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18 Luglio 2017

Maryland bridges in composito rinforzato con fibre ed elemento in ceramica. Caso clinico a 10 anni

di Andrea Savi, Marco Tamani, Aldo Crescini, Oliviero Turillazzi


Con la corretta indicazione e scelta del paziente i Maryland bridges(MB) realizzati con compositi rinforzati in fibra (Fiber-Reinforced Composites, FRC) ed elemento in ceramica possono essere una soluzione estetica e funzionale duratura come viene evidenziato nel lavoro di A.Savi et al (Dental Cadmos 5/2015).

La tecnica descritta non comporta invasività biologica, è completamente reversibile e può rappresentare un'alternativa in situazioni dove altre terapie implicherebbero un rischio estetico elevato o costi biologici eccessivi. Si tratta inoltre di un intervento che non preclude nessuna altra terapia futura.

Il caso presentato è stato seguito per 10 anni durante i quali ha mantenuto una adeguata funzione ed estetica. La tecnica illustrata viene proposta come soluzione terapeutica alternativa all'implantologia nelle condizioni in cui questa risulti sconveniente

Caso clinico

Una paziente di 24 anni presenta un problema a carico dell'elemento 2.1.

La visita odontoiatrica evidenzia rapporti occlusali di prima classe, nessuna perdita di tessuto osseo, presenza di un biotipo parodontale sottile e festonato con recessioni iniziali di 1mm a carico dei canini superiori e premolari inferiori

All'esame clinico e radiografico (fig. 1a-c) risulta un riassorbimento invasivo cervicale a carico dell'incisivo centrale superiore sinistro già trattato endodonticamente.

L'entità del riassorbimento radicolare al di sotto della cresta ossea, con uno sfavorevole rapporto corona-radice, non consente il recupero dell'elemento 2.1. Considerando che l'integrità degli elementi dentari adiacenti all'elemento limitano l'indicazione a una protesi tradizionale e che la paziente ha altissime aspettative estetiche, si opta per un Maryland bridge realizzato con compositi rinforzati con fibra e l'elemento intermedio viene programmato in ceramica feldspatica.

Sintesi delle fasi di trattamento:

  • estrazione dell'elemento 2.1(fig. 2a,b);
  • inserimento di osso autologo-eterologo nell'alveolo e innesto di connettivo (fig.3 a,b);
  • nella fase di guarigione viene utilizzato un apparecchio rimovibile per 4 settimane poi sostituito da un MB per i mesi successivi;
  • a sei mesi dal primo intervento la sella edentula evidenzia un difetto di volume in direzione vestibolo-palatina (fig.4 a ), per la correzione del deficit viene eseguito un nuovo innesto di tessuto connettivo (fig. 4b);
  • a sei mesi dal secondo intervento la sella edentula presenta profili e volumi adeguati alla finalizzazione (fig. 5 a,b);
  • il condizionamento gengivale della sella edentula avviene con un apparecchio rimovibile e la forma del contorno gengivale viene registrata con una mascherina di posizione dell¡¯elemento intermedio (fig. 6a);
  • nel Maryland definitivo l¡¯elemento da sostituire viene realizzato in ceramica feldspatica (fig. 6b), scavato nella sua porzione palatina per consentire l¡¯alloggiamento delle fibre di vetro e del composito di rivestimento (fig.7 a,b);
  • realizzazione delle ¡°ali¡± di supporto del MB e cementazione del ponte in fibre ultimato (7 c-d);
  • la paziente viene congedata con richiami periodici per controlli occlusali e di igiene orale (fig.8 a,b);
  • dopo un follow up di 10 anni il manufatto continua a soddisfare le esigenze estetiche della paziente mantenendo anche un ripristino funzionale (fig.9 a-c).

Nel caso presentato le caratteristiche legate all'anatomia dentale, al tessuto parodontale e al tipo di sorriso costituiscono un elevato rischio di tipo estetico per qualsiasi terapia riabilitativa e specialmente per una terapia implantare. Nella riabilitazione delle mono-edentulie del settore anteriore il vantaggio fondamentale dei MB risiede nel carattere estremamente conservativo di questa soluzione terapeutica. L'ottima adesione del composito ai tessuti dentari e al cemento di fissaggio consente infatti di realizzare ali di supporto più sottili, più estetiche e che richiedono una più semplice e minore o assente preparazione dei denti pilastro.

  • Fig 1: Caso iniziale, visione frontale

  • Fig 1: Caso iniziale, visione palatale

  • Fig 1: Caso iniziale, radiografia con evidente il riassorbimento radicolare

  • Fig 2: Avulsione dell’elemento e ispezione dell’alveolo

  • Fig 3: Inserimento di osso autologo-eterologo nell’alveolo

  • Fig 3: Innesto di connettivo

  • Fig 4: Maryland provvisorio con elemento in composito per la fase di guarigione e deficit tridimensionale residuato a 6 mesi corretto con secondo intervento di innesto di connettivo

  • Fig 4: Deficit tridimensionale residuato a 6 mesi corretto con secondo intervento di innesto di connettivo

  • Fig 5: Guarigione a sei mesi dal secondo intervento

  • Fig 6: Dima in composito per fissare la posizione dell’elemento provvisorio mobile utilizzato per realizzare l’elemento in ceramica

  • Fig. 7: Fibre di vetro da inserire nell’elemento in ceramica

  • Fig. 7: Fibre di vetro da inserire nell’elemento in ceramica

  • Fig. 7: Ponte in fibre ultimato

  • Fig. 7: Ponte in fibre ultimato e cementato

  • Fig 8: Visione frontale del caso finito

  • Fig 8: Visione palatale del caso finito

  • Fig 9: Controllo intraorale a 10 anni

  • Fig 9: Controllo intraorale a 10 anni

Sintesi a cura della redazione del lavoro originale pubblicato sul numero di maggio di Dental Cadmos 2015, consultabile a questo link.

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