C'è differenza tra il piercing alla lingua e quello alle labbra da un punto di vista odontoiatrico? Benché entrambi possano comportare danni nel tempo, il piercing alla lingua è causa di una maggiore prevalenza di difetti e fratture dello smalto. Il dato è emerso da uno studio pubblicato recentemente dall'Australian Dental Journal.
Lo studio, condotto in Grecia, ha preso in esame 110 clienti di quattro studi che praticano tatuaggi e piercing; le persone coinvolte, di età compresa tra 18 e 35 anni, non erano pazienti odontoiatrici.
Dal primo studio, con l'obiettivo dichiarato di paragonare i diversi tipi di piercing orali, è emerso dunque che il piercing alla lingua comporta una maggiore prevalenza di anomalie della superficie e fratture dello smalto dei denti che entrano in contatto con il corpo estraneo.
La lunghezza del piercing
La lunghezza dell'ornamento applicato alla lingua, inoltre, è risultata determinante rispetto al possibile danno che può provocare: se la parte terminale dell'ornamento, la pallina per esempio, si trova all'altezza della giunzione smalto-cemento dei denti con cui entra in contatto provoca una maggiore recessione gengivale rispetto a ornamenti più grandi o più piccoli. Solo attorno ai piercing linguali, infine, sono stati riscontrati fenomeni di crescita eccessiva dei tessuti cicatriziali.
Oltre alle differenze, però, vi sono anche molte similitudini riguardo ai danni ai tessuti dentali e gengivali che i piercing alla lingua e alle labbra possono provocare. Le visite condotte dai ricercatori hanno dimostrato infatti che entrambi i tipi di piercing causano recessione gengivale, perdita di attacco clinico e maggiore profondità di sondaggio nei siti adiacenti; la gravità di tutte queste modificazioni tissutali, inoltre, è in relazione all'ampiezza del periodo di tempo di presenza del piercing: quanto più lungo è il tempo di permanenza, tanto maggiori sono i danni che il piercing può provocare.
Danni allo smalto
Riguardo al danneggiamento dello smalto, inoltre, gli studiosi hanno rilevato che circa un terzo dei denti adiacenti ai piercing mostra usura anomala o fratture dello smalto, e che più di un terzo dei siti adiacenti presenta recessione gengivale.
"L'odontoiatra dovrebbe informare i pazienti, in particolare quelli più giovani, riguardo alle conseguenze che i piercing orali possono avere su denti e gengive" scrivono con chiarezza i ricercatori. Se non riesce a dissuadere il paziente, dicono ancora, è compito dell'odontoiatra educarlo a mantenere l'igiene dal momento che meno di un terzo delle persone pulisce regolarmente gli ornamenti inseriti nei piercing. Sarebbe opportuno, inoltre, documentare nella cartella clinica del paziente la presenza dei piercing e il tempo di permanenza nel cavo orale, oltre a consigliare un monitoraggio costante attraverso visite che valutino lo stato di salute dei tessuti adiacenti.
Dental and periodontal complications of lip and tongue piercing: prevalence and influencing factors
Austral Dent J 2012;57:71-8.
Sul tema leggi anche:
- I rischi e le controindicazioni dei piercing orali
GdO 2012;7:8
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