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22 Settembre 2026

La salute orale tra i possibili alleati della prevenzione dell’Alzheimer

Tra i fattori modificabili che potrebbero contribuire alla prevenzione anche la salute orale: cosa dice oggi la ricerca


Anziano sedia rotelle

In occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer, celebrata ieri 21 settembre, l’attenzione della comunità scientifica si concentra non solo sui progressi della neurologia, ma anche sui fattori modificabili che potrebbero contribuire alla prevenzione del declino cognitivo. Tra questi, negli ultimi anni, è emersa con crescente forza la salute orale. Studi epidemiologici, revisioni sistematiche e documenti di società scientifiche suggeriscono infatti che la parodontite e la perdita dentale potrebbero essere associate a un aumento del rischio di deterioramento cognitivo e demenza.

Secondo il Ministero della Salute, in Italia convivono con una forma di demenza circa 1,2 milioni di persone, oltre la metà delle quali affette da malattia di Alzheimer. La prevenzione dei fattori di rischio modificabili rappresenta oggi una delle principali strategie di salute pubblica.

Il legame tra bocca e cervello

La relazione tra salute orale e Alzheimer non è ancora considerata causale, ma le evidenze accumulate negli ultimi anni sono sufficienti per attirare l'attenzione di odontoiatri e igienisti dentali. L’American Dental Association (ADA) sottolinea come esista un rapporto sempre più studiato tra malattia parodontale, infiammazione sistemica, microbioma orale e condizioni neurodegenerative, pur ricordando che la dimostrazione definitiva di un rapporto causa-effetto richiede ulteriori ricerche.

Come ricorda l'ADA: Oral health is integral to general health ("La salute orale è parte integrante della salute generale"), un principio che oggi trova applicazione anche nell'ambito delle malattie neurodegenerative. 

Il ruolo della parodontite

La SIdP - Società Italiana di Parodontologia e Implantologia evidenzia che Alzheimer e parodontite condividono diversi meccanismi biologici, tra cui l'infiammazione cronica e l'attivazione della risposta immunitaria. Secondo SIdP, alcuni studi hanno osservato che i pazienti con parodontite mostrano un declino cognitivo più rapido e una maggiore frequenza di deterioramento delle funzioni neurologiche.  

In particolare, l'infiammazione parodontale può determinare il rilascio nel circolo sanguigno di mediatori pro-infiammatori capaci di raggiungere anche il sistema nervoso centrale. Parallelamente, alcuni batteri parodontopatogeni sono stati individuati nel tessuto cerebrale di pazienti affetti da Alzheimer, rafforzando l'ipotesi di un collegamento biologico tra le due condizioni.  

Come sottolinea la SIdP: La correlazione può essere spiegata dalla liberazione nel circolo sanguigno di mediatori pro-infiammatori e dalla diffusione di specie batteriche parodontopatogene.

Cosa dice la letteratura scientifica più recente

La ricerca più recente conferma l'esistenza di un'associazione statistica significativa tra malattie parodontali e declino cognitivo. Una revisione sistematica con metanalisi pubblicata nel 2026 sul Journal of Periodontal Research ha analizzato 59 studi di coorte, concludendo che parodontite, infiammazione gengivale e perdita dentale sono associate a un aumento del rischio di deterioramento cognitivo e demenza. 

Un'ulteriore umbrella review pubblicata nel 2026 ha evidenziato che i soggetti affetti da parodontite presentano un rischio maggiore di sviluppare lieve compromissione cognitiva, malattia di Alzheimer e demenza rispetto alla popolazione senza patologia parodontale. Gli autori hanno comunque precisato che la qualità complessiva delle evidenze disponibili rimane ancora moderata o bassa e richiede ulteriori conferme. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13471809/ Già nel 2017 uno studio di popolazione condotto a Taiwan aveva documentato un aumento del rischio di demenza nei pazienti con parodontite, suggerendo che il controllo delle infezioni parodontali potrebbe rappresentare un fattore preventivo modificabile. 

Dall'Alzheimer alla bocca: una relazione a doppio senso

La relazione, tuttavia, sembra essere bidirezionale. Se da un lato una cattiva salute orale potrebbe favorire processi infiammatori coinvolti nel declino cognitivo, dall'altro il progredire dell'Alzheimer rende sempre più difficile mantenere un'adeguata igiene orale domiciliare. La perdita di memoria, il deterioramento delle capacità motorie e la riduzione dell'autonomia aumentano infatti il rischio di carie, infezioni, candidosi, perdita dentale e problematiche protesiche. 

L'Alzheimer's Association ricorda che una corretta assistenza orale nei pazienti con demenza è fondamentale per prevenire dolore, difficoltà alimentari e complicanze infettive che possono compromettere ulteriormente la qualità di vita.

Un nuovo compito per dentisti e igienisti dentali

Le attuali evidenze non consentono di affermare che curare la parodontite prevenga l'Alzheimer. Tuttavia, la crescente mole di dati suggerisce che la salute orale debba essere considerata parte integrante delle strategie di prevenzione dell'invecchiamento patologico. Per dentisti e igienisti dentali questo significa assumere un ruolo ancora più centrale nell'intercettare precocemente la malattia parodontale, ridurre il carico infiammatorio cronico e promuovere programmi personalizzati di prevenzione e mantenimento, soprattutto nella popolazione anziana.

Come osserva la American Dental Association, il cervello e la bocca sono sempre meno considerati sistemi separati e sempre più parti di un unico ecosistema biologico.  


 
 

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