Paglia: la prevenzione della salute orale deve prevedere un approccio materno-infantile, migliorare il benessere di madri, neonati e bambini è la chiave per la salute della prossima generazione
Gentile Direttore come al solito nei tuoi editoriali tocchi temi di grande interesse ed attualità. Il tema che hai toccato nell'ultimo DiDomenica, la prevenzione, è da anni al centro dei miei interessi scientifici e mi stimola ad una serie di considerazioni su quale possa essere la prevenzione al giorno d'oggi più efficace per i nostri pazienti.
Farei una prima importante considerazione: nessun sistema sanitario è mai riuscito a sopportare il peso economico dei trattamenti odontoiatrici necessari ai propri cittadini.
I costi dell’odontoiatria clinica di buona qualità e che siano uniformi ai criteri scientifici è tale da scoraggiare in qualsiasi parte del mondo il decisore politico dal farsene carico se non in un’ottica preventiva e di intercettamento precoce, come avviene, con alterne fortune, in alcuni paesi del Nord Europa. In Italia, nel vuoto pneumatico di offerta di servizi di prevenzione pubblica, si è sviluppato un ottimo sistema odontoiatrico privatistico che può essere definito di “attesa” dove il peso economico delle cure (ed eventualmente anche della prevenzione) è sostenuto direttamente e praticamente per intero dal cittadino.
La crisi economica ha portato attualmente a una seria difficoltà per le famiglie a sostenere i costi dei trattamenti odontoiatrici. D’altra parte l’approccio preventivo, sebbene spesso ci raccontino l'inverso, non è senza costi e richiede un cambio di paradigma e di consapevolezza sia del cittadino che del pediatra e dell’odontoiatra.
Il cittadino deve essere infatti sempre più responsabilizzato a corretti stili sin dalla tenera età in modo da non fare sviluppare la patologia e l’odontoiatra dovrà passare da un approccio “chirurgico” a uno “medico” e minimamente invasivo.
L’obiettivo finale sarà quello di poter intervenire sui fattori di rischio delle malattie odontoiatriche, riducendo al minimo costi economici e biologici con un approccio preventivo di precisione.
È questa la sfida per rendere sostenibili per la società i costi delle cure mediche e odontoiatriche ed è anche la sfida che dovremmo portare avanti in particolare nella popolazione infantile, dove massimi sono i benefici di un approccio preventivo.
A questo proposito abbiamo condotto come SIOI una ricerca , la prima su soggetti da 0 mesi effettuata in Italia, per valutare il fenomeno della gravità (e concause) della carie infantile (ECC) tra i bambini di età da zero e 71 mesi (l’arco di tempo in cui, secondo l’American Academy of Pediatric Dentistry si parla di carie infantile, ndr).
Lo studio ha riguardato 2.522 genitori adulti di 3.000 bimbi, campione rappresentativo della popolazione infantile italiana compresa tra 0 e 71 mesi divisi per diverse fasce di età. I genitori sono stati selezionati attraverso il panel on line di Doxa che conta 120 mila.
I dati raccolti tra 3 mila bambini (1.543 maschietti e 1.457 femminucce) indicano che circa la metà dei bimbi (47,2) risultavano allattati con il biberon prima di addormentarsi, il 10,1% con l’aggiunta di sostanze zuccherine, il 69% ha abitualmente fatto uso del ciuccio con l’aggiunta (17,8%) di sostanze zuccherine.
Solo il 30 per cento dei bimbi è risultato essere stato sottoposto a visita odontoiatrica.
Come sappiamo è consigliabile che la prima visita odontoiatrica venga fatta verso i 18/24 mesi indipendentemente dalla presenza o meno di problematiche dentali. Solo il 46% dell’intero campione, ha iniziato ad usare spazzolino e dentifricio dopo il primo anno di vita.
Tra gli altri risultati, l’81,2% dei genitori non giudicavano la carie come malattia infettiva e ignoravano i principi di trasmissione verticale e orizzontale della malattia cariosa.
Questi dati dimostrano come gli obiettivi posti dall’ OMS per il 2020 siano drammaticamente lontani. La prevalenza della malattia cariosa in base alla ricerca condotta dalla SIOI aumenta significativamente con l’età passando dal 2,9 % nei bambini da 0 a 23 mesi al 6,2% nei bambini dai 24 ai 47 mesi per superare il 14% nei bambini dai 48 ai 71 mesi. A 12 anni la prevalenza supera il 40% come la letteratura riporta.
Diventa quindi fondamentale un approccio il più precoce possibile se non vogliamo rimanere inermi osservatori davanti alla patologia che progredisce e qui diventa a mio avviso fondamentale l'approccio preventivo materno-infantile.La prevenzione nutrizionale nelle fasi critiche, la vita fetale e i primi anni di vita del bambino, sono infatti un momento di crescita e sviluppo rapidi in cui la nutrizione materna, le pratiche di igiene e le scelte di vita sono i principali elementi che influenzano la salute della madre e del bambino. Livelli adeguati di nutrienti durante i periodi cruciali dello sviluppo fetale possono portare a una programmazione ottimale dei tessuti fetali e predisporre il bambino a maggiore protezione nei riguardi di malattie croniche in età avanzata.
Migliorare il benessere di madri, neonati e bambini è quindi la chiave per la salute della prossima generazione.
Il periodo che va dal concepimento al secondo anno rappresenta infatti una fase critica di opportunità per plasmare la salute a lungo termine del bambino e prevenire malattie acute e patologie croniche come per esempio malattia cariosa, obesità, ipertensione, dislipidemie, diabete e sindrome metabolica. La prevenzione dovrebbe iniziare prima della gravidanza: le donne in età fertile dovrebbero adottare uno stile di vita che favorisca il loro benessere e le migliori basi di una gravidanza e adottare uno stile alimentare corretto che come le ultime ricerche dimostrano può condizionare sin dalla 28 settimana la preferenza del gusto dolce del futuro bambino!
L’alimentazione nei primi anni incide in modo significativo sullo sviluppo del cervello e del sistema immunitario. A ciascuno la propria dieta: una buona alimentazione durante l’età fertile, la gravidanza e l’allattamento per la donna, latte materno e alimentazione complementare appropriata per il bambino, possono fornire le basi per lo sviluppo fisico e cognitivo ottimale. Il sistema pubblico e la professione dovrebbero quindi promuovere le migliori pratiche in materia di alimentazione e stili di vita salutari (dall’igiene della bocca all’attività fisica) prima e durante la gravidanza e nei primi anni di vita del bambino, con l’obiettivo di favorire una buona relazione con il cibo e abitudini che possano prevenire le malattie che trovano nella cattiva alimentazione le principali cause.
Questo a mio avviso il modo per concepire e promuovere moderni programmi di prevenzione materno-infantile.
Certo fondamentale rimarrà lavarsi i denti ma non è più sufficiente questo slogan per portare avanti moderni programmi di prevenzione odontoiatrica che devono a mio avviso avere in un serio progetto di prevenzione orale Materno-infantile la loro stella polare.
Luigi Paglia: Presidente (F-ISI) Fondazione Istituto Stomatologico Italiano
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