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22 Febbraio 2017

Confronto tra restauri in disilicato di litio E.Max ottenuti con metodica tradizionale e digitale. I risultati da uno studio turco

di Simona Chirico


A partire dagli anni 90, l'introduzione dei sistemi adesivi ha favorito l'utilizzo della ceramica nelle riabilitazioni protesiche. Il disilicato di litio è la ceramica più utilizzata in ambito odontoiatrico, grazie alla sua elevata resistenza alla flessione e alla sua capacità di minimizzare la propagazione di eventuali microgap. I restauri che vengono prodotti con questo materiale possono essere ottenuti o tramite tecnica di microfusione a cera persa (IPS E.max Press) o mediante metodica di design e produzione computer guidata (IPS E.max CAD/CAM). Il successo di un restauro viene garantito dalla presenza del sigillo marginale e l'assenza di gap tra il restauro e il dente.

La review "The marginal fit of E.max Press and E.max CAD lithium disilicate restorations: A critical review" di Mounajjed, Layton e Azar ha valutato questo aspetto, riscontrando 76 articoli in letteratura che trattassero l'argomento. Di questi solo 13 sono stati presi in considerazione, in quanto rientravano nei criteri di inclusione selezionati: articoli pubblicati dopo il 2005; E.max come materiale utilizzato; misurazioni in vitro del gap marginale.

La conclusione evidenziata da tale articolo è che le corone in disilicato di litio prodotte con E.max Press (range del gap marginale: 48 - 88 micron) presentano un sigillo marginale migliore rispetto all' E.max CAD (range del gap marginale: 58 - 89 micron). Al contrario, per i restauri parziali la sistematica CAD (valori medi del gap marginale: 51,56 micron) presenta risultati migliori rispetto a quella Press (valori medi del gap marginale: 55,65 micron).

Nonostante ciò, é possibile evidenziare come vi siano delle problematiche di base in questi studi:

1) Il numero di campioni utilizzati è esiguo per poter stabilire il range di valori di accettabilità dei gap marginali.

2) La valutazione dei microgap avvenuta attraverso l'utilizzo di micro-CT invece di microscopi ottici o elettronici, presenta un più elevato margine di errore, in quanto le micro-CT hanno un minor grado di discriminazione dell'immagine rispetto ai microscopi.

3) Gli studi che hanno utilizzato lo scanner per valutare i microgap presentano anche questi dei margini di errore, in quanto la curva di apprendimento di ogni operatore è diversa tra i vari individui.

4) Il sistema Cerec 3D e il sistema Everest 3D utilizzano diversi tipi di software e di fresatori. Secondo lo studio di Hamza et al. le corone prodotte con il sistema Everest CAD garantiscono un minor gap rispetto a quelle del Cerec InLab, anche se il numero di misurazioni eseguite non è idoneo per stabilire un risultato adeguato.

5) Gli articoli presi in considerazione sono in un periodo compreso tra il 2012 e il 2014. Invece, negli ultimi anni sono stati sviluppati software migliori per le metodiche CAD/CAM, garantendo la produzione di manufatti con caratteristiche più performanti.

6) Mettendo a confronto i risultati delle due categorie, i valori discostano di poco. Di conseguenza non vi è una differenza statisticamente significativa tra le due tipologie di metodiche. Per tutti i motivi sopra elencati, è possibile concludere come l'utilizzo di restauri in disilicato di litio prodotti con metodica tradizionale o con metodica CAD/CAM presentino performance pressoché sovrapponibili, per gli studi condotti fino al 2014.

A cura di: Simona Chirico, odontoiatra libero professionista

 
 

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