Per il presidente Chiarello serve una gestione strategica del cambiamento, accogliendolo positivamente, evitando di farsi travolgere
Il recente "DiDomenica" del Direttore Norberto Maccagno, argomentato su Odontoiatria digitale, mi offre l'occasione di esprimere alcune considerazioni da Presidente SUSO, Sindacato degli Ortodontisti.
Innanzitutto mi ha colpito il sillogismo fra i "vecchi" dentisti che inviavano impronte al proprio laboratorio, confidando sulla capacità degli odontotecnici di confezionare un "apparecchio" adatto a risolvere la malocclusione del paziente, e l'accettazione immediata da parte dei professionisti del primo ClinCheck fornito dall'azienda di allineatori in relazione al caso trasmesso. Se fosse davvero così a farne le spese sarebbe il paziente, impegnato economicamente e terapeuticamente con un piano di trattamento non perfettamente calibrato sulle sue personali necessità.
Peraltro anche l'illusione di poter riabilitare protesicamente un'arcata infilando il trapano in una dima chirurgica realizzata al computer, potrebbe creare false aspettative da parte di colleghi magari non sufficientemente pronti a gestire casi di una certa complessità.
Complice anche la suggestione offerta da alcune aziende produttrici che presentano i loro prodotti e le loro tecniche come facili da eseguire e scevre da rischi particolari.
Fatto sta che in qualsiasi caso l'unico responsabile del trattamento rimane il professionista che lo propone e lo esegue sul paziente. Tutti gli altri, fabbricanti, tecnici, programmatori e bioingegneri, pur direttamente coinvolti nel processo di ideazione, realizzazione e customizzazione, ne sono esclusi, e credo sia giusto così.
Per questo, più che pensare alla creazione di nuove figure professionali, punterei a ottimizzare la formazione dei colleghi che decidono di utilizzare le nuove tecnologie digitali. Oggi in Italia esistono 22 scuole di Specializzazione in Ortognatodonzia e appena qualcuna in meno di Chirurgia Odontoiatrica, senza contare i Perfezionamenti e i Master organizzati sull'intero territorio nazionale. Un’offerta formativa che nel tempo potrà elevare il grado medio di preparazione dei nostri ortodontisti,una adeguata risposta ai presunti ClinCheck frettolosamente accettati dai colleghi, destinati col tempo ad acquisire maggior consapevolezza delle potenzialità della tecnica. Vorrei essere confortato dal pensiero che dall'altra parte del computer ci sia un altro collega, particolarmente esperto nell'elaborazione dei piani di trattamento e contestualmente pienamente consapevole delle potenzialità della tecnologia di cui l'azienda dispone. Magari supportato da un'applicazione AI (intelligenza artificiale) che riesca a fornire il miglior risultato possibile, statisticamente riscontrato valido su molti casi simili (ma mai uguali). In tutti i modi non ci potrà mai essere alcuna condivisione di responsabilità per una cura non all'altezza delle aspettative: l'unico "colpevole" sarà chi ha aperto la porta del proprio studio e avrà accolto il paziente.
Parlando infine di Intelligenza Artificiale vorrei citare Umberto Eco, che scriveva: “esistono due modi per affrontare una grande innovazione: rinnegandola (gli apocalittici) oppure subendola (gli integrati)”. Una terza via, in questo caso non solo possibile ma praticamente obbligata, è la gestione strategica del cambiamento, accogliendolo positivamente, evitando di farsi travolgere.
Dott. Gianvito Chiarello: Presidente Nazionale SUSO
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