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05 Febbraio 2014

Sentenza Cassazione sulla pubblicità. Capuano (CAO di Potenza) abbiamo seguito le regole, non siamo poliziotti


"Come Commissione Albo degli Odontoiatri abbiamo agito secondo le regole e la sentenza della Cassazione ha confermato questo".
A dircelo al telefono è Maurizio Capuano presidente CAO di Potenza dopo le polemiche nate dalla sentenza del 23 gennaio scorso della Cassazione che ha dato ragione a un odontoiatra punito con la sospensione per non essersi presentato all'Ordine in seguito a un esposto sui metodi con cui promuoveva al pubblico la società di cui è accomandatario.

La sentenza, come vi abbiamo informato, ha confermato il ruolo dell'ordine nella verifica della veridicità del messaggio pubblicitario precisando che l'Ordine deve motivare il perché non ritiene il messaggio veritiero.

"Ma non solo", precisa il presidente Capuano che vuole commentare la decisione di dare ragione al ricorrente sulla censura per non aver collaborato con l'Ordine motivando la sua condotta.
"La vicenda risale alla fine del 2009 quando la sentenza della Cassazione del 2011 (citata anche in questo disposto) in cui si ritiene non punibile l'iscritto che pur convocato dalla Commissione disciplinare non si presenta, non era ancora stata formulata. Il vero problema è che la decisione della Cassazione va in una direzione totalmente diversa dal nostro Codice deontologico che, ricordo, obbliga l'iscritto a motivare la sua condotta ed a collaborare con la Commissione disciplinare. Noi come Commissione Albo degli Odontoiatri abbiamo applicato quanto disposto dal Codice deontologico, perché quello è il nostro compito. Visto che la sentenza della Cassazione fa giurisprudenza si dovrà considerare questo nell'elaborazione del nuovo Codice deontologico per evitare ulteriori problemi".

Sull'altro punto rilevato dalla Cassazione, ovvero l'Ordine deve motivare la non veridicità del messaggio pubblicitario, il presidente CAO precisa che "la decisione riguarda impianto accusatorio strutturato dalla CEEPS e non dal mio Ordine".

Certo, ammette il dott. Capuano, l'Ordine "non ha nè i poteri nè i mezzi" per verificare la veridicità di certi messaggi come ad esempio le visite gratuite ma anche le attrezzature utilizzate o le terapie praticate.
"Noi non abbiamo poteri di polizia investigativa e neppure i mezzi per fare queste indagini. E questo si aggiunge alla difficoltà dei piccoli ordini come il mio di seguire tutte le fasi giudiziarie in prima persona per la mancanza di un ufficio legale interno come hanno invece gli Ordini più grandi. Certo, la CAO nazionale spesso organizza corsi di formazione sugli aspetti legali per i componenti delle Commissioni provinciali ma non basta". "Fa poi specie -sbotta il presidente Capuano- notare che l'avvocato che ci ha formato in questi corsi sia poi il legale che ha difeso l'iscritto nel procedimento che ha portato la Cassazione ad esprimersi. A che titolo si può considerare formatore e nel contempo avversario delle CAO nei tribunali?"

Sull'argomento leggi anche:

27 Gennaio 2014: Pubblicità in ambito sanitario. Interessanti indicazioni da una sentenza della Cassazione

29 Gennaio 2014: Pubblicità in ambito sanitario. Il parere dell'avv. Stefanelli sui procedimenti disciplinari


 

 
 

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