Recenti statistiche indicano che il30% della popolazione adulta sia affetta dal fenomeno del bruxismo.
Nel 20% si riscontra un bruxismo diurno e nel 10 % un bruxismo notturno. Questa percentuale tende ad aumentare ulteriormente nella popolazione compresa tra i 25 e i 45 anni età, in quanto il digrignamento è strettamente legato a stati d'ansia e stress. Il bruxismo notturno (SB) è un disturbo del sonno considerato come uno dei principali fattori di rischio nel causare usura dei denti, la progressione della malattia parodontale, danni o il fallimento di protesi o impianti, problemi muscolo-scheletrici come l'ipertrofia muscolaremasticatoria e disordini temporomandibolari. Il trattamento più comune è il posizionamente di un bite durante la notte, che ha due funzioni, la prima di proteggere i denti la seconda di rilassare il muscolo massetere. Diversi studi hanno dimostrato che l'utilizzo di un bite di stabilizzazione durante la notte riduce l'attività masseterina nel 50% dei casi (Pierce CJ, Gale EN.1988 ; Clark GT et al. 1978), ma a un'osservazione a lunga distanza, altri studi hanno evidenziano il fatto che , una volta abbandonato il bite l'attività di digrignamento ritorna come prima nell'arco di due settimane. Diversi studi confermano gli effetti benefici del bite a breve distanza (Harada T, Ichiki 2006 ; Landry ML, 2006; Kato T 1999),
Ma è possibile ottenerli anche a lunga distanza , non "condannando" il paziente all'uso cronico a vita del posizionatore?
Un recente studio pubblicato sul Journal of Oral rehabilitation di aprile 2015 propone una metodica, in cui il paziente deve portare il bite a "intermittenza", con la quale, secondo i dati elettromiografici, sembra si riesca a ridurre l'attività di bruxismo anche a lunga distanza. In questo studio venti pazienti bruxisti sono stati assegnati in modo casuale al gruppo "continuo" o al il gruppo "intermittente". I soggetti
nel gruppo "continuo" hanno portato il bite notturno per 29 notti continuativamente, mentre
quelli del gruppo "intermittente" hanno indossato il bite a settimane alterne, cioè l'hanno messo dalla prima alla settima notte, dalla quindicesima alla ventunesima notte e alla 29° notte.
E' stata registrata l 'attività elettromiografica del muscolo massetere durante il sonno a sei intervalli:
Sono stati analizzati il numero di eventi elettromiografici notturni masseterini, la loro durata e
l'attività totale del bruxismo.
Nel gruppo continuo si è visto che gli eventi elettromiografici masseterini notturni erano significativamente ridotti immediatamente e 1 settimana dopo l'inserimento del bite di stabilizzazione, e anche la durata risultava ridotta subito dopo l'inserimento (P <0- 05, test di Dunnett), ma nessuna riduzione si è osservata a 2, 3 e 4 settimane dopo l'inserimento. Nel gruppo "intermittente" invece gli eventi elettromiografici masseterini notturni e la durata risultavano ridotti significativamente subito dopo ma anche a distanza di 4 settimane dopo l'inserimento del bite (P <0-05, test di Dunnett).
L'utilizzo del bite notturno a settimane alterne per un mese, in base ai dati di questo studio, sembra garantire effetti benefici migliori non solo nell'immediato ma anche a lunga distanza, se paragonato all' utilizzo del bite tradizionale in modo continuativo per un mese . Se ulteriori studi in letteratura futuri dovessero confermare questi dati buone speranze potranno esserci per i pazienti affetti da bruxismo di non essere "condannati" al bite cronicamente.
A cura di: Lara Figini, Coordinatore Scientifico Odontoiatria33
Bibliografia:
The effect of intermittent use of occlusal splint devices on sleep bruxism: a 4-week observation with a portable electromyographic recording device. Autori: Matsumoto H, Tsukiyama Y, Kuwatsuru R, Koyano K.
J Oral Rehabil. 2015 Apr;42(4):251-8
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