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30 Marzo 2012

Invenduto

di Giovanni Lodi


In un contesto clinico, dire la verità può essere molto difficile, in particolare se si devono comunicare cattive notizie. Lo sostiene un editoriale di Lancet di pochi mesi fa, partendo dal punto di vista dell'oncologo, il medico che più spesso di altri colleghi affronta con il paziente conversazioni impegnative per entrambi, come quelle sulla morte o sull'utilità delle cure palliative. Conversazioni impegnative ma irrinunciabili: oggi, infatti, il coinvolgimento del paziente in tutte le decisioni cliniche è momento essenziale della pratica medica. A meno di non voler fare la fine della chirurga cinese accoltellata da un paziente oncologico, deluso dai risultati delle cure.
Spesso, però, il medico è impreparato, perché nessuno gli ha insegnato a gestire una situazione tanto coinvolgente dal punto di vista emotivo, che richiede uguali capacità di empatia e autorevolezza. E forse perché neppure conosce l'esistenza di tecniche specifiche per la comunicazione medica, che come qualsiasi competenza clinica hanno una curva di apprendimento e non dipendono dal carattere più o meno estroverso della persona sotto il camice.

E l'odontoiatra? Che cosa c'entra con le brutte notizie e le competenze nella comunicazione?
C'entra perché anche noi diamo brutte notizie, talvolta senza esserne troppo consapevoli: la necessità di estrazioni, il ricorso a una soluzione protesica di tipo mobile o, per un odontofobico, la stessa necessità di cure, perfino le più semplici. O la discussione di un preventivo che - mi scuserete il paragone apparentemente irrispettoso - ha tratti in comune con quella su una cura palliativa (ne varrà la pena? i benefici che avrò dal trattamento saranno proporzionali ai costi?). E come spiegare al paziente quello strumento che si è rotto nel canale?
C'entra perché la ricerca ci insegna che una comunicazione efficace è la migliore assicurazione contro i contenziosi medico-legali. E c'entra perché è stato dimostrato che la buona comunicazione è un fattore essenziale per la soddisfazione e la fidelizzazione del paziente, aspetto da non trascurare in tempi di concorrenza selvaggia.
Nel secolo appena trascorso, era il 1999, il gruppo di colleghi con cui lavoro scrisse un libro dal titolo Comunicazione e counselling in odontoiatria. Come parlare al proprio paziente. Credo ne siano state vendute complessivamente una dozzina di copie.

Buona lettura.



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