Dal rapporto tra diabete e parodontite al ruolo delle tecnologie digitali, il presidente e CEO di Curasept indica le sfide per l’odontoiatria: più prevenzione e collaborazione tra specialisti
L’odontoiatra può contribuire a riconoscere segnali di patologie che vanno oltre la salute dei denti e delle gengive, dalle carenze nutrizionali alla celiachia, fino alle lesioni precancerose e ai tumori del cavo orale. È anche da questa capacità di intercettare precocemente alcuni segnali che passa una maggiore integrazione tra salute orale e salute generale, insieme a percorsi di prevenzione e collaborazione tra specialisti. È il tema su cui si sofferma Stefano Giovannardi, presidente e CEO di Curasept S.p.A., a Odontoiatria33, guardando alle prospettive dell’odontoiatria per i prossimi anni. «La salute orale va considerata in relazione allo stato di salute dell’intero organismo», sottolinea, richiamando l’attenzione sul legame tra patologie orali e condizioni sistemiche, come diabete e malattie cardiovascolari. Per Giovannardi, il passaggio da una visione della salute orale legata soprattutto all’apparato masticatorio a una prospettiva più ampia richiede un cambiamento nell’organizzazione dei percorsi di cura. L’odontoiatra, infatti, non dovrebbe limitarsi a individuare e trattare le patologie del cavo orale, ma contribuire al riconoscimento di segnali che possono riguardare anche altri ambiti clinici. «L’odontoiatra deve essere un po’ il punto di incontro tra le patologie orali e numerosissime patologie che colpiscono altri organi», afferma, sottolineando la necessità di coordinare gli interventi dei diversi specialisti. Un esempio è il rapporto tra diabete e parodontite, che secondo Giovannardi rende particolarmente evidente l’importanza di una presa in carico integrata. «Un diabetologo e un odontoiatra devono collaborare insieme, perché si può ridurre l’aggressività della malattia», spiega. «Se si lavora sul diabete, sul controllo della glicemia, e non si lavora sul controllo della parodontite, si corre il rischio di non risolvere la problematica». Il problema, osserva, è anche organizzativo: non sempre le informazioni raccolte durante la visita odontoiatrica vengono integrate con quelle degli altri specialisti, né il percorso del paziente viene seguito in modo coordinato. «Oggi ci sono ancora troppe barriere che dobbiamo abbattere», afferma. L’obiettivo è favorire protocolli di collaborazione che permettano ai professionisti di confrontarsi e di intervenire in modo complementare.
È proprio per promuovere questo dialogo che Curasept ha organizzato a giugno il Congresso internazionale della salute orale (CISO). L’iniziativa, che ha coinvolto rappresentanti della comunità scientifica e diverse società scientifiche, è stata anche l’occasione per sottoscrivere il Manifesto della salute orale, con l’obiettivo di sostenere una maggiore integrazione della prevenzione orale nelle strategie di salute pubblica e nei percorsi di cura. «Abbiamo voluto uscire dal guscio in cui siamo, quello dell’odontoiatria, per aprirci anche a tutte le altre professioni», racconta Giovannardi. Il CISO, nelle intenzioni del presidente di Curasept, non deve restare un appuntamento isolato, ma diventare un’occasione periodica per verificare i progressi nella collaborazione tra discipline. «Sarà una sorta di confronto itinerante e continuativo, con un prossimo appuntamento nel 2027 e poi ogni anno. Faremo con tutti gli specialisti e con tutte le professioni sanitarie un punto della situazione sullo stato dell’arte della collaborazione fra questi clinici, che devono parlare e interagire fra loro». L’attività di sensibilizzazione, aggiunge, si estenderà anche al di fuori dei congressi odontoiatrici, coinvolgendo altre specialità, a partire dalla diabetologia. «Il nostro obiettivo è sensibilizzare tutte le professioni sanitarie e farle interagire per il benessere del paziente». Una direzione che si collega anche al tema della prevenzione, al centro del Manifesto presentato al congresso. Nel comunicato diffuso dopo l’iniziativa, Giovannardi ha ribadito che «la salute orale non è un tema marginale né separato dal resto della salute: incide sulla prevenzione, sulla gestione delle cronicità e sulla sostenibilità del Servizio sanitario».
Un altro cambiamento atteso riguarda il rapporto dei pazienti con la prevenzione. «Ci sarà un radicale spostamento verso la prevenzione», afferma Giovannardi. «Cresce già fin da ora la consapevolezza dei pazienti, che si rivolgono all’odontoiatra con cadenza più regolare per controlli periodici e sedute di igiene orale». Una tendenza che, secondo il manager, dovrà essere accompagnata da una maggiore sistematicità degli interventi preventivi e da una più ampia diffusione dell’educazione alla salute orale. Accanto alla prevenzione, l’odontoiatria sarà sempre più influenzata dalle tecnologie digitali e dall’intelligenza artificiale. «I prossimi anni porteranno sicuramente una profonda trasformazione nell’ambito della salute orale, guidata da una prevenzione avanzata, dalle tecnologie digitali e soprattutto da una maggiore integrazione tra la salute orale e quella generale», spiega Giovannardi. Le trasformazioni tecnologiche e cliniche cambieranno anche le aspettative dei professionisti nei confronti delle aziende. «Il rapporto tra il professionista, quindi l’odontoiatra, e l’industria subirà inevitabilmente una trasformazione molto profonda», prevede Giovannardi. «L’odontoiatra non chiederà solo prodotti o attrezzature innovative, ma esigerà dei veri e propri ecosistemi digitali integrati, soluzioni guidate soprattutto dall’intelligenza artificiale e protocolli orientati alla sostenibilità clinica». Per le aziende, questo significa confrontarsi con esigenze che vanno oltre il singolo prodotto. «Ci chiederà dei veri e propri protocolli innovativi capaci di sostenere, da un punto di vista clinico, tutte le terapie e di integrarsi con i nuovi orientamenti dello studio odontoiatrico, sempre più orientato verso una prevenzione sistematica», conclude.
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