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30 Settembre 2007

Strumenti per lo scaling: un confronto

di Debora Bellinzani


Uno strumento per lo scaling dovrebbe avere non solo la forma più adatta per trattare il paziente, ma anche quella maggiormente ergonomica per facilitare il lavoro dell’odontoiatra e dell’igienista dentale: per scoprire quale sia la sagoma più consona, un gruppo di ricercatori statunitensi ha preso in esame diversi strumenti e li ha messi a confronto tra loro. I risultati della ricerca hanno stabilito che gli strumenti con un’impugnatura arrotondata e affusolata e 10 millimetri di diametro nel punto più largo dell’impugnatura non solo facilitano il lavoro, ma preservano anche la salute dell’odontoiatra.

“L’alta frequenza tra gli odontoiatri di disturbi muscolo-scheletrici riguardanti gli arti superiori ci ha spinti a svolgere uno studio sugli strumenti che servono per lo scaling, ossia per uno dei compiti che richiedono a mano e braccio un notevole sforzo fisico protratto per un tempo relativamente lungo” descrive David Rempel, ricercatore presso il dipartimento di medicina della University of California di San Francisco, negli Stati Uniti. “Una ricerca dell’American Dental Association di qualche anno fa ha dimostrato che i disturbi muscolo-scheletrici in generale e la sindrome del tunnel carpale in particolare sono tra le patologie più diffuse tra odontoiatri e igienisti dentali. Lo studio, che è stato finanziato dal National Institute for Occupational Safety and Health statunitense e pubblicato dalla rivista scientifica “Applied Ergonomics”, ha dunque preso in esame otto strumenti per lo scaling con impugnatura arrotondata o esagonale, diametro costante o forma affusolata (ossia con diametro maggiore al centro rispetto alle estremità) e diametro di 7 oppure 10 millimetri. “I dati emersi da questi esperimenti dimostrano che l’utensile rotondo, con forma affusolata e un diametro massimo di 10 millimetri necessita di una forza e di una tensione muscolare minori per effettuare i movimenti necessari al trattamento di scaling”, dice il ricercatore.

Secondo gli autori i risultati di questo e di studi simili possono portare i professionisti a una scelta più consapevole degli strumenti di lavoro. “Se si pensa che è stato calcolato che la forza media necessaria per eseguire un trattamento di scaling corrisponde all’11-20 per cento della forza pressoria massima che la mano può esercitare, si capisce quanto ogni piccolo miglioramento degli strumenti e delle condizioni di lavoro possa risultare importante.”

GdO 2007; 13

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