Lo spiega il Prof. Aldo Bruno Giannì, dell’Università degli Studi di Milano soffermandosi sulla prognosi, il trattamento ma soprattutto sulla prevenzione e sul ruolo dell’odontoiatra
A livello del distretto oro-maxillo-facciale esistono numerose tipologie di neoplasie, che possono avere origine da qualsiasi tessuto o cellula presenti in questa zona del corpo. Così come in ogni altro distretto, anche a livello della testa e del collo si possono distinguere tumori benigni e tumori maligni. Per quanto riguarda quelli benigni, a livello del cavo orale, esistono dei tumori che vengono definiti “odontogeni”, che traggono quindi la loro origine da cellule che andranno a costituire i tessuti dentari.
Tra le principali forme di questo genere di tumori si annoverano:
“Poiché – spiega il prof. Bruno Giannì (nella foto), uno dei docenti del corso FAD sui tumori del cavo orale di EDRA– con gli esami radiografici (essenzialmente la Tomografia Computerizzata, TC) spesso non è possibile arrivare a una diagnosi di certezza, è buona norma (soprattutto per lesioni di dimensioni superiori ai 4-5 mm) effettuare prima una biopsia incisionale, con il solo scopo diagnostico, per poter successivamente programmare correttamente l’intervento terapeutico”.
Per quel che riguarda invece i tumori maligni, il più diffuso è il carcinoma del cavo orale, che in circa l’80% dei casi è di tipo spinocellulare. Questo tipo di neoplasia si manifesta in vari modi, come una crescita vegetante oppure infiltrativa ma anche come ulcerazioni più o meno ampie.
“Sebbene il carcinoma squamocellulare sia la neoplasia maligna più frequente, non bisogna dimenticare – continua Giannì – che esistono anche altre tipologie di tumori, ad esempio quelli a partenza dalle ghiandole salivari. In questi casi, gli istotipi più frequenti sono gli adenocarcinomi, i carcinomi mucoepidermoidi oppure quelli adenoidocistici. Esistono poi anche tumori di origine mesenchimale, come i sarcomi, che possono derivare da tessuto osseo oppure fibroso, ma anche da tessuto cartilagineo o muscolare”.
La prognosi di queste neoplasie è strettamente legata al momento in cui viene effettuata la diagnosi: tumori “lasciati liberi” di crescere possono causare anche la morte del paziente.
La diagnosi precoce e la prevenzione sono quindi le “armi” più importanti che si hanno a disposizione per migliorare la prognosi e di conseguenza anche la qualità di vita dei pazienti.
Come già sottolineato, la diagnosi di certezza viene effettuata tramite l’esecuzione di una biopsia incisionale.
Una volta ottenuta la diagnosi, deve iniziare il processo di stadiazione del tumore ricorda il prof. Giannì, che si effettua tramite imaging di II livello (TC o RMN) del distretto testa-collo, poiché spesso (soprattutto nel caso del carcinoma spinocellulare) si può assistere a un coinvolgimento di tipo linfonodale (a livello dei linfonodi sottomandibolari, sottomentonieri e laterocervicali).
Il trattamento di questo genere di neoplasie è solitamente di tipo chirurgico. Tuttavia, soprattutto quando il tumore si presenta in stadio medio-avanzato, al trattamento chirurgico si aggiungono anche trattamenti radianti e/o chemioterapici (soprattutto per il trattamento di tumori come i sarcomi). Attualmente, anche se a livello del cavo orale ancora non sono ben codificate, “si stanno facendo ricerche riguardo all’uso dell’immunoterapia, che potrebbe essere un “alleato” per migliorare la prognosi dei pazienti affetti da questo genere di patologia”, ricorda il prof. Giannì.
L’obiettivo, dice, dovrebbe essere sempre quello di non trattare la malattia in quanto tale ma quello di trattare il paziente affetto dalla malattia tumorale. Questo implica che, accanto alla parte demolitiva, deve esserci una chirurgia ricostruttiva, che risulta di fondamentale importanza, poiché deve cercare di garantire una certa qualità di vita per i pazienti.
Le ricostruzioni oggi sono molto sofisticate: si possono utilizzare i cosiddetti autotrapianti, prelevando tessuti da altri distretti corporei (come il perone o la cute dell’avambraccio), che – grazie alla presenza dei peduncoli vascolari – possono essere quindi anastomizzati con i vasi presenti a livello del distretto che era stato oggetto di intervento per poter quindi andare a ricostituire i tessuti che erano stati demoliti in precedenza. È possibile però effettuare anche una ricostruzione “customizzata”, grazie alla tecnologia digitale, che consente di programmare nei minimi dettagli la forma e il volume della porzione di osso che deve essere ricostituita.
In un’ottica di prevenzione e diagnosi precoce è fondamentale, poi, istruire i pazienti ad autoesaminarsi, al fine di intercettare quanto prima eventuali modificazioni delle mucose del cavo orale, esortandoli a sottoporsi anche a controlli periodici. Spesso, infatti, il ritardo diagnostico è legato al fatto che i pazienti non si accorgono oppure minimizzano le alterazioni delle mucose del cavo orale. Ancor più grave è però il ritardo diagnostico legato alla “componente medica”, rappresentata dal medico di medicina generale o dall’odontoiatra, che a volte impiegano molto tempo per indirizzare il paziente a esami/visite di II livello o per arrivare a una diagnosi. Il Prof. Giannì consiglia quindi di inviare pazienti che presentano lesioni sospette a centri di riferimento o a degli specialisti, soprattutto quando queste lesioni non scompaiono o non si modificano dopo 15 giorni, anche dopo opportuna terapia.
“Sempre in un’ottica di prevenzione – continua Giannì – di fondamentale importanza è la conoscenza i fattori di rischio, alcuni dei quali – su tutti il fumo di sigaretta – sono noti da anni ormai. Il fumo di sigaretta, infatti, contiene al suo interno moltissime sostanze carcinogenetiche (più di 60) ed è correlato allo sviluppo di neoplasie non solo a livello delle basse vie aeree ma anche nel cavo orale”.
Un secondo fattore di rischio è rappresentato da una dieta a basso consumo di frutta e verdura: soggetti che assumono grandi quantità di acidi grassi polinsaturi e zuccheri sembrerebbero più propensi a sviluppare neoplasie, al contrario di quelli che consumano abitualmente frutta e verdura, alimenti che contengono al loro interno numerose sostanze antiossidanti e anticarcinogenetiche (come vitamine A, C, E, folati…). Anche l’abuso di alcol, per via della presenza al suo interno di componenti quali l’etanolo e l’acetaldeide, rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo delle neoplasie. L’alcol agisce localmente come stimolo irritativo cronico, ma – quando associato ad altre sostanze (tipicamente il fumo) – agisce in maniera esponenziale, causando una vasodilatazione che aumenta anche l’assorbimento del fumo,L’alcol, inoltre, agisce anche per via sistemica, andando a danneggiare le cellule epatiche e portando anche a quadri di cirrosi.E se il fegato è meno efficiente, lo stesso accade al sistema immunitario, che quindi sarà “meno pronto” a intercettare precocemente eventuali alterazioni cellulari maligne.
Tra i fattori di rischio vanno poi annoverati tutti gli stimoli irritativi cronici. A livello del cavo orale, lo stimolo irritativo “per eccellenza” è rappresentato da una scarsa igiene orale: motivare i pazienti a una corretta igiene orale è quindi fondamentale non solo per la salute degli elementi dentari.
Da alcuni anni, poi, è stata notata – soprattutto in relazione al carcinoma faringeo – una associazione tra questi tipi di tumore e alcuni ceppi di Papilloma virus (HPV), gli stessi che sono responsabili del carcinoma della cervice uterina.
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