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16 Settembre 2021

Ancora sull’obbligo vaccinale e sul ruolo dell’Ordine

Damilano (CAO Cuneo): torniamo a occuparci di temi veri, come la difficoltà di accedere alle cure e se vi è ancora la necessità di mantenere le stesse misure di protezione individuali indicate nella prima fase d’emergenza 


Sembra che faticosamente si stia trovando una sintesi condivisa (perlomeno tra gli odontoiatri, meno tra i medici) su quale atteggiamento l’Ordine debba adottare nei confronti di colleghi che hanno deciso di non assolvere all’obbligo di vaccinazione.  

All’origine una legge indubbiamente farraginosa nei meccanismi, poco chiara nella formulazione, evidente frutto di compromesso tra un principio sacrosanto (tra i primi obblighi del medico vi è quello di non recare danno ai propri pazienti, anche preoccupandosi di proteggere se stesso) e una declinazione pratica che deve fare i conti  con le esigenze di un sistema cronicamente sotto organico.  

Come spesso capita, quando non si vuole affrontare una questione la si butta sull’ideologia: anche in questo caso, dove  si è spostata l’attenzione su quanto l’Ordine debba essere “cattivo” nei confronti degli iscritti non ottemperanti, e su quali obblighi rivesta e quanto debba diventare sceriffo nei confronti dei “ni-vax”. 

Forse però non è stata posta altrettanta enfasi nell’evidenziare come la specialistica ambulatoriale sia sostanzialmente ferma da quasi due anni; sulle difficoltà ormai insormontabili ad accedere alle cure da parte di soggetti fragili o svantaggiati; sulla efficacia o necessità  di mantenimento di misure di prevenzione o protezione nate in periodo di pandemia acuta,  a nove mesi di distanza dall’introduzione massiccia dei vaccini.  

A Rimini, in Expodental, si è parlato molto di ritorno alla normalità: sarebbe un segnale importante ricominciare ad occuparsi di temi veri, superando, per quanto possibile, polemiche che riguardano fortunatamente un esiguo numero di colleghi.  

Gian Paolo Damilano, presidente CAO (Cuneo) 

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