La “fuga di cervelli all’estero” è ormai un fenomeno consolidato, che in parte sta interessando anche il settore dentale. Esempio singolare, perché laureato in igiene dentale in Italia, è il dottor Salvatore Sauro che nel 2006 si è unito a Timothy Watson e Francesco Mannocci al King’s College di Londra per proseguire l’attività di ricerca e conseguire la laurea in dottore di ricerca (PhD) in Dental Biomaterials Science/Clinical Dentistry. Ha, inoltre, contatti con David H. Pashley e Franklin Tay come esperto di microscopia confocale applicata al campo dell’adesione dentinale e con Manuel Toledano. Lo abbiamo incontrato dopo che gli è stato assegnato l’importante riconoscimento “Premio Pietro De Fazio” in seno al recente congresso della Società italiana di odontoiatria conservatrice” e in memoria del compianto grande maestro, fondatore e presidente Sidoc.
Si sente un “cervello all’estero”?
Se con tale espressione, “cervelli all’estero”, s’intendono casi in cui giovani studenti, affascinati dalla ricerca scientifica non hanno la possibilità di continuare il proprio percorso di studi e quello professionale in una struttura universitaria italiana, allora si potrebbe definire, il mio, un caso di fuga di cervello all’estero. La mobilità degli studiosi, fenomeno da sempre comune in ambito universitario, è in sé un fattore di arricchimento culturale e professionale, perché la ricerca non conosce frontiere. È vero semmai che il saldo tra studiosi che lasciano l’Italia e stranieri che vi si trasferiscono è sfavorevole, essendo, in Italia, la ricerca, sottofinanziata. I fondi disponibili, oltre a essere limitati, sono anche mal gestiti: tutto ciò si traduce nell’iniqua distribuzione delle risorse, in ritardi nei pagamenti e, in conclusione, in un abbattimento dell’entusiasmo proprio di ogni buon ricercatore.
Se si presentasse l’occasione tornerebbe in Italia?
Difficile fare previsioni al momento, quello che posso dire è che cercherò di non perdere mai il contatto con le università italiane, cosa improbabile vista la moltitudine di amici e collaboratori con cui continuo il mio percorso scientifico-professionale. Io amo l’Italia e devo ammettere che sento molto la mancanza della mia terra, del mare, dei profumi del nostro Paese, ma bisogna considerare che in Inghilterra un giovane ricercatore può esprimere tutto il suo potenziale in un ambiente privo di pressioni “extra-scientifiche e dittatoriali”. Non esiterei a tornare se solo potessi trovare un’occupazione adeguata che possa assecondare la mia passione per la ricerca scientifica e la mia carriera in campo dentale.
Ritiene che i suoi filoni di ricerca sull’adesione dentinale possano essere applicati alla clinica quotidiana dell’igienista dentale?
Assolutamente sì. L’utilizzo di sistemi adesivi semplificati di nuova generazione è molto comune nell’attività clinica dell’igienista dentale durante i trattamenti dell’ipersensibilità dentinale. L’igienista dentale deve conoscere esattamente, così come l’odontoiatra, vantaggi, svantaggi e innovazioni scientifiche di questi materiali.
In inghilterra esiste la figura del terapista dentale il quale si occupa anche di odontoiatria conservativa preventiva trovandosi continuamente alle prese con sistemi adesivi smalto dentinale e compositi. Forse un giorno, grazie alla nostra associazione, l’Aidi, questa mansione diventerà una realtà anche in Italia e i nostri igienisti dentali dovranno essere preparati a utilizzare questi materiali.
Ultramorfologia delle superfici radicolari in seguito a trattamenti non chirurgici parodontali ed erosioni dello smalto indotte da acidi della dieta e bevande acide. Quali sono le prospettive cliniche di questi due filoni di ricerca?
La detartrasi e la levigatura radicolare sono procedure fondamentali nella terapia parodontale non-chirurgica. Questi trattamenti possono essere eseguiti con strumenti ultrasonici e/o manuali. Durante questi trattamenti la rimozione del cemento radicolare potrebbe essere considerata una condizione necessaria per ristabilire una buona condizione clinica parodontale. Tuttavia, le procedure di scaling e root-planing producono uno strato di detriti acido labile sulla superficie dentinale conosciuto con il nome di smear layer (fango dentinale) che, se rimosso, potrebbe essere responsabile d’ipersensibilità dentinale post-operatoria. Vista la poca informazione al riguardo, è necessario che l’operatore sia a conoscenza dell’ultramorfologia delle superfici radicolari in seguito a strumentazione parodontale non-chirurgica eseguita con curette o con scaler ultrasonici. È inoltre importante conoscere gli effetti dell’assunzionedi bevande acide in seguito ai suddetti trattamenti al fine di prevenire l’ipersensibilità post-operatoria. Questo discorso vale anche per le erosioni dello smalto indotte da acidi della dieta e bevande acide.
L’erosione dei tessuti duri dentali causata dal consumo di alimenti e bevande acide è un problema di crescente importanza soprattutto nella popolazione adolescente. I processi di erosione si verificano in seguito a reazioni chimiche non-batteriche tra ioni di idrogeno degli acidi e idrossiapatite dentale. L’igienista dentale deve conoscere quali sono gli acidi coinvolti in questi tipi di processi erosivi e in quali cibi e bevande sono presenti. Le informazioni riguardo alla protezione in-vivo di prodotti per l’igiene orale contro l’erosione dentale richiedono ulteriori approfondimenti. Pertanto, bisogna identificate la quantità e la qualità della protezione dello smalto fornita dai più recenti prodotti per l’igiene orale. La conoscenza degli effetti di soluzioni di acidi sulla morfologia dello smalto prima e dopo l’applicazione di nuovi prodotti offrono all’igienista dentale le informazioni necessarie per poter rinforzare le proprie capacità d’istruzione e motivazione del paziente verso questi tipi di problematiche.
Quali suggerimenti potrebbe dare a un giovane laureato intenzionato ad approcciare il mondo della ricerca?
I neolaureati sono molto confusi e disorientati subito dopo il conseguimento della laurea in odontoiatria o in igiene dentale. Spesso la scelta più immediata è quella d’immergersi nell’attività clinica o di fare un master di specializzazione. In tale fase d’incertezza è importante che un giovane laureato inizi a lavorare in clinica universitaria, rimanendo, quest’ultimo, un ambiente a forte impronta accademica. Se poi si vuole approcciare il mondo della ricerca, suggerisco di affiancarsi a colleghi o a docenti che svolgono un’attività di ricerca e di cominciare a svolgere i primi protocolli scientifici da presentare in convegni italiani e internazionali. I convegni sono eventi molto importanti per i giovani che vogliono avvicinarsi e percorrere la strada della ricerca. Durante questi eventi si creano contatti con altri ricercatori e professionisti di settore con cui collaborare e condividere idee e progetti scientifici. In seguito, quando è maturata una passione e tenendo presente il fatto che in questo campo è fondamentale avere molta passione, è necessario cercare una struttura italiana o straniera dove poter conseguire un dottorato di ricerca (PhD). Sorvolando sulle problematiche che ci sono in Italia riguardo alla fuga dei cervelli all’estero e al metodo di assegnazione dei dottorati di ricerca, il mio consiglio è quello di cercare un PhD all’estero.
Conseguire un PhD presso un’università straniera offre la possibilità di conoscere realtà molto differenti da quelle che si vivono nel nostro Paese. Queste esperienze aprono la mente e permettono di guardare la ricerca a 360 gradi, apprendere nuovi metodi di approccio e di sviluppo dei protocolli sperimentali e inoltre offrono la possibilità di utilizzare nuovi strumenti, macchine e metodiche di avanzata tecnologia, opportunità che, purtroppo, raramente si presentano in Italia. Consiglio inoltre di svolgere dei periodi di ricerca all’estero perché molto stimolanti e importanti per la maturazione intellettuale a livello scientifico e di vita, in generale. Questa è, a grandi linee, la strada che ho scelto di percorrere e che mi sento di suggerire a tutti coloro che vogliono intraprendere l’arduo ma eccitante cammino della ricerca scientifica. Auguro un grande in bocca a lupo a tutti coloro che, come me, hanno già intrapreso o si accingono a intraprendere il percorso della ricerca scientifica in campo dentale.
GdO 2009; 7
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