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28 Giugno 2023

Odontoiatri ed autonomia ordinistica

Per il dott. Veronesi, problemi, molte difficoltà, immenso impegno, profonda esperienza sono indispensabili requisiti per giocare questa carta, ma se gli ideali tengono, tutto è superabile


Caro Norberto, “I grandi pascoli professionali”, cito il tuo DiDomenica, in realtà restano recintati da interpretazioni e posizioni che ancora si confrontano con soluzioni assolutamente non praticabili perché sancite da Corti europee e  Consiglio di Stato italiano. 

Nel mondo la figura professionale dell’odontoiatra è chiarita, salvo qualche roccaforte reazionaria che, non molto distante da noi, fatica ad abbattere gli steccati. Le definisci “barricate” le leve sulle quali forzare il cambiamento, affascinante esempio, ma le barricate sono storicamente sostenute da ideali e gli ideali costano. Nelle guerre d’indipendenza il costo era la vita, non arriveremmo a tanto nel mondo delle professioni, ma di certo con pantofole e plaid sulle gambe sarà molto difficile aprire grandi pascoli. 

Perché la Legge Lorenzin non ha ancora prodotto i richiesti cambiamenti? 

Gli addetti ai lavori sanno bene quale sia l’intoppo e quanto sarà difficile rimuoverlo, passare dalle parole ai fatti nell’ambito dell’autonomia vera, quella vera, quella fatta di aspetti economici è passaggio doloroso, se poi si affianca l’inevitabile difficoltà della gestione di un’esperienza nuova, totalizzante e senza rete, come creare un nuovo ordine professionale, allora di ideali ce ne vogliono tanti, condivisi e belli sostanziosi. Ecco dove convergono le diverse anime della professione: nel silenzio del giovane adulto che tutto sommato, pur soffrendo la paghetta settimanale, si siede con pantofole e plaid e vede il futuro autonomo irraggiungibile per difficoltà, vere certamente, ma tutte superabili se “volere è potere”. 

Nei lunghi anni di militanza come presidente CAO ho sempre cercato la quadra per trovare un’autonomia riconosciuta all’interno dell’Ordine e, a parte un gentlemen agreement fatto di grande disponibilità e attestati di stima, la sensazione di essere, comunque, un gradito ospite l’ho sempre sentita (premetto: laureato in medicina e doppio iscritto). 

Autonomia è libertà totale di decisione, su tutto, con conseguente responsabilità di tutto e questo, non nascondiamoci, può essere ottenuto solo con la divisione degli Ordini così come già fatto nel percorso professionale con la legge 409/85, due professioni distinte in un unico campo professionale. 

Tutte le difficoltà del mondo nel creare la separazione, ma la più grande è stata già fatta, la Legge Lorenzin ha dato le condizioni giuridiche per farlo, cosa manca? 
L’aspetto economico? 

Credo non sarebbe impossibile, anche se inevitabilmente da definirsi in sedi legali, la divisione dei capitali monetari e mobiliari di ordini provinciali e Federazione fra medici e odontoiatri. La sostenibilità delle sedi minori? 

La strategia politica dell’accorpamento provinciale è materia legale già definita, basterebbe, se realmente indispensabile, aderire a tale strategia. 
Ma domandiamoci come fa l’Ordine dei notai ad esistere essendo costituito da soli 5.143 iscritti? Il varo di un nuovo ordine? 

Come ha fatto la FNOPI, con la legge Lorenzin a nascere?

 Problemi, molte difficoltà, immenso impegno, profonda esperienza sul tema sono indispensabili requisiti per giocare questa carta, ma se gli ideali tengono, tutto è superabile, ma pantofole e plaid pesano su certe scelte e la sensazione è che più che un freno nazionale, sia un girarsi dall’altra parte della maggioranza della professione, presa da altre problematiche. 

Quindi: si apriranno mai grandi pascoli? 

Temo di no, restando nello status quo, si otterranno con il tempo e con la diplomazia generose e centellinate concessioni, come è logico che sia ottenere per chi preferisce ricevere piuttosto che costruire.

Luigi Veronesi: medico chirurgo odontoiatra

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