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09 Aprile 2019

Utilizzo dello scanner intraorale per riabilitazione protesica full-arch. Caso premiato

di Arcuri L, Ranaldi R, Lio F, Lorenzi C, Barlattani A Jr, Barlattani A 

da Sx: Presidente ANDi Roma Sabrina Santaniello; Lorenzo Arcurida Sx: Presidente ANDi Roma Sabrina Santaniello; Lorenzo Arcuri

Nonostante il crescente interesse per le tecnologie digitali, le tecniche analogiche di presa dell’impronta in protesi fissa su denti naturali risultano largamente diffuse e ampiamente affidabili.

Tuttavia, queste si dimostrano ancorate ad alcune problematiche insite nelle caratteristiche stesse dei materiali, come la contrazione o la separazione del materiale stesso dal cucchiaio e la sua deformazione, che aumentano il rischio di imprecisione.

Per minimizzare dunque gli errori della presa di impronta analogica e per superare in più i problemi legati ai fenomeni di contrazione ed espansione igroscopica del gesso da colata, la fase di acquisizione dati dei sistemi CAD/CAM (computer-aided design/computer-aided manufacturing) negli ultimi decenni ha registrato la tendenza e la crescente attenzione verso l’utilizzo di sistemi di scannerizzazione intraorale.

Tutti gli scanner intraorali (IOS) funzionano grazie a tecnologie ottiche senza contatto con l’oggetto studiato; tuttavia, l’impronta ottica su dente naturale non può prescindere dalla gestione dei tessuti molli e l’eliminazione dei liquidi orali (sangue, saliva, fluido crevicolare) esattamente come accade per l’impronta tradizionale.

Il principale limite degli IOS è dato dalla mancanza della vis-a-tergo che permette al materiale da impronta di poter penetrare in spazi ridotti quali, ad esempio, il solco gengivale per la lettura del margine di fine preparazione o dell’oltrepreparazione. I vantaggi, di contro, sono associati alla riduzione dei potenziali errori dell’impronta tradizionale, che sono in particolare rappresentati dalla presenza di vuoti o bolle in prossimità delle sopracitate zone critiche dell’impronta e dall’instabilità dimensionale dei materiali da impronta e del gesso che possono comportare distorsione del flusso di informazioni fino alla realizzazione del manufatto protesico. Inoltre, il discomfort per conati di vomito, dolore e sapore non gradevole del materiale da impronta rappresentano altri fattori favorenti la diffusione delle tecniche di impronta digitali, le quali aumentano dunque la compliance del paziente.

L’obiettivo dello studio che proponiamo è quello di presentare un caso clinico con utilizzo dello scanner intraorale per una riabilitazione protesica di tipo full-arch nell’arcata mascellare su elementi preparati con spalla chamfer bisellata con frese calibrate.


Caso clinico
Una paziente donna di 55 anni si presenta all’osservazione con un restauro full-arch provvisorio dell’arcata mascellare superiore e richiesta di ottimizzazione estetica del caso. Dopo la rimozione del suddetto restauro viene perfezionata la preparazione dei monconi protesici con un margine di finitura a chamfer con bisello controllato. Ultimate le preparazioni viene consegnato un nuovo restauro provvisorio, previa ribasatura, al fine di guidare la maturazione dei tessuti.

In un secondo tempo viene rilevata l’impronta dei monconi, dell’antagonista e il morso del paziente tramite IOS (Trios3, 3Shape A/S, Copenhagen, Danimarca) secondo metodica di scansione suggerita dal produttore. Per prima cosa è stata scansionata la superficie occluso-palatale con un angolo approssimativo di 45°, al fine di aumentare la superficie rilevata durante la prima acquisizione. Un movimento ondulatorio è stato effettuato nella zona anteriore per evitare sdoppiamenti nel volume rendering. Successivamente, l’aspetto buccale è stato scansionato così come qualsiasi altra superficie mancante.

I restauri definitivi, costituiti da struttura in zirconio progettata con software CAD e ceramica stratificata su modelli 3d-printed (odt. Celestino Donati e Tommaso Minelli), sono stati prodotti come ponti nei settori latero-posteriori e corone singole nel sestante anteriore e cementati in ultima seduta con cemento vetroionomerico (Ketac, 3M, Maplewood, Minnesota, USA).

La maturazione dei tessuti e la loro stabilità è verificata a 1 di follow-up dalla cementazione: non sono state registrate complicanze biologiche e meccaniche. Il protocollo di impronta digitale, analizzato in questo caso clinico, ha portato a una risultante clinica valida da un punto di vista estetico e di salute dei tessuti parodontali, il tutto associato ad assenza di complicanze intra e post-operatorie.

Non di minore importanza è la riduzione in termini di tempo, associata non solo alla fase di rilevamento ottico dell’impronta, ma ancor più̀ all’intero flusso di lavoro digitale che consente una celere e dinamica comunicazione all’interno del team odontoiatrico.

Al lavoro è stata assegnata la Borsa di Studio ANDI Roma Giovani “Per Andrea” 2019 come miglior elaborato della sessione poster del congresso ANDI Roma Giovani.

Fig. 1: Situazione clinica preoperatoria

Fig. 2: preparazione monconi

 
 

Fig. 3: adattamento provvisorio

Fig. 4: dettaglio preparazioni

Fig. 5: dettaglio scansione intraorale 

 
 

Fig. 6: scansione intraorale completa

Fig. 7. caso finalizzato ad un anno di follow-up

 
 

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