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15 Luglio 2016

Il 10% dei dentisti neo laureati in Europa non ha eseguito cure su pazienti. EDSA: necessario dare una formazione clinica ai futuri dentisti


I dati ufficiali saranno resi pubblici solo tra qualche mese quando l'EDSA (European Dental Students' Association) pubblicherà un lavoro scientifico sull'indagine condotta sulla formazione clinica sui pazienti nella Università di tutta Europa, ma quanto anticipato conferma lacune nella formazione dei futuri dentisti.

Stando ai primi e stringati dati resi pubblici dall'EDSA, il 10% dei laureati in odontoiatria nel 2015 ed i laureandi del 2016 nel loro percorso di studio non hanno mai eseguito procedure cliniche sui pazienti.

E questo, evidenza l'EDSA, in contraddizione con quanto prevede la Direttiva CE 2005/36 relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali.

Per effettuare la ricerca, nella primavera 2016, EDSA ha inviato agli studenti delle Università europee sede di corso di laurea in odontoiatria un questionario con 53 domande riguardante la formazione ricevuta (qualità della struttura e formazione, attrezzature) nonché la capacità di eseguire autonomamente 34 prestazioni odontoiatriche cliniche. Il questionario era tradotto in inglese, francese, tedesco, italiano, portoghese, rumeno, spagnolo, circa mille le risposte ottenute.

EDSA ritiene che vi sia una forte necessità di un'armonizzazione nel percorso formativo dei futuri dentisti europei in particolare per quanto riguarda la formazione clinica sui pazienti. Proprio su questo argomento, l'Assemblea Generale dell'EDSA prevista nel mese di agosto, voterà una mozione.

"Il lavoro condotto dall'Associazione europea riconferma come l'impegno che AISO ha profuso negli ultimi anni per quanto riguarda la formazione universitaria non è stato vano", commenta ad Odontoaitria33 Victor Palumbo presidente AISO (nella foto).

"Con l'istituzione della tavola rotonda in occasione dell'ultima Assemblea Nazionale AISO lo scorso aprile sono stati coinvolti i massimi esponenti della scena europea in questo ambito, cooperare per avere una visione più ampia della situazione non può che essere positivo e permetterà di pianificare strategie comuni atte ad innalzare il livello già eccellente di alcune sedi italiane, ma soprattutto ad aiutare quelle che purtroppo ad oggi non riescono a formare a pieno coloro che saranno il futuro della nostra professione".

 
 

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