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04 Novembre 2022

Antibiotici per contrastare le malattie parodontali: sì o no?

A rispondere è il Prof. Leonardo Trombelli dell’Università di Ferrara che indica quando considerarne l’utilizzo e le alternative anche in considerazione del rischio antibiotico resistenza

di Arianna Bianchi


Le malattie parodontali sono patologie largamente diffuse, che possono ovviamente avere gravi ripercussioni sul cavo orale, essendo una delle principali cause della perdita degli elementi dentari. Ne abbiamo parlato col prof. Leonardo Trombelli, Professore Ordinario dell’Università di Ferrara, presso la quale è nuovamente in partenza il Master “4P- Post-graduate Program for Proficiency in Periodontology”, le cui iscrizioni termineranno il 12 dicembre. 


Innanzitutto, quali sono i principali fattori di rischio della parodontite? 

Sicuramente – risponde Trombelli – fumo e diabete sono gli attori più importanti per quel che riguarda il rischio per il paziente di sviluppare parodontite e la sua successiva progressione.Per i clinici, poi, deve essere fondamentale l’utilizzo di metodi per la valutazione prognostica, quali il PerioRisk messo a punto dall’Università di Ferrara nel 2009. Questo strumento si compone di 5 elementi: due fattori di rischio riconosciuti, appunto fumo e diabete, due marker clinici associati alla malattia (numero di tasche profonde e indice di sanguinamento al sondaggio) e un parametro derivato basato sui denti con perdita ossea rilevante in relazione all’età del paziente.La valutazione della modifica dei fattori prognostici (in particolare quelli associati alla condizione clinica) rappresenta il GPS per la verifica dei risultati ottenuti in corso di trattamento e per il mantenimento delle condizioni di stabilità durante la fase di mantenimento. 


Come trattare un paziente affetto da parodontite?

Molto dipende dalla gravità del caso, chiarisce Trombelli. Per i casi severi e avanzati di parodontite (Stadi 3 e 4), infatti, la fase di controllo dei fattori di rischio e del biofilm sopra e sottogengivale con strumenti meccanici e manuali – implementati magari con i più validati agenti antimicrobici (antisettici e antibiotici) a uso strettamente locale – potrebbe non essere sufficiente. È infatti spesso necessario il cosiddetto “step 3 della terapia”, che prevede un trattamento correttivo di tipo chirurgico.  


Possono gli antibiotici essere un alleato per il trattamento della parodontite? 

Nei confronti degli antibiotici sistemici, spiega Trombelli, le Linee Guida per il trattamento della Parodontite stadio 1-3 (pubblicate nel 2020 e tradotte dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia) sono state piuttosto stringenti in termini di indicazioni d’uso. La preoccupazione è legata all’impatto sullo stato di salute del singolo paziente e in termini di sanità pubblica, che deriva dall’utilizzo inappropriato degli antibiotici sistemici in generale e nel trattamento della Parodontite in particolare. Penso all’elevata incidenza di effetti collaterali e all’antibiotico-resistenza indotta. Ecco perché è stato considerato il trattamento aggiuntivo con antibiotici sistemici solo in caso di quadri clinici molto specifici (es. giovane adulto con Parodontite generalizzata Stadio III). 



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