Per il prof. Mattina, in odontoiatria manca la specificità prescrittiva e serve una consapevolezza collettiva sul problema che deve coinvolgere tutti, a cominciare da medici e pazienti
Dal 18 al 24 novembre 2023, si è celebrata la settimana europea per l’uso prudente degli antibiotici. Gli ultimi dati epidemiologici stimano come l’antibiotico resistenza, a livello italiano e internazionale, sia una grave minaccia per la salute causando oltre 10mila morti all’anno solamente in Italia.
Ad inizio novembre, a Bergamo, si è svolto un interessante evento sull’antibiotico resistenza, ne abbiamo parlato in questo articolo, promosso dall’Università di Milano ed organizzato dal dott. Stefano Almini (presidente CAO Bergamo) e dal prof. Roberto Mattina, ordinario di Microbiologia alla Università Statale di Milano, che abbiamo voluto sentire nel video incontro che trovate al fondo.
«Il problema dell’antibiotico resistenza», ci ha detto il prof. Mattina, «riguarda tutti noi. I batteri man mano che passa il tempo diventano sempre meno sensibili agli antibiotici e il rischio che corriamo è un rischio concreto, un possibile ritorno all'era pre-antibiotica quando la mortalità per malattie infettive di natura batterica era molto elevata». La causa, spiega il prof. Mattina, è un uso eccessivo ma anche non corretto degli antibiotici da parte dei pazienti ed anche una ricerca che investe poco in nuove molecole.
Quando gli chiediamo perché gli odontoiatri sono spesso indicati come cattivi proscrittori, il professore ci dice.
“Gli odontoiatri prescrivono antibiotici non solo come cura ma anche a scopo preventivo. Il problema di base, assolutamente giustificato, degli odontoiatri è che prescrivono il farmaco in maniera empirica ragionata” non potendo, spiega, rivolgersi ad un laboratorio di microbiologia per poter individuare quello più adatto alla carica batterica presente nel cavo orale in quel momento. «Mentre per tutte le altre discipline mediche noi abbiamo una indicazione sull'andamento delle resistenze –spiega il prof. Mattina- per il mondo odontoiatrico si brancola totalmente nel buio e questo potrebbe portare a prescrivere antibiotici che magari due anni, fa dieci anni fa andavano bene, erano efficaci ma oggi non lo sono più. Inoltre le resistenze devono essere considerate e documentate per la loro distribuzione sul territorio». Poi c’è la questione dell’abitudine prescrittiva degli odontoiatri, dice.
Altro tema toccato con il prof. Mattina nella video intervista, quello dei pazienti. «Spesso si da la colpa dell’antibiotico resistenza all’odontoiatra prescrittore, invece anche il paziente ha le sue colpe».
La criticità indicata è quella di assumerne l’antibiotico prescritto non per il tempo necessario. «Bisogna che il paziente rispetti puntualmente tutte le indicazioni dell'odontoiatra o del medico sia in termini di durata del trattamento ma anche di intervallo puntuale tra le dosi». Invece il prof. Mattina ricorda che, spesso, il paziente terminati i sintomi dell’infezione interrompe la terapia. «Questo fa il gioco dei batteri, li stimola a diventare resistenti».
Nella video intervista, molti i consigli dati agli odontoiatri sia sulla corretta prescrizione che sull’informazione che devono dare i pazienti, anche per motivare il perché non è il caso di prescrivere l’antibiotico.
«Credo –dice- che l’odontoiatra abbia quel carisma necessario per spiegare al paziente che non sempre l'antibiotico serve, anzi in alcuni casi può creare più problemi non tanto al singolo paziente ma alla collettività perché queste resistenze che stanno aumentando ovviamente mettono a rischio tutti quanti noi».
Infine, prendendo spunto dal Convegno svoltosi a Bergamo, il prof Mattina sottolinea, e motiva, parchè la battaglia contro l’antibiotico resistenza si può vincere solamente se si combatte attraverso una consapevolezza collettiva.
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