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23 Giugno 2022

Comunicazione igienista odontoiatra ed i rischi di una “tensione sociale gerarchica”

Una scorretta comunicazione tra i membri del Team odontoiatrico può creare problemi ai pazienti. I consigli per una proficua comunicazione dalla dott.ssa Polizzi


“Igiene dentale: correlazioni con altre figure sanitarie” è stato il titolo di un interessante Convegno organizzato a fine maggio dalla Clinica Odontoiatrica dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Tra le relazioni quella della dott.ssa Elisabetta Polizzi (nella foto) Coordinatore Corso di Laurea in Igiene Dentale, Direttore Centro Igiene Orale e Prevenzione Università Vita Salute San Raffaele dal titolo: “Ruolo dell'Igienista Dentale nel team work multidisciplinare”. Una relazione che ha affrontato, tra gli altri, il tema della comunicazione odontoiatra igienista dentale e quella tra igienista paziente partendo da un dato del Ministero della Salute che indica come nelle corsie d’ospedale si muore perché i vari operatori che trattano quel paziente non comunicano tra di loro.  


Fortunatamente per problemi odontoiatrici difficilmente si muore, ma una cattiva comunicazione tra i componenti del Team odontoiatrico può creare ugualmente danni ai pazienti? 

Il dato fornito dal rapporto ministeriale è spunto di riflessione poiché nel nostro immaginario comune ipotizziamo che si possa morire solo in una corsia di ospedale a seguito di una pratica clinica non prudente o negligente. Apprendere invece che una cattiva comunicazione tra gli operatori possa portare a degli errori fatali è sorprendente. Certo che in odontoiatria fortunatamente non si hanno esiti nefasti, ma una non chiara comunicazione tra professionisti può, per esempio, tradursi in una calendarizzazione del piano di cura non per priorità, oppure la non chiarezza tra operatori e segreteria può portare agli addetti front office ad un errore sul tempo necessario da dedicare alla cura, riprogrammazioni non con lo stesso operatore. Tutti comportamenti che possono sicuramente indispettire il paziente e nei casi peggiori anche provocare dei danni, pensiamo ad un paziente con una carie destruente, magari già in polpa a cui viene fissato prima l’appuntamento per uno sbiancamento e magari in attesa di venire nel nostro studio scoppia una sintomatologia algica importante! 


Come si può e deve migliorare la comunicazione tra tutto il Team? 

Nella mia relazione ho sottolineato che non basta lavorare “fisicamente” insieme per essere un gruppo di professionisti che offrono prestazioni che soddisfino il paziente. Il team deve attuare tutti quei comportamenti specifici perfettamente combinati tra loro per facilitare l’obiettivo comune, ovvero garantire una prestazione di qualità. Traguardo ottenibile superando le tensioni storiche e gerarchiche e attuando una strategia di adattamento delle singole competenze. Per lavorare in squadra è necessario un briefing continuo che consenta uno scambio costante di informazioni, l’evento “non prevedibile” può essere evitato grazie alla piena consapevolezza del caso clinico, a volte anche complesso, e alle capacità di ogni membro del team. L’assertività è un altro requisito fondamentale poiché per crescere e arricchire il bagaglio di conoscenza che ogni individuo ha con sé, e a maggior ragione ogni professionista, bisogna scambiarsi opinioni e informazioni mantenendo la propria posizione. In ultimo ma non di importanza, il debriefing permette ad ogni singolo componente della squadra di considerare, riconsiderare e rivalutare il proprio operato sulla base dei risultati ottenuti. Banalmente utilizzando una metafora calcistica, “una squadra che non comunica, e non riconsidera rivedendo insieme i risultati ottenuti nelle partite precedenti è destinata a retrocedere”.    


Ci può essere una tensione sociale gerarchica tra igienista ed odontoiatra che frena la comunicazione tra i due professionisti con evidenti problemi per i pazienti? Mi spiego, l’igienista dentale può sentirsi a disagio a dire all’odontoiatra che visitando un certo paziente ha notato che l’impianto che il clinico ha messo poco tempo fa sta dando problemi? 

Certo e le cause sono molteplici, in primis un percorso formativo diverso che conduce a diversi modelli di valutazione e ad interpretazione non univoca, la terminologia specifica utilizzata e i diversi stili di comunicazione senza dimenticare che spesso si ha un alto turnover di professionisti all’interno di una struttura o di uno studio odontoiatrico, il che sfavorisce maggiormente il dialogo face to face. Questo contesto non facilita né il confronto né la collaborazione aperta.   


In questi casi quale è l’approccio corretto che consiglia ai suoi colleghi di tenere? 

L’approccio corretto si basa su tre aspetti fondamentali; la tempestività, essendo i tempi di lavoro ristretti e molto spesso ridotto il tempo dedicato al “face to face”, come precedentemente detto, gli operatori tra loro devono comunicare prontamente e in maniera significativa. La chiarezza è un elemento fondamentale della comunicazione proprio per superare l’ostacolo della tensione gerarchica e storica ed è inevitabilmente accompagnata dall’accuratezza. I primi tre concetti fondamentali, ad oggi, sono adiuvati e supportati dalla tecnologia che permette in breve tempo lo scambio di tutte le notizie e informazioni necessarie per ogni caso specifico e per offrire una prestazione di qualità al paziente.  Pertanto, i mezzi innovati tecnologici consolidano e facilitano un cambiamento culturale tra gli operatori così anche i mezzi considerati strutturati nello studio odontoiatrico. 


E per quanto riguarda la comunicazione verso il paziente, è corretto toccare tutti gli aspetti anche quelli non di pertinenza dell’igienista? Per esempio se vede una carie o una corona o una otturazione da sostituire è corretto parlarne direttamente al paziente oppure è meglio non dire nulla e segnalarlo all’odontoiatra che poi ci penserà lui? 

Se quanto precedentemente detto è compreso e interiorizzato dal team odontoiatrico, sarà l’odontoiatria stesso che avrà interesse ad un ulteriore “occhio vigile” durante il controllo effettuato a seguito di una seduta di igiene orale professionale senza entrare ovviamente nel campo della diagnosi o del piano di cura. Nessuna delle due figure professionali oltrepasserà il suo ambito di esperienza ma semplicemente collaboreranno insieme al fine di raggiungere l’obiettivo comune il bene del cittadino paziente. Inoltre, la cartella clinica non sostituisce la comunicazione né col paziente né con il professionista ma sicuramente rimane ad oggi il mezzo più potente, facile, intuitivo e ad oggi tecnologico che i professionisti possono utilizzare per comunicare. Inoltre nella comunicazione verso il paziente l’igienista consapevole dei propri ambiti professionali sarà in grado di instaurare il corretto approccio comunicativo che non lo condurrà ad esprimere una diagnosi, ma ad invitare il paziente a sottoporsi ad un controllo con l’odontoiatra.   

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