Marin (ANTLO): l’odontotecnico è già oggi all’interno della sanità, noi però volgiamo diventare una professione regolamentata per continuare ad esistere e non scomparire
Gentile direttore, vorrei esporre una serie di riflessioni sulla sentenza del TAR Lazio sul ricorso contro il parere negativo del Ministero della Salute a poter utilizzare la legge 43/06 per elevare a professione sanitaria l’odontotecnico.Già, perché su questo il TAR si è pronunciato, non se l’odontotecnico può essere o non essere professione sanitaria.
Peraltro mi ha fatto molto sorridere leggere i titoli di molti articoli, non quello pubblicato su Odontoiatria33, che titolavano: l’odontotecnico non è una professione sanitaria.
Sai che novità, da oltre vent’anni ci battiamo perché lo sia, se l’odontotecnico fosse una professione sanitaria non ci sarebbe stata la sentenza. E questo lo rilevano anche i Giudici del TAR chiarendo che si sono espressi solo sul quesito posto: ovvero se si potesse utilizzare la 43/2006.
Capisco anche i sindacati odontoiatrici che hanno sfruttato l’occasione per strumentalizzare la sentenza del TAR tornando a ribadire le loro posizioni: l’odontotecnico non può essere una professione sanitaria.
La motivazione principale che sembra impedire il percorso di riconoscimento è la sovrapposizione di competenze e percorsi formativi che secondo noi sono assolutamente improbabili perché sono ipotizzabili competenze e percorsi formativi che non si sovrappongono.
Sta qui il perché di questo scritto: la professione di odontotecnico come professione sanitaria non sarebbe quella di un odontoiatra di serie B. Ed è sbagliato continuare a voler cavalcare i presunti rischi di vedere l’odontotecnico in ambito sanitario, perché in realtà l’odontotecnico è già oggi in ambito sanitario.
Lo spiega molto bene la sentenza del TAR quando ricorda che l’odontotecnico è inquadrato come arte ausiliaria sanitaria.Peraltro il TAR Lazio conferma che la costruzione della protesi è esclusiva dell’odontotecnico indicandolo come “fabbricante del dispositivo medico e, quindi, soggetto abilitato alla sua produzione”.Si aggiunga che qualsiasi assicurazione o giudice non entrano neppure nel merito del contenzioso se l’odontoiatra non riesce a produrre la certificazione di conformità del dispositivo medico su misura fornita da un laboratorio odontotecnico iscritto al registro del Ministero.
Nell’ambito sanitario dove già siamo inseriti, noi vogliamo diventare una professione regolamentata con un nuovo percorso formativo che porta all’abilitazione.
Oggi non è più possibile rimanere nell’ambito delle arti ausiliarie sanitarie per le responsabilità che l’odontotecnico ha nel fabbricare il dispositivo medico che realizza su prescrizione dell’odontoiatria.
Il fatto di ambire a diventare professione all’interno dello stesso ambito in cui da quasi 100 anni l’odontotecnico è già, quello sanitario, non deve essere uno scandalo e non sarebbe neppure la prima volta.
La riforma delle professioni sanitarie aveva già previsto l’evoluzione di esercenti le arti sanitarie ausiliarie quali ad esempio l’audioprotesista e il tecnico ortopedico, simili per competenze all’odontotecnico, in professioni sanitarie laureate. Quindi perchè trovare contrarietà all’evoluzione in professione sanitaria dell’odontotecnico È evidente che l’evoluzione da arte sanitaria ausiliaria in professione sanitaria laureata non è un’aggressione alle competenze di altre professioni sanitarie quali il medico o l’odontoiatria bensì la delineazione di un professionista della salute che adegua competenze e formazione alle mutate esigenze di risposta ai bisogni di salute anche per meglio collaborare in questo obiettivo primario con lo stesso medico o odontoiatra.
Purtroppo so bene che tutti gli odontoiatri italiani sanno che questo è necessario, quello che a tutti non è chiaro è che se l’odontotecnico non evolverà in professione rischia l’estinzione e la protesi affidata alle aziende metalmeccaniche via modem comporterà il rischio che anche per la protesi l’odontoiatra verrà scavalcato così come sta capitando per l’ortodonzia.
Gentile direttore, la domanda che pongo ai suoi lettori odontoiatri è: ma senza il vostro tecnico riuscireste a gestire la riabilitazione via telefono con il service che vi fornisce impianti e corone contemporaneamente, spesso senza una dichiarazione di conformità valida?
Se si allora è vero che noi non serviamo più, e continuate pure a sostenere che l’odontotecnico può ancora essere il meccanico dentista, ma se non è così vorremmo un serio confronto con i vostri dirigenti sindacali per trovare il percorso adeguato al fine di garantire la sopravvivenza della nostra professione e di conseguenza la salute dei pazienti che solo voi potete curare, e finalmente potremo contrastare con strumenti realmente efficaci abusivismo e prestanomismo.
Mauro Marin: presidente nazionale ANTLO
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