Gentile direttore,
in questi giorni si sta discutendo su quale sarà la soluzione migliore alla paventata carenza di medici che si verificherà nel prossimo futuro, ma nel dibattito appare del tutto assente il prorompente sviluppo tecnologico e le sue implicazioni in un futuro ormai prossimo. Facciamo un passo indietro: è noto che alcuni fondi di investimento nel 2007 furono in grado di prevedere la devastante crisi dei subprime con anticipo, e di ricavarne lauti guadagni, analizzando l’andamento del mercato dentale nei mesi precedenti. Ci riuscirono perché negli Usa, già allora, la gestione dello studio odontoiatrico era affidato a programmi gestionali basati sul cloud. Usando tecniche di profilazione molto meno sofisticate di quelle disponibili oggi, fu possibile per alcuni prevedere quella crisi del credito che portò alla più devastante crisi economica del dopoguerra.
Trascorso più di un decennio, i dati che quotidianamente riversiamo nella rete sono enormemente aumentati, e comincia a diventare evidente che il loro possesso e la loro interpretazione sono le miniere d’oro del 21° secolo. La transizione verso il digitale dei dati sanitari sta aumentando in modo esponenziale, e aumenterà ancora di più quando saranno alla portata di tutti i dispositivi indossabili come gli smartwatch che già oggi sono in grado di registrare la nostra attività fisica e il nostro consumo calorico, e in un molto prossimo futuro altri dati come glicemia e parametri cardiovascolari.
La profilazione di un paziente con dati che provengano dalle cartelle cliniche, così come dalla sensoristica indossabile e ambientale, consentirà l’elaborazione di una cura personalizzata, riducendo anche il rischio clinico e l’impiego di risorse non necessarie. Questi dati potranno essere utilizzati anche per un’analisi prospettica, utilizzando il machine learning per conoscere meglio una popolazione e supportare il medico nella fase decisionale.
Grazie al machine learning, ad esempio, un iPhone è in grado di riconoscere cellule tumorali all’interno di un campione di tessuti organici; uno smartwatch è in grado di rilevare aritmie cardiache e avvisarti di un infarto in corso – o in arrivo – e salvarti la vita.
Uno dei progetti che stanno supportando le equipe mediche nella diagnosi e nel predisporre trattamenti efficaci e personalizzati è ‘DeepMind’ di Google, una piattaforma in grado di elaborare centinaia di migliaia di informazioni mediche in pochi minuti. Ibm ha creato Watson, una piattaforma in grado di comprendere il linguaggio naturale ed è entrata stabilmente nelle corsie degli ospedali, lanciando il progetto ‘WatsonPaths’, in collaborazione con la Cleveland Clinic Lerner College of Medicine of Case Western Reserve University, che prevede l’uso di tecnologie informatiche cognitive che possono essere adottate da Watson.
Queste permettono ai medici di prendere decisioni informate e accurate in modo più rapido e di raccogliere dati dalle cartelle cliniche elettroniche. Ibm ha inoltre sviluppato, in collaborazione con Pathway Genomics, una ‘app’ che analizzando la storia clinica e le informazioni genetiche del paziente è in grado di valutare il rischio di sviluppare una patologia nel prossimo futuro.
Anche la chirurgia verrà rivoluzionata da queste tecnologie: in fase d’intervento per ovviare ai limiti umani, la ricerca va nella direzione di aumentare l’autonomia del robot. Il sistema da Vinci, è un esempio di ausilio robotico in sala operatoria composto di due parti principali: quella che esegue materialmente l’intervento sul paziente, e quella che grazie a uno schermo in 3D consente al chirurgo di guidare i bracci sui quali sono montati gli strumenti. Ma già sono stati eseguiti (recentissimo, il caso di un impianto dentale) interventi completamente automatizzati, in cui l’opera dell’uomo è limitata alla sola supervisione.
L’esercizio della medicina sarà investita in pieno dal big bang delle nuove tecnologie, e la riprova è l’interesse dei più grandi gruppi nello sviluppo di applicazioni in area sanitaria. A breve, questo porterà a una ridefinizione del medico, del suo ruolo, delle sue competenze e del suo percorso formativo. Inevitabilmente anche la programmazione dei fabbisogni di nuovi operatori ne verrà influenzata, e non tenerne conto sarebbe, ancora una volta, manifestazione di miopia e abdicazione della politica che quando fa correttamente il proprio dovere indirizza i fenomeni, e non li insegue.
Dott. Giuseppe Renzo: Presidente CAO Messina
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