In questi giorni l'AISO, l'associazione degli studenti in odontoiatria, ha pubblicato sul proprio sito una forte critica nei confronti delle associazioni odontoiatriche sottolineando la loro, presunta, immobilità sulla questione dei cittadini italiani che si laureano all'estero per poi tornare ad esercitare in Italia.
"Come mai tutti dicono di essere d'accordo con noi ma nessuno agisce?" si chiedono gli studenti dell'AISO riferendosi alle tante dichiarazioni di sostengo ricevute che però non sembrano aver ottenuto esisti sperati.
Lo abbiamo chiesto a Andrea Mazzero, studente al secondo anno di odontoiatria a Trieste, Coordinatore della Commissione Lauree Estere dell'AISO.
Mazzero, cosa vorreste che AIO, ANDI e CAO facessero?
Vorremmo che tutelassero i dentisti dalla pletora facendo rispettare il rapporto numero pazienti/dentisti indicato dell'OMS, cominciando ad impedire che gli italiani che si sono laureati all'estero con il solo fine di aggirare il test tornino in Italia possano esercitare.
Noi vorremmo che le Associazioni sindacali e la CAO si riunissero in un'unica voce per fare intervenire il Ministero della Salute e MIUR sulla questione. Ministeri che da una parte cercano di limitare l'accesso alla professione con il numero chiuso, ma dall'altro permettono agli italiani di andare a laurearsi all'estero.
Però lei sa che in Italia, come in tutta Europa, non esiste la possibilità di definire il numero di odontoiatri che possono esercitare la professione, ma un numero programmato di studenti che possono iscriversi all'Università. Numero definito sulla base della capacità formativa del singolo ateneo.
Credo che più esigenze concorrano ad indicare il numero di studenti da iscriversi. E' lampante come un numero eccessivo di studenti influisca sulla qualità della formazione.
Secondo me le Università, in modo molto responsabile, indicano il numero degli studenti in funzione delle proprie possibilità formative ma, voglio credere, anche in base al numero di odontoiatri che il mercato può assorbire. Questo numero poi viene reso vano da chi sceglie di andare a laurearsi all'estero.
Una delle proposte di AISO è quella di indicare un numero programmato europeo.
Però le norme europee spingono verso una liberalizzazione piuttosto che ad un mercato contingentato.
Certo sappiamo bene che la via è difficile da percorrere ed anche ammesso che ottenessimo un numero programmato europeo sarebbe difficile farlo rispettare. Per questo la nostra priorità è chiedere che si cominci ad agire sulla normativa nazionale.
Ovvero?
Le nostre proposte saranno illustrate dal presidente AISO Emilio Fiorentino durante la riunione degli Stati generali dell'odontoiatria che si svolgerà domani venerdì 25 luglio prossimo a cui, per la prima volta, siamo stati invitati.
Tra le proposte ci sarà il numero programmato europeo ma anche la richiesta di istituire un esame di abilitazione vincolante per l'esercizio professionale in Italia per i cittadini italiani che si sono laureati all'estero, un esame che permetta di verificare la loro reale preparazione.
Noi non volgiamo impedire la mobilità dei professionisti all'interno dell'Unione Europea ma vogliamo impedire che un cittadino italiano aggiri la norma sul numero chiuso per laurearsi all'estero e tornare in Italia a lavorare.
Chiediamo che gli italiani che si laureano all'estero vengano valutati da una commissione italiana per certificarne la capacità professionale.
Una proposta forte che non saprei quanto attuabile. Forse un esame di Stato più severo in Italia selezionerebbe di più i futuri dentisti.
Il nostro problema è il numero di esercenti in odontoiatria in Italia. Un esame di abilitazione più severo non risolverebbe il problema in quanto penalizzerebbe solo gli studenti italiani e non quelli che si laureano e vengono abilitati all'estero. Noi chiediamo che possano iscriversi all'Albo, e quindi esercitare la professione, solo il numero di laureati previsti dal numero chiuso italiano. Se ci sono mille posti totali nei CLMOPD italiani in un anno devono potersi iscrivere solo mille nuovi dentisti all'Albo.
Per voi quale sarebbe il numero corretto di iscritti ogni anno? Per ripristinare il numero indicato dall'OMS si dovrebbero chiudere per alcuni anni tutti i corsi di laurea in odontoiatria.
E' giusto che le università indichino quanti studenti possono iscriversi in base alla propria capacità formativa.
Ad AIO ed ANDI ed alla CAO non chiediamo di entrare nel merito del numero di studenti che si possono immatricolare ai CLMOPD italiani ma di tutelare i laureati. La quantità di esercenti oggi in Italia è troppo alta, senza contare la grossa fetta di abusivi.
Un'altra battaglia che vogliamo portare avanti è quella della qualità formativa. Non tutte le università italiane formano i futuri odontoiatri adeguatamente. L'AISO sostiene che gli atenei che non riescono a garantire una buona pratica clinica agli studenti dovrebbero chiudere i loro CLMOPD perché non adeguatamente formativi.
Torniamo alle accuse del vostro scritto lanciate ad AIO, ANDI e CAO?
Noi abbiamo scritto quell'articolo titolando "Con chi stai" perché le Associazioni avevano già dato formalmente il loro appoggio alle nostre istanze, hanno promesso pubblicamente di sostenere la nostra causa. Purtroppo allo stesso tempo alcuni episodi ci fanno mettere in dubbio questa apparente presa di posizione; ad esempio il presidente ANDI Prada nel suo programma elettorale sostiene l'integrazione degli studenti italiani all'estero nel progetto ANDI YOUNG, come nostri pari. Da una parte ci sostengono, dall'altra no, questa indecisione rischia di causare immobilità.
Ma non potrebbe essere che questa immobilità sia piuttosto una impossibilità di agire perché su questi temi i risultati sperati non sono ottenibili? Visto che la legge permette di iscriversi all'Albo, gli studenti laureati all'estero hanno gli stessi diritti di quelli laureai in Italia. Sulla questione Pessoa dove ANDI e CAO vi hanno messo a disposizione i loro avvocati, mi sembra che abbiate avuto sia l'aiuto che i risultati.
Certo, siamo molto grati ad ANDI ed alla CAO per l'impegno profuso nella vicenda Pessoa, d'altro canto ci piacerebbe vedere una azione concreta anche su temi come quello delle lauree estere.
Il nostro scritto pubblicato aveva l'obiettivo di aprire un dibattito rivolto all'odontoiatria professionale, vogliamo denunciare il nostro disagio verso una situazione che per noi sarà insostenibile. Se come dice lei le associazioni e la CAO sanno che non possono aiutarci perché ci offrono il sostegno? Certamente la possibilità di partecipare agli Stati Generali dell'odontoiatra ci permetterà di confrontarci su questi temi e di ottenere qualcosa più di una promessa.
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