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04 Aprile 2019

Impronte per la realizzazione di protesi totali mobili. Due tecniche a confronto

di Lara Figini


La prevalenza di edentulismo tra gli anziani di età ≥65 anni fortunatamente sta diminuendo in gran parte del mondo industrializzato, mentre è in aumento nei paesi in via di sviluppo.

Le prestazioni masticatorie negli individui edentuli sono ovviamente scarse rispetto a quelle dei soggetti con dentizione completa, in quanto gli edentuli hanno difficoltà nel masticare un certo numero di alimenti come frutta e verdura cruda e altri di consistenza dura.

Questo può predisporre a malattie come obesità, diabete, patologie cardiovascolari e alcuni tumori. Bisogna anche tenere conto che l’assunzione inadeguata di certi alimenti è associata a perdita di peso e, quindi, a fragilità.

La riabilitazione tradizionale di soggetti edentuli prevede la realizzazione di protesi mobili la cui fabbricazione comprende diverse fasi. A causa dei tanti passaggi e dei tempi lunghi di realizzazione molti professionisti richiedono di semplificare la procedura di impronta riportandola a un’impronta definitiva in alginato in un’unica fase.

La tecnica di impronta canonica a più fasi prevede, invece, due impronte dentali, la prima in alginato per la costruzione del porta-impronta individuale bordato con cui prendere, successivamente, l’impronta definitiva in silicone.

Tipologia di ricerca e modalità di analisi
In uno studio controllato randomizzato incrociato su pazienti edentuli che richiedevano protesi totali maxillo-mandibolari, pubblicato sul Journal of Dentistry di aprile 2019, gli autori hanno voluto confrontare il sistema di impronte semplificato rispetto al sistema tradizionale in base alle prestazioni masticatorie ottenute con la realizzazione di nuove protesi totali.

Due i metodi di impronta a confronto:

  • metodo convenzionale (C) che prevede la realizzazione di un cucchiaio individuale bordato, con cui rilevare l’impronta di precisione in silicone;
  • metodo semplificato (S) che prevede l’utilizzo di un cucchiaio preformato con cui rilevare l’impronta in alginato.

I partecipanti sono stati divisi casualmente tra i due gruppi. Le prestazioni masticatorie sono state valutate in base alla miscelazione di un chewing-gum a colori alterabili (capacità di miscelazione).

La forza occlusale massima, le aree di contatto occlusale e la capacità percettiva percepita sono state valutate per ciascun gruppo.

Risultati
27 pazienti sono stati sottoposti a randomizzazione e 24 hanno completato il trial. Per quanto riguarda le aree di contatto occlusale, il metodo convenzionale ha mostrato un’area significativamente più ampia rispetto al metodo semplificato.

Non sono state osservate differenze significative tra i due metodi in merito a capacità di miscelazione, massima forza occlusale e capacità di masticazione percepita.

Conclusioni
Dai dati emersi da questo studio, che devono trovare conferma con altri lavori analoghi, si può concludere che le protesi complete fabbricate con il metodo convenzionale garantiscono un’area di contatto occlusale significativamente più ampia di quelle realizzate con il metodo semplificato.

Implicazioni cliniche
Ridurre tempi tecnici e semplificare le fasi di impronta nella realizzazione di protesi totali mobili porta alla realizzazione di protesi con un’area di contatto occlusale ridotta, e quindi una masticazione meno efficiente rispetto a quella che si avrebbe con le protesi mobili realizzate con la tecnica convenzionale.

Inoltre, la tecnica convenzionale permette all’odontoiatra di apportare un minor numero di “aggiustamenti” alla poltrona post-inserimento rispetto al metodo semplificato, e potenzialmente ciò contribuisce a una migliore stabilità delle nuove protesi.

Per approfondire

Komagamine Y, Kanazawa M, Sato Y, Iwaki M, Jo A, Minakuchi S. Masticatory performance of different impression methods for complete denture fabrication: a randomized controlled trial. J Dent 2019 Apr;83:7-11.

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