Non è una domanda retorica, dice il prof. Guastamacchia, aggiungendo che è certo utile conoscere le aspettative del paziente ma si deve anche ricordare quelle dei dentisti
Caro Norberto, ci sono articoli che mi interessano moltissimo e, in sovrappiù, mi mettono di buon umore, specie mentre sto entrando, trionfante, nei miei “novanta”. Mi riferisco a questo tuo DiDomenica ed agli articoli che hai citato sulle ricerche che hanno evidenziato come i pazienti considerano il loro dentista e sulla base di quali criteri ci scelgono.
Dato che non voglio trascurare nessun particolare di quanto mi ha interessato (eccetera…) mi piace trattare, per punti staccati, i temi che più mi hanno coinvolto.
Perdona la sintetica disinvoltura con cui mi esprimo, ma, altrimenti, rischierei di riempire un tomo della Treccani, il che sarebbe davvero eccessivo.
Altra decisione da segnalare, non metto in successione i vari punti secondo un ordine gerarchico, ma secondo quanto, leggendo “qua e là”, mi è apparso, di momento in momento, più specificatamente attraente.
Attenzione, il “qua e là" si riferisce alla lettura, a volte random, altre volte in precisa alternanza, per valutare quanto ho letto in questo tuo articolo e quanto avevo letto nel "Corriere Salute" di giovedì 13 ottobre.
Ed eccomi al dunque.
Primo
Tutto, ma dico tutto quanto vedo scritto, lo si può leggere nel mio libro “Comunicare è curare”. Ovviamente non nelle sequenze doverosamente giornalistiche dei “qua e là”, ma solo per sottolineare come non vi sia nulla di originale, tranne il pregio, encomiabile, di rivolgersi a un universo di lettori molto più ampio di quanto non potesse raggiungere il mio libro.
Secondo
In tutto quanto leggo “qua e là” è del tutto assente il protagonista principale, il dentista, cui era indispensabile rivolgere la domanda “Che cosa si chiede oggi al paziente ?”. E questa non è una domanda retorica, o scritta per fare del protagonismo professionale. Questo è il rovescio della medaglia, che viene istintivo analizzare da parte di chi, nel rapporto con il paziente, non sempre si trova nella condizione di “leader situazionale”.
D’altra parte è semplice e logico comprendere come, in servizi giornalistici dedicati al dentista (e collaboratori) almeno una volta (porca miseria!) debba più interessare quanto noi pensiamo del paziente. La domanda opposta lasciamola al Corriere Salute, che certamente non è interessato a sapere quali sono i problemi nostri, mentre la nostra stampa deve occuparsi (almeno anche) di questo fattore. Scrivo, con una franchezza, serena e non polemica, che appare chiarissimo come, leggendo in tutto il “qua e là”, sicuramente chi ha formulato le domande non aveva alcuna competenza professionale come quella propria dell’odontoiatra.
Essere ottimi giornalisti, infatti, non significa, automaticamente, possedere tutte le sfumature concettuali che appartengono ad un’altra professione.
Terzo
Ed ecco allora cosa accade quando si provi ad invertire come funziona il dialogo tra dentista e paziente, allorché la leadership situazionale passa dalle mani di quest’ultimo al professionista dentista, e non viceversa.
Sicuramente Renato Mannheimer, ne "La figura del dentista oggi. Opinioni e atteggiamenti della popolazione italiana” quando scrive per conto di ANDI e presenta le sue deduzioni Workshop di Cernobbio del 2012 ha un pesante scotoma, tutto riflettendo su “che cosa pensa"…ma ignorando cosa ne pensiamo noi di loro.
Il tutto, ovviamente, si ritrova nel sondaggio svolto da EDRA nell’aprile 2022, Nielsen per conto di IDI Evolution. Quando l’amico Antonio Pelliccia ricorda che il 32% dei pazienti ogni tre anni cambia, per vari motivi, il proprio dentista, perché non si chiede cosa si trova a pensare il dentista dei suoi pazienti? Voi scrivete…"Solo noi di EDRA, dal 2013 anno della nostra nascita, abbiamo realizzato almeno tre sondaggi su questi temi. Forse il più utile per capire le scelte del paziente, è stato quello che ha sondato quali fossero le caratteristiche considerate come irrinunciabili non del proprio dentista ma del dentista ideale. Come fa un paziente a giudicare se la cura è giusta? Non può, si fida.
Eccetera eccetera… (Attenzione Tecnicamente orripilante…"ancora più difficile entrare nel merito prima di sedersi sul riunito." ) Ci provi, qualcuno, a “sedersi sul riunito” e vedrà che fantastiche emozioni incontrerà !
Quarto
Tutto OK…ma, a questo punto, chiediamoci, serenamente, cosa ne sappiamo noi di ogni nuovo paziente?Chi lo manda? Non sempre lo si può sapere. Sarà solvibile? Rispetterà gli appuntamenti? Rispetterà i richiami? Come si comporterà appena uscito dal nostro studio? Nel senso se rispetterà quanto gli abbiamo prescritto o farà "di testa propria”.
Qui potrei continuare a non finire, ma, come ho detto poco sopra, ti faccio grazia di troppe chiacchiere.
Quanto mi sembra corretto sottolineare riguarda l’importanza reciproca, relativa a comportamenti di due persone che non si conoscono. E' pertanto molto utile, per chi legge articoli dedicati al dentista, sapere che, oltre che al paziente, ci si sta occupando pure di lui e delle difficoltà della sua professione. Con sempiterna stima e grande ammirazione per il tuo impegno, i miei saluti riconoscenti e buon lavoro.
Carlo Guastamacchia
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