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04 Dicembre 2014

Macchie bianche o leucoplachie? Quando preoccuparsi?

di Anna Maria Melica


Il quarto modulo del secondo corso FAD (Dental Cadmos 9/2014) descrivere l'eziologia, gli aspetti clinici e le caratteristiche istopatologiche della leucoplachia.

La definizione di leucoplachia, termine utilizzato per la prima volta da Schwimmer nel 1887, ha subito numerosi rimaneggiamenti nel corso dell'ultimo secolo. Attualmente, il termine leucoplachia viene utilizzato per identificare una lesione prevalentemente bianca del cavo orale che pone il paziente a un variabile grado di rischio di ammalare di cancro orale e la cui diagnosi può essere fatta solo dopo aver escluso tutte le altre patologie o condizioni che si manifestano con lesioni orali di colore bianco.

L'eziologia della leucoplachia non è ancora ben conosciuta e numerosi fattori di rischio (fumo, alcool, traumatismo cronico, infezioni orali da candida o papillomavirus umano) sono stati indagati al fine di stabilirne eventuali correlazioni con la comparsa di queste lesioni. Clinicamente la leucoplachia appare come una macchia o placca bianca, generalmente asintomatica e localizzabile in qualsiasi sede della cavità orale. Sulla base dell'aspetto macroscopico è possibile classificare queste lesioni in due differenti tipi, definiti "leucoplachie omogenee" e "leucoplachie non omogenee".

La monografia si pone l'obiettivo di proporre un algoritmo decisionale utile alla diagnosi differenziale di questa tipologia di lesioni e di fornire elementi utili per la gestione del paziente che ne sia affetto. Una diagnosi provvisoria di leucoplachia può essere proposta solo dopo aver scartato tutte le possibili condizioni di natura definita, la diagnosi definitiva può essere ottenuta unicamente in seguito all'integrazione del dato clinico con quello istopatologico.

È importante interpretare la leucoplachia come una lesione dinamica, in virtù delle modificazioni che possono manifestarsi durante il decorso clinico di questa condizione. La frequenza di evoluzione della leucoplachia in cancro orale, riportata nella letteratura scientifica, risulta estremamente variabile, probabilmente a causa delle differenze nei campioni demografici, caratteristiche delle lesioni e criteri diagnostici presi come riferimento nei diversi studi. Da sottolineare il fatto che, secondo le recenti evidenze scientifiche, il paziente affetto da leucoplachia presenta un rischio maggiore di ammalare di cancro non solo in corrispondenza della lesione stessa, ma in ogni sede della cavità orale.

Attualmente, il protocollo consigliato è un accurato esame clinico delle mucose orali svolto alla poltrona, seguito da eventuale consulto con lo specialista in medicina orale, che provvederà, se necessario, a effettuare il prelievo bioptico.
L'adeguata comunicazione e la corretta informazione sono elementi fondamentali per stabilire un'alleanza terapeutica con il paziente, indispensabile nella gestione di pazienti affetti da condizioni per le quali non esistono trattamenti di provata efficacia, come la leucoplachia.

A cura di: Anna Maria Melica, Consulente Scientifico Dental Cadmos


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