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16 Giugno 2023

Matrici sezionali, quando utilizzarle e perchè


Con il professor Nicola Scotti, medico odontoiatra e titolare del corso di Odontoiatria Conservativa presso l’Università di Torino, abbiamo voluto approfondire il concetto di matrice sezionale, il suo attuale utilizzo e applicazione in odontoiatria. 

Prof. Scotti, ci fa un po’ la storia delle matrici?  

Nel corso degli anni la velocità con cui sono evolute le tipologie dei materiali da otturazione non sempre ha seguito la velocità con cui sono cambiate le tecniche di ricostruzione utilizzate in odontoiatria conservativa da parte dell’odontoiatra. E questo ha riguradato anche la scelta delle matrici.Tra le tipologie di matrici che erano più diffuse sicuramente troviamo le matrici circonferenziali autoserranti, tipo automatrix o tofflemire, e quelle trasparenti. Le prime erano pensate per l’utilizzo di materiali che dovevano essere compattati come l’amalgama, mentre quelle trasparenti, in passato, erano scelte per favorire il passaggio della luce della lampada fotopolimerizzante.Le più “recenti” matrici sezionali hanno invece l’esigenza di venire a contatto con un materiale più delicato, in termini di modellazione e adattamento cavitario,come il composito. Questo impone di utilizzare matrici interprossimali con forme che imitino profili d’emergenza quanto più naturali possibili, che impongono un’applicazione priva di deformazioni che verrebbero altrimenti “copiate” dal composito esitando in anomalie anatomichePer questo sicuramente le matrici sezionali sono oggi le più performanti e quelle che garantiscono un migliore risultato se applicate nel modo corretto. 


C’è un criterio di scelta delle matrici? 

Il criterio di scelta è certamente legato all'esperienza dell’operatore e allo spazio presente a livello interprossimale, dove si trova il punto di contatto col dente adiacente. L’entità di apertura dello spazio interprossimale, l’anatomia del dente e il suo orientamento e l’altezza del punto di contatto sono parametri che determinano quale curvatura e forma deve avere la matrice.Nelle matrici infatti è determinante che ci sia una data curvatura e convessità, ma anche il suo posizionamento in direzione vestibolo-orale è da tenere in considerazione, in quanto va a definire lo spazio interprossimale.Utilizzando le matrici autoserranti non è possibile ottenere il punto di contatto oppure, se lo si ottiene, risulterebbe poco preciso in termini di posizionamento ed ampiezza oltre che poco tenace.  


C’è però un po’ di resistenza nell'uso delle matrici sezionali sia per il costo sia per le difficoltà di utilizzo? 

La resistenza all’utilizzo delle matrici sezionali nasce soprattutto per le fasce di dentisti che hanno alle spalle svariati anni lavorativi nei quali si erano abituati ad utilizzare tutt’altro tipo di strumentazione. Di sicuro per entrare nel mondo delle matrici sezionali bisogna mettere in conto una curva di apprendimento che si risolve con un buon corso ed un po’ di pratica. Per quanto riguarda il costo ci sono promozioni che consentono di avvicinarsi alla sitematica senza investire grossi capitali, comunque non considererei il costo singolo del prodotto ma il rapporto costo beneficio e questo è certamente positivo.Il vantaggio delle matrici sezionali non è tanto sul tempo che impieghiamo a fare una ricostruzione, in media un’otturazione richiede circa 45 minuti per essere eseguita, il reale vantaggio è poi per quanto tempo il paziente non verrà più in studio, perché la problematica è stata risolta. L’utilizzo delle matrici sezionali sono un investimento sul futuro clinico del paziente. 


Diceva della curva di apprendimento, che consigli  può dare a chi vuole imparare ad utilizzare le matrici sezionali? 

Sicuramente fare dei corsi per capirne beneil loro utilizzo, ma solo dopo aver comprato comprato un kit introduttivo alla sistematica ed averle inserite nel workflow della restaurativa diretta. Sono convinto che arrivare ai corsi con delle domande, dopo aver vissuto delle difficoltà cliniche, sia più utile ad un discente. La gestione dello spazio interprossimale è estremamente varia a causa delle molteplici situazioni cliniche che ci possiamo trovare ad affrontare.  Frequentare un corso può aiutare a trovare risposte. Quindi per cominciare si può assaggiare le modalità di utilizzo con corsi online, per poi passare ad un corso pratico sarebbe l’ideale.Il consiglio, per chi inizia, è selezionare i casi, cominciare con quelli più semplici e poi una volta che ci si impratichisce introdurre nella propria routine le matrici sezionali anche nei casi più complessi.Alle aziende consigleirei di introdurre degli “entry kit” con un numero limitato di matrici in modo da ridurre ulteriomente i costi per chi vuole avvicinarsi alla metodica, ed offrire un supporto didattico video su come utilizzarle 


Parlando di conservativa non possiamo non parlare di digitale  

L’utilizzo in conservativa del digitale è ancora molto limitato da molti fattori.A mio parere, pur riconoscendo incredibili vantaggi nell’utiizzo delle tecniche digitali, sono convinto che le ricostruzioni dirette avranno ancora una lunga vita.La ricostruzione diretta implica una precisione ed un dettaglio della cura notevole, se un odontoiatra non ama particolarmente questa pratica, il digitale è la soluzione che consente ad un clinico meno portato per le tecniche dirette di ottenere risultati indubbiamente migliori. Parlando di digitale, però, si deve considerare il fattore costo, sia per il clinico che per il paziente.   


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