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17 Settembre 2018

Tariffario minimo e controllo sul capitale extraprofessionale

Per Renato Mele si potrebbe ottenerli con le norme europee


Egregio Direttore, 

I liberi professionisti, a lungo considerati dall’euroburocrazia una sottospecie delle piccole e medie imprese, oggi si vedono riconoscere una particolare dignità, in quanto coniugano libertà di impresa ed esercizio libero professionale. Tanta attenzione si giustifica anche con i numeri: oltre 5,6 milioni di soggetti attivi in Europa, di cui più di un milione sono italiani. Rimangono ancora notevoli asimmetrie tra PMI ed attività libero-professionali, soprattutto sul versante delle sovvenzioni europee, e non tutto ci torna di questa impostazione, ma se ormai la deriva è questa ce ne dovremo fare una ragione, cercando perlomeno di sfruttarne le opportunità. 

Recentemente il Parlamento europeo, con la partecipazione del Consiglio dell’Unione, ha emanato la sua ennesima Direttiva (218/958), fortemente voluta per armonizzare e semplificare le regole e le incombenze di questa particolare categoria di lavoratori. Sulla armonizzazione nulla posso dire, non conoscendo le attuali regole dei paesi a noi vicini, ma sulla semplificazione esprimo qualche dubbio perchè la Direttiva in oggetto soffre dello stesso approccio burocratico che vorrebbe contrastare (vedi l’intervento del Vicepresidente del Consiglio europeo delle professioni liberali su ItaliaOggi del 3 settembre).

Per buona misura vi vengono enunciati principi di buon senso che non hanno certo bisogno del bollino dell’euroburocrazia, quali la proporzionalità e la giustificazione per leggi e regolamenti. Ma tant’è, a quanto pare anche il buon senso si può applicare solo per legge! In ogni caso queste nuove regole ci sono e con queste dobbiamo fare i conti. La caratteristica peculiare delle Direttive comunitarie è quella che obbliga gli Stati ad un determinato risultato, lasciando ampio potere discrezionale ad ogni singolo Stato solo nelle modalità di esecuzione. Nel nostro caso la Direttiva affronta diversi aspetti dell’attività libero-professionale.

A me oggi preme rimarcare che prevede esplicitamente per gli Stati membri la possibilità di applicare alle prestazioni libero professionali un tariffario minimo ed un controllo stringente qualitativo e quantitativo alla partecipazione del capitale extraprofessionale. Basta dimostrare che tali norme non interferiscono sulla indipendenza della professione, ma che anzi la tutelano. Precisamente quello che da tempo noi andiamo sostenendo, sentendoci sistematicamente dire che non si può fare.

A quanto pare non è così, anzi. Forse è arrivato il momento che le nuove leggi che ci riguardano non ce le dobbiamo far raccontare, ma le dobbiamo leggere e capire da noi. Chissà quante sorprese… 

Dottor Renato Mele: Rappresentante toscano nella Consulta ENPAM della libera professione

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