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29 Giugno 2023

Odontoiatri ed autonomia ordinistica

Per il presidente Damilano “solo avendo ben definito gli ambiti, ma soprattutto gli scopi, e sapendo stringere alleanze e non creare divisioni che si potrà esercitare l’autonomia che la legge già ci attribuisce”


Egregio direttore, il tuo recente DiDomenica ha contribuito a rivitalizzare un dibattito sull’autonomia ordinistica degli Odontoiatri che come un fiume carsico periodicamente torna in superficie. A volte con intenti trasparenti, a volte strumentalmente. 

Leggo interventi di autorevoli colleghi che con sfumature diverse lamentano sudditanze o rivendicano autonomie e distinzione di ruoli che in realtà sono già contenuti nella legge vigente, già in più occasioni ribaditi da sentenze. 

Con l’istituzione della figura dell’odontoiatra si è assistito alla separazione delle professioni mediche; non è questa la sede per analizzare se sia stata una scelta lungimirante. Ma l’introduzione di una figura estremamente specializzata (la nostra) non ha fatto altro che precorrere nell’ordinamento quello che nella realtà delle cose avviene anche nella categoria medica (non credo che un cardiochirurgo possa facilmente dedicarsi anche alla pediatria!).

Dopo qualche anno di carriera ordinistica posso affermare che la vera separazione esiste tra chi svolge la propria attività come dipendente dal SSN e chi, come la maggior parte di noi, esercita in libera professione. Ed è in quest’ambito che la nostra esperienza si rivela preziosa anche per i medici, in particolare oggi che l’attività medica privata sta diventando anche per loro importante. Spesso tocca a noi offrire il punto di vista corretto su molte questioni deontologiche, e non solo.  

Leggo di autodeterminazione ormai indilazionabile, di resistenze legate a problemi economici, di desiderio di sentirsi adulti senza dipendere dalle “paghette”.

Sono convinto che “diventare adulti” non si limiti al conseguire una indipendenza economica, ma nell’avere chiaro cosa si vuol essere e cosa fare per diventarlo. Su questo, purtroppo, il dibattito langue. 

La nostra, come tutte, è una professione in costante evoluzione; le liberalizzazioni ne stanno cambiando profondamente la natura e se in alcuni ambienti si esalta il tecnicismo fine a se stesso, in altri si cerca di trasformarla in un’attività puramente imprenditoriale.  

La mia non è una difesa del tempo passato, ma la consapevolezza che il ruolo dell’Istituzione deve essere ben differenziato da quello del sindacato, e che la sua forza si commisura con la capacità di stringere alleanze e non di creare divisioni. Solo così, avendo ben definito gli ambiti, ma soprattutto gli scopi, potremo esercitare l’autonomia che la legge già ci attribuisce; senza correre il rischio di diventare   ininfluenti nel nostro splendido isolamento, o peggio vassalli di altri soggetti con maggiore potenza di fuoco di noi.  

Gian Paolo Damilano presidente CAO Cuneo

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