Il legame tra malattia parodontale, diabete mellito e malattie cardiovascolari ha trovato un nuovo e importante sostegno scientifico. In Gran Bretagna, infatti, un gruppo di esperti nei settori della cardiologia, dell’endocrinologia e della parodontologia si è riunito per valutare gli ultimi studi realizzati in proposito e ha raccolto le proprie conclusioni in un documento recentemente pubblicato.
Queste conclusioni riguardano non solo il legame che unisce patologie che colpiscono aree differenti dell’organismo, ma anche il ruolo dell’odontoiatra nella cura delle stesse.
Il documento è stato pubblicato da "Current Medical Research and Opinion", una rivista scientifica che ha come obiettivo la pubblicazione in tempi brevi di studi e articoli rilevanti nell’ambito dell’attualità medica. “L’analisi degli studi più significativi pubblicati negli ultimi anni ci ha portati a confermare il fatto che i pazienti affetti da malattia parodontale hanno maggiori probabilità di soffrire anche di malattie cardiovascolari e che la malattia parodontale è generalmente più severa nei soggetti affetti da diabete mellito, una categoria di pazienti che quindi già corre un rischio maggiore di sviluppare malattie cardiovascolari” descrive Margaret Kellett, ricercatrice presso il Dipartimento di parodontologia del Leeds Dental Institute della University of Leeds, in Gran Bretagna.
“Le nostre conclusioni dunque ribadiscono il legame, talvolta messo in dubbio, tra l’infezione del parodonto, le malattie cardiovascolari e il diabete. La scienza non ha ancora spiegato a fondo perché questi tre tipi di patologie siano legati tra loro: è stato ipotizzato che i batteri responsabili dell’infezione nel cavo orale possano entrare nel sangue ed essere trasportati attraverso i vasi fino a organi lontani, oppure che le patologie sistemiche siano la conseguenza della reazione con cui l’organismo tenta di difendersi dall’infezione orale; qualunque sia la natura di questa relazione, noi pensiamo che il legame esista e che sia provato ormai da numerosi studi scientifici attendibili.”
L’idea che l’infiammazione e le infezioni localizzate nel cavo orale possano raggiungere organi e aree distanti nell’organismo era stata concepita già negli anni ’20 del secolo scorso con il nome di “teoria dell’infezione focale”, ma successivamente l’interesse scientifico in proposito si affievolì fino a che, nel 1989, non furono rese note le conferme raggiunte dai risultati di alcuni studi finlandesi.
“Poiché oggi abbiamo prove sufficienti riguardanti le conseguenze dell’infiammazione orale, riteniamo che chi è in possesso di queste conoscenze abbia il dovere di ‘educare’ i pazienti in proposito. L’odontoiatra dunque, che ha la possibilità di verificare periodicamente lo stato di salute orale dei propri pazienti, ha la concreta opportunità di informarli riguardo all’importanza della cura della malattia parodontale, soprattutto se vi sono patologie sistemiche concomitanti. Curando la malattia parodontale un paziente che soffre di diabete, per esempio, avrebbe ‘un’arma in più’ per mantenere la patologia sotto controllo e ridurre il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari; per questi motivi la promozione della salute orale dovrebbe essere parte integrante dei messaggi riguardanti il corretto stile di vita che oggi sono accettati e trasmessi ai pazienti e che generalmente sono invece riferiti esclusivamente alla dieta, alla cessazione dell’uso di tabacco e alla necessità di svolgere esercizio fisico”.
GdO 2008; 10
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