A Firenze, presso la Fortezza da Basso, si è svolto il 53° Congresso Internazionale SIDO “Togheter with…”. Nel corso dell’evento, uno spazio è stato riservato al tema della medicina del sonno.
Sleep Medicine in Dentistry Journal, la rivistra EDRA dedicata alla medicina del sonno, ha intervistato il presidente SIDO Mauro Cozzani sul tema, ecco la sintesi.
Dottor Cozzani, come mai ha ritenuto necessario inserire questa disciplina in un programma ortodontico?
Fin da neolaureato, nelle lunghe chiacchierate con il prof. Piergiorgio Strata noto neurofisiologo e autore del libro “Dormire forse Sognare”, ho compreso l’importanza, per la salute psicofisica, del sonno.
L’odontoiatra è coinvolto in questo campo sia come “prima sentinella” sia nel trattamento con diversi dispositivi intraorali.
L’ortodontista ha una preparazione specifica sia sui dispositivi di avanzamento mandibolare e del mascellare superiore sia nelle apparecchiature atte a espandere trasversalmente il mascellare superiore nelle varie fasi di sviluppo fino all’età adulta; risulta pertanto logico collocare all’interno di un convegno di ortodonzia una sessione dedicata alla medicina del sonno.
Ritiene che l’ortodontista possa essere il clinico di riferimento per la gestione dei pazienti con disturbi del sonno?
Non credo sia un’opinione personale, ma una valutazione oggettiva delle competenze dell’ortodontista che porta a definire questa figura come la più adatta a trattare i disturbi del sonno di competenza odontoiatrica.
La formazione specialistica ortodontica pone le basi per un inquadramento diagnostico già in età evolutiva dando molta attenzione a quanto le problematiche respiratorie possano incidere nel corretto sviluppo del complesso maxillo-facciale.
Una visione critica della funzionalità respiratoria nelle differenti fasce d’età è parte integrante del lavoro dell’ortodontista qualificato.
Come vede in futuro il coinvolgimento dell’odontoiatra nella medicina del sonno nel panorama europeo?
Ritengo che il coinvolgimento dell’odontoiatra nella medicina del sonno sarà sempre maggiore e le evidenze scientifiche che emergono in letteratura confortano questa visione.
In moltissimi congressi mondiali di odontoiatria e di ortodonzia è ormai presente in maniera stabile una sessione sulla Dental Sleep Medicine.
Tutto questo avvalora il sempre maggiore interesse, sia clinico sia delle aziende che operano nel dentale.
Nella pratica clinica quotidiana dei suoi soci, esclusivisti e specialisti in ortodonzia, quali consigli si sente di dare per poter approcciare nel modo corretto i pazienti che soffrono di OSAS?
Il primo consiglio è quello di cercare di formarsi delle competenze in materia; il secondo di essere in grado di fare uno screening sui pazienti che si presentano in studio in modo da inviare allo specialista medico del sonno quelli in cui si ritiene vi possa essere una patologia; il terzo saper utilizzare i vari presidi terapeutici.
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