Il prof. Guastamacchia porta il suo parere sul tema della prima visita, su come svolgerla e le varie fasi di cui è composta, con una battuta finale su quella gratuita
Caro Norberto, mi inserisco nel video confronto che hai avuto qualche settimana fa con il prof. Giovanni Lodi sul tema della “patologia orale”, per la quale si è costretti a navigare a vista, dato che le parole, da sole, non spiegano tutto.
Ai “miei tempi” (difficili, come tutti i “tempi”) il termine “orale” era poco usato, perché lo si considerava meno esplicito del termine “stomatologico”; meglio ancora, dai più pignoli, era preferito il termine “odonto-stomato-gnatico”. Quest'ultimo, in effetti, appare il più appropriato, riguardo a quanto il dentista (ahi! l’ “odontoiatra”, e perché ?) può trovarsi davanti quando un paziente gli si rivolge per qualche disturbo.
Ma qui attenzione, anzi “attenzione” a tutte maiuscole!
Come professionista che lavora da 70 anni, 25 in Università e il resto nella libera professione, mi appare davvero difficile comprendere come si possa temporizzare in 60 minuti una visita corretta in modo esaustivo. L’ergonomia, di cui orgogliosamente mi vanto di conoscere i principi fondamentali, identifica, nel suo terzo principio, quello di “procedura operativa”, tre momenti contestuali: la preparazione, l’esecuzione ed il riordino. Per semplificare mi limito a citare, nella “preparazione”... lo schema (perentorio, in 7 punti) dedicato a impostare il dialogo in modo empatico, seguito dalle altrettanto perentorie due anamnesi (remota e prossima).
Nella fase successiva, quella della “esecuzione” mi dichiaro assolutamente incapace di effettuare nei restanti minuti (50? 40?) una diagnosi deducibile dai, forzatamente coesistenti…
I “riordino”, infine, deve essere costituito dalla presentazione del caso in modo perfettamente comprensibile da parte del paziente, con tutta una serie, qui indescrivibile, degli elementi con cui “confezionare” tale diagnosi. Io considero assolutamente doveroso, ad esempio, dare al paziente il referto scritto di quanto è accaduto, con dettatura dello stesso in presenza del paziente e successivo dialogo per assicurarmi la comprensione di ogni dettaglio.
Concludo con esempio personale, non necessariamente obbligatorio, dato che molti colleghi possono essere sicuramente più fulminei del sottoscritto: ogni mia prima visita viene sempre impostata, dalla mia segretaria, per 90 minuti di “time in chair”.
Infine (o quasi) Norberto chiedi: "Tornando alla patologia, alle visite, chiedo se un dentista “ci può campare” con la prevenzione?” E qui mi fermo, per rispetto verso la vostra paziente benevolenza, se mi avete seguito fin qui, e perché solo i due concetti “visita gratuita” e “prevenzione" mi costringerebbero a scrivere un trattato.
Prof. Carlo Guastamacchia
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