero dei soggetti aventi diritto e ad oggi in Consiglio Superiore di Sanità, Sezione 1, il sottoscritto ha proposto l’istituzione di un gruppo di lavoro specifico di esperti del settore che si occuperanno a 360° dell’argomento.
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