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28 Settembre 2016

Tar del Veneto: lo studio odontoiatrico (normale) deve ottenere l'autorizzazione. Le motivazioni in una sentenza che tornerà ad infiammare il dibattito


A versare benzina sul fuoco, come se non ne fosse già stata versata abbastanza, sull'argomento autorizzazioni sanitarie per gli studi odontoiatrici arriva la sentenza del Tar del Veneto che respinge il ricorso di uno studio odontoiatrico che riteneva incostituzionale la norma sulle autorizzazioni sanitarie.

Come noto, oggi, in Italia le norme che regolamentano le autorizzazioni per gli studi odontoiatrici, anche quelli dei liberi professionisti, sono differenti da Regione a Regione. Si passa da quelle molto "liberistiche" del Lazio e della Toscana ad altre più restrittive e neppure l'accordo appena ratificato dalla Stato Regione è riuscito a dare indicazioni univoche. Peraltro quelle date sono state giudicate poco chiare ed inapplicabili.

Il merito alla sentenza del Tar Veneto, il ricorrente aveva presentato ricorso al Tar contro la decisione dell'ULSS di rigettare la sua domanda di autorizzazione diffidandolo dal continuare ad esercitare l'attività di studio odontoiatrico sostenendo che per "l'attività di odontoiatra è da lui concretamente esercitata, non è necessaria alcuna autorizzazione".

Di parere differente i giudici che ricordano come (nel Veneto aggiungiamo noi) "tutte le strutture sanitarie, comprese alcune categorie di studi professionali, sono soggette al regime di autorizzazione all'esercizio dell'attività. L'autorizzazione all'esercizio dell'attività sanitaria è richiesta sia per chi vuole operare in regime privatistico che in regime di servizio pubblico. Essa è richiesta anche per gli studi medici, odontoiatrici e di altre professioni sanitarie attrezzati per erogare prestazioni di chirurgia ambulatoriale, procedure diagnostiche e terapeutiche di particolare complessità o che comportino sicurezza per il paziente, per strutture esclusivamente dedicate ad attività diagnostiche. Con essa si verifica il possesso dei requisiti minimi per l'esercizio delle attività sanitarie da parte di tutte le strutture, pubbliche e private".

Sentenza che risponde anche al nodo "del contendere" della normativa: ma quali sono le caratteristiche dello studio che deve richiedere l'autorizzazione?

I giudici ricordano che la delibera della Giunta Regionale del Veneto n. 2501 del 6 agosto 2014 ha operato la classificazione delle strutture sanitarie, indicando tra le strutture soggette ad autorizzazione all'esercizio gli "ambulatori odontoiatrici", vale a dire "le strutture nelle quali il medico e/o l'odontoiatra eroga prestazioni di odontostomatologia e chirurgia maxillo-facciale, purché le stesse non implichino attività di anestesia che richieda il coinvolgimento diretto e la presenza nello studio di specialisti in anestesia".

L'attività del ricorrente, si legge, "rientra, inapicibus, nella fattispecie di cui all'art. 8 ter, comma 2 del D.Lgs. 502/92,nella parte in cui sancisce che sono soggette ad autorizzazione "gli studi odontoiatrici attrezzati per compiere procedure diagnostiche e terapeutiche di particolare complessità o che comportino un rischio per la sicurezza del paziente....": il che rende irrilevanti le censure di legittimità costituzionale mosse dal ricorrente alla disciplina regionale".

"Dalla targa -continua la sentenza- apposta sulla porta dello studio dentistico (ove lo stesso ricorrente si qualifica come "medico-chirurgo") e dalle fotografie allegate agli atti che denotano il possesso di apparecchiature specialistiche, si evince che l'attività svolta dal R. - valutata alla stregua dell'id quod plerumque accidit e del principio di autoresponsabilità, che impone al singolo di non venire contra factum proprium- lungi dall'essere circoscritta alla mera igiene dentale, comprendeva lo svolgimento di attività riconducibili alle cure canalari, alle devitalizzazioni, alle estrazioni dentarie e agli interventi di piccola chirurgia ambulatoriale (es. otturazione di un dente), attività queste ultime che non possono che essere considerate invasive e pericolose per la salute o sicurezza del paziente e quindi richiedono una specifica autorizzazione (in termini T.a.r. Veneto, sentenza 730 del 2015)".

"Presentandosi il ricorrente al pubblico come medico-chirurgo -concludono i giudici- l'autorizzazione all'esercizio era, dunque, necessaria già in base alla normativa statale dettata dall'art. 8 ter, comma 2, delD.Lgs.502/1992, prima ancora che sulla scorta della disciplina regionale che regola le strutture ambulatoriali".

Nor.Mac.

 Sull'argomento leggi anche:

18 Giugno 2015: Autorizzazioni sanitarie: in attesa di una normativa nazionale sono le sentenze a regolare la materia. Renzo (CAO): siamo in una palude burocratica ed il Ministero tace

14 Dicembre 2015: Autorizzazione sanitaria, alla Stato Regioni il testo ministeriale. I requisiti necessari per tutti gli studi odontoiatrici, indipendentemente dalle prestazioni erogate

14 Dicembre 2015: Autorizzazioni sanitarie, queste le differenze previste per l'autorizzazione degli studi odontoiatrici, Regione per Regione

13 Giugno 2016: Autorizzazioni sanitarie, la Stato Regioni approva i nuovi requisiti minimi proposti dal Ministero per gli studi odontoiatrici. Accolte solo in parte le richieste della professione

15 Giugno 2016: Autorizzazioni sanitarie. ANDI annuncia ricorso al Tar contro l'accordo Stato Regioni


27 Giugno 2016: Autorizzazioni per gli studi odontoiatrici. La CAO scrive al Ministro: queste sono le criticità del documento approvato dalla Stato Regioni

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