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12 Settembre 2022

Comportamento anti-dentologico nella pratica clinica

Alcune considerazioni prof. Carlo Guastamacchia sull’overtreatment ricordando che non è affatto un obbligo deontologico devitalizzare tutti i denti così come mettere impianti 


Caro Norberto, il tuo articolo domenicale, riferito al collega (?) francese dedito all’overtreatment, o meglio, come tu sembri consigliare, alla “mutilazione”, mi stuzzica nel fare alcune considerazioni.
Le parole per definire questa robaccia hanno un peso relativo, la sostanza non cambia ed è riassumibile tutta in un concetto onnicomprensivo: comportamento anti-deontologico. Il Codice Deontologico, infatti, ci obbliga a comportarci secondo "scienza e coscienza"…e qui dentro, ovviamente, si annega nei “distinguo”. 

Io, per i miei novant’anni (e settanta di pratica professionale), non ho paura delle parole, e neppure di esprimere i miei timori, spesso confermati dai fatti. Timori minuscoli, sia ben chiaro, e mai provocati da comportamenti e situazioni così “oltre-misura” da non obbligarci ad altro commento che la repulsione e la condanna.

 Ed eccomi, allora, ad esprimere con dubbi (ironici) quanto mi capita di constatare analizzando i “Corsi” che vengono quotidianamente proposti dal mio schermo, ogni mattina, appena arrivo in studio. Ecco i mie dubbi: è possibile che sia così vasta la necessità di impianti (meglio digitali, si capisce) rispetto a quella di fare cure canalari e ricostruzioni, più o meno difficili?  
Ai “miei tempi” (universitari: 1955-1970) a fare gli impianti, in Italia, c’erano solo tre o quattro gatti, tra l’altro criticatissimi (disprezzati) dall’establishement ufficiale, incluso quello universitario. 

Allora, pertanto, non esisteva l’overtreatment (mutilazione?).

Nessuna illusione: era frequentissima, anche allora, la trascuratezza, riguardante cure canalari e ricostruzioni, ed era invece diffusissima, pur in sedi universitarie, la “semplificazione”, con il ricorso a ponti e corone post-estrazione. Fatti certi, cari amici, di cui non fui mai artefice, ma testimone diretto.  

Conclusione: il collega (?) francese andava condannato, e non è certo il suo successo come “budget oriented” che può suscitare ammirazione (invidia?). Resta tuttavia il sospetto, nella mia pratica quotidiana per niente raro, che alcuni impianti potevano essere evitati e che non è affatto obbligo deontologico devitalizzare tutti i denti che vanno protesizzati. 

Mi fermo qui per non praticare un colpevole overtreatment epistolare, ma sono certo che chi ha diretta esperienza professionale non può che considerare realistiche le mie considerazioni. 

Prof. Carlo Guastamacchia 

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