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30 Settembre 2006

Ciò che respiriamo va a finire nei denti

di Debora Bellinzani


Le tecniche odierne forniscono ai ricercatori nuovi sistemi per monitorare l’inquinamento ambientale del presente e anche del passato: uno di questi è l’analisi chimica dei tessuti dentali, che può fornire informazioni preziose per  esempio sulla quantità e la qualità del piombo che respiriamo, mangiamo e beviamo.
Pur non essendo in grado di stabilire la via attraverso la quale una sostanza nociva come il piombo è entrata nell’organismo e nel flusso sanguigno, questo tipo di analisi fornisce indicazioni preziose sulla “salute” dell’ambiente e, di conseguenza, anche su quella dell’uomo.

“L’analisi biochimica della corona dei denti, consente di individuare sostanze che sono entrate a far parte del tessuto
dentale nel momento della sua formazione, ossia durante la prima infanzia; l’esame della dentina, che invece è a diretto contatto con il sangue durante tutta la vita dell’individuo, è un ottimo testimone dell’inclusione nei tessuti di elementi esterni avvenuta in epoca successiva, portati nel cavo orale dai vasi sanguigni che irrorano i tessuti più interni dei denti” spiega John Farmer, docente di geochimica ambientale presso la School of GeoSciences della University of Edinburgh, in Gran Bretagna.
Il recente studio di biomonitoraggio firmato da Farmer, che ha preso in esame resti dentali di uomini e bambini vissuti in Scozia nel 1800 e denti forniti invece da studi odontoiatrici scozzesi intorno al 1990, è stato pubblicato dalla rivista
Environmental Geochemistry and Health.

“Attraverso l’analisi biochimica siamo riusciti a quantificare il piombo presente nell’ambiente nel corso del XIX secolo: ne possiamo dedurre che gli individui vissuti in quell’epoca hanno respirato il piombo naturalmente presente nel territorio e quello derivato dalla combustione del carbone; inoltre, hanno ingerito il piombo depositato sulla superficie dei vegetali o assorbito dalle loro radici, oltre a quello derivante dal sistema vittoriano di tubi di metallo per l’approvvigionamento idrico e bevuto insieme all’acqua” prosegue il docente. “Le tracce di piombo rilevate sui denti estratti circa 25 anni fa, oltre al piombo ancora presente nei tubi per il trasporto dell’acqua, devono la presenza del metallo anche ai gas di scappamentoemessi dalle auto e dagli altri mezzi di trasporto a benzina.”

Negli ultimi anni, conclude il ricercatore, “abbiamo verificato comunque una riduzione della quantità di piombo presente nei denti. L’utilizzo della benzina senza piombo ha notevolmente ridotto l’introduzione nell’organismo di piombo derivato da prodotti del petrolio, e lo stesso è avvenuto con la limitazione della produzione di vernici contenenti il metallo.
Benché l’analisi biochimica dei tessuti dentali non possa rendere conto della fonte, come per esempio aria o acqua, o del percorso compiuto dal piombo, per esempio attraverso l’apparato digestivo o quello
respiratorio, costituisce comunque uno strumento importante per monitorare lo stato dell’ambiente del presente e del passato, e quindi per cercare di dedurre quali sono i cambiamenti in atto e a che cosa sono dovuti”.

 
 

GdO 2006; 13

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